Il dialetto barese è Bari: la sua storia, la sua anima, la ragione stessa dell'essere suo.  ( Armando  Perotti )               * * *               Non si creda che i dialetti siano destinati a sparire, se mai si moltiplicheranno, pur tenendosi stretti alla lingua  " scritta  "  di Dante.  (Francesco Babudri)               * * *               Il dialetto è l’anima del popolo, la parte meno obliabile, non l’orpello o l’ignoranza come alcuni credono.  (Pasquale Sorrenti)               * * *               Non si può avere piena intelligenza della Divina Commedia senza tenere l’occhio rivolto al dialetto.  (Abbate Giuliani)               * * *              Il dialetto è un potente mezzo di comunicazione e ha diritto di cittadinanza nella scuola, e non solo a livello sperimentale. (Francesco Mininni)               * * *               Io credo che il poeta dialettale può e deve restare fedele al suo dialetto, se non lo fa, rischia di offrire ai suoi lettori, componimenti redatti o un dialetto annacquato o in un italiano adulterato.  (Oronzo Parlangeli)               * * *              Nella città di Bari, sono ancora in molti che identificano il dialetto con la povertà o come marchio di appartenenza agli strati più umili, gretti e ignoranti della società, al contrario di quanto avviene in altre città dove l’uso del dialetto è vezzo, sciccheria e ostentazione. (Alfredo Giovine)               * * *            I dialetti sono specchi più fedeli, più spontanei, forse anche primigenii dell'interiore linguaggio che precede ogni fatto linguistico. (Pio XII)
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Gentile signor Mauro, ricambiamo con gioia...
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LA LèNGUA NOSTE: GRAMMATICA BARESE
Inserito il 26 maggio 2016 alle 08:46:00 da Gigi. IT - Accademia della Lingua Barese

LINGUA BARESE

Regole grammaticali da rispettare.

 

Da più di un decennio e più frequentemente da aprile a giugno, si notano varie Associazioni Culturali di Bari e provincia che organizzano «Concorsi Letterari» e in modo particolare si dà ampio spazio alla poesia italiana e a quella dialettale.

Per quanto concerne la poesia vernacolare barese sono in molti a concorrere sperando di arrivare tra i finalisti ed essere premiati con contributi in denaro (primo, secondo e terzo posto), coppe, targhe diplomi, trofei d’arte, libri, prodotti locali, ecc.

La domanda nasce spontanea.

Chi partecipa nella sezione vernacolare, rispetta le regole grammaticali per scrivere correttamente il barese?

La commissione che esamina gli elaborati e che emette il giudizio, oltre al contenuto e alle nozioni di metrica, è competente per giudicare l’ortografia barese?

La giuria è composta da cultori e studiosi anche della lingua barese e di demologia?

Solo se in un concorso di poesia dialettale vengono rispettate tutte le soprascritte regole, allora si può asserire che la poesia vernacolare e quindi anche quella barese, ha finalmente un posto d’onore nella letteratura nazionale delle lingue locali.

Nella presente pagina desidero, con l’ausilio dell’«Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine”», di cui faccio parte con

Rino Bizzarro (Direttore artistico de L’Eccezione - Cultura e Spettacolo di Puglia Teatro / Ideatore e Promotore sito web Pugliateatro.it);

Gianni Serena (Presidente del G.A.T. - Gruppo Artistico Teatrale di Bari-Palese);

Felice Giovine (Presidente Comitato Difesa Baresità / Direttore responsabile “U Corrìire de BBàre” / Ideatore e Promotore sito web Centrostudibaresi.it),

fornire qualche nozione di grammatica per scrivere correttamente il barese cominciando da un segno grafico che è una lettera straniera, utilizzata dai più, ma che non appartiene all’alfabeto italiano, latino e barese.

J: nu pestrìgghie pestregghiàte

 Articolo di Felice Giovine, pubblicato nel mensile «U Corrìire de BBàre», nel novembre 2011.

Nel tentativo di dare semplicità, uniformità e legittimità alla scrittura barese, adottando convenzionalmente l’alfabeto italiano, vi è chi ancora si ostina a prevedere e considerare lettera dell’alfabeto italiano il j (gei), che è invece un semplice segno grafico.

Alcuni altri alfabeti lo prevedono e la pronuncia varia a seconda della lingua.

Per esempio, per chi conosce qualche altra lingua, basterà pronunciare i francesi jamais e jean, gli inglesi jungle e june (che non è quello che qualcuno vorrebbe scrivere per il nostro ‘uno’), per notare già la differenza.

Il voler continuare ostinatamente a far sopravvivere come lettera, un semplice segno grafico, è tra le caratteristiche dell’atteggiamento tipico dell’italiano medio, di chi non vuole riconoscere il proprio errore, che, preso con le mani nella marmellata, è capace di dire che essa è addirittura… ‘cacca’, pur di non ammettere il proprio errore. Questo l’italiano medio; quando poi, si arriva al tipo meridionale e al barese sopra a tutti, allora il discorso si fa veramente arduo. Un atteggiamento-tipo del barese è quello “a sckattìgghie” (a dispetto), il suo motto è “am’a vedè ci s’av’a stangà prime tu a ffà fridde o iì a tremuà!” (voglio vedere che si stancherà prima tu a fare freddo o io a tremare).

Bari si scrive “BBare”, e ‘non so’ si scrive “non zò”, perché sono fonemi e fenomeni della nostra lingua e sono giustificati da regole grammaticali. E per conoscerli bisogna aprire i libri e studiare. Tutto si può imparare, è scritto tutto nei libri. Basta scorrerli, leggerli, certo bisogna capirli. Ma basta un poco di buona volontà.

Suggerimenti: Non “date a denza” a chi dice il contrario e per avvalorare la sua tesi cita esempi in francese e in inglese e mai un esempio in italiano. Prova ne è che jungla in italiano è giungla, jovanotti in italiano è giovanotti, jaluronico, jesi, jesolo, jonico, japigia, majella, esistono nella fantasia di alcuni… stralunati; esistono solo gli italiani corretti: ialuronico, iesi, iesolo, ionico, iapigia, maiella, ecc. Si arriva al paradosso che anche il posto di Polizia e dei Carabinieri di Scanzano Ionico riporta la scritta Scanzano Jonico, e “… ho detto tutto”, “decève u pringepe”.

Suggerimenti ai docenti di latino: avvertite i vostri alunni che nei libri di testo adottati, nell’alfabeto latino è prevista il j; jus, justitia, juvenilia, non esistono, ma, correttamente vanno scritti con la i e non la gei; idem per iuventus (e non juventus, e i dotti torinesi, sono avvertiti; ma come si dice… noblèsse oblige o meglio non c’è peggior sordo…!).

Ora, ci e vi chiediamo la consuetudine di un errore grammaticale può legittimare l’uso?

Attendiamo vostre riflessioni.

Redazione - Bari Don Dialetto.it


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BARI STORIA: Posa della Prima Pietra, Chiesa Russa 22-05-1913/2016
Inserito il 22 maggio 2016 alle 11:56:00 da Gigi. IT - STORIA

La Chiesa Russa di Bari

Posa della prima pietra

22 maggio 1913

 La conferma data dallo stesso rettore del patriarcato di Mosca a Bari, padre Vladimir Kuchùmov è:  «La Chiesa Russa, ufficialmente, passa ai russi». Lo storico passaggio è avvenuto in occasione della visita del presidente russo, Vladimir Putin, mercoledì 14 marzo 2007, nel capoluogo pugliese. Nel programma delle visite: Basilica di San Nicola, Castello Svevo, Prefettura, non poteva non essere inclusa la Chiesa Russa, nel cuore del rione Carrassi in Corso Benedetto Croce. Il Comune ha avuto come contropartita, dal governo italiano, la proprietà dell’intera aerea del «Campo Rossani».

La storia del monumento russo-ortodosso di San Nicola visitato con crescente frequenza da pellegrini e studiosi di tutto il mondo dimostra di essere sempre più un vivo polo d’attrazione (per i pellegrini russi ha sempre rappresentato il terzo luogo sacro dopo Roma e Gerusalemme). Purtroppo, la storia dell’originale complesso è conosciuta da pochi baresi. Nel presente articolo do un cenno a proposito della costruzione e delle vicissitudini che per centodue anni hanno contribuito, direttamente e indirettamente, ad un altro interessante periodo di storia locale.

 Animatore, di tale risveglio sia per interessi religiosi sia culturali fu l’ingegnere monsignor Igor Znatckowski, sovrintende al tempio con il grado di rettore. Nacque a Kiev, in Russia nel 1896, giunse a Bari nel 1965 per sostituire padre A. Kopetzky (1939-1964) e vi rimase fino alla fine di giugno 1980. Morì a Parigi, nell’ospedale di Saint Michel il 9 luglio 1980. Promosse e rilanciò il culto dei fedeli sparsi in tutto il mondo e che vedevano nella Chiesa Russa di Bari anche per la presenza nella nostra città delle reliquie di San Nicola, un autorevole punto di riferimento. A lui va il riconoscimento, insieme ai giovani di Azione Cattolica, con il sostegno finanziario del Comune, dei padri domenicani e dell’allora priore della Basilica, padre Leonardo Leonardi (Preòr 18-07-1920/Bari 18-07-1999), di ristrutturare la cupola e migliorare le strutture interne.

Il fiabesco gioiello architettonico stile Novgorod, con la caratteristica cupola «Iukoviza» (cipolla) coperta di tegole di ceramica verde e con globo crucifero dorato è il conseguente ripiego d’inefficaci tentativi fatti presso il Vaticano per portare in Russia le ossa di San Nicola. Si pensò perfino di dare carta bianca a un fidato ed energico granduca russo perché si portasse a Bari per tentare l’impossibile. Egli si presentò anche al Sindaco e, dopo un lungo colloquio infruttuoso, avanzò un’incredibile richiesta.

Pose sotto lo sguardo freddo di Giuseppe Signorile il blocchetto degli assegni ed esclamò come se implorasse una grazia: «Sono disposto a pagare qualunque somma. Scrivete la cifra che volete, ma consentitemi di portare in Russia le ossa di San Nicola».

Il primo cittadino barese invece di «sciogliersi» restò di ghiaccio. Ripresosi dallo sbalordimento e con un indulgente sorriso, rispose di slancio: «“Ma sit’assute matte?”» (Vi rendete conto di quello che avete detto?). I russi però, non disarmarono e stabilirono di costruire a Bari un tempio con annesso ospizio per pellegrini, affidandone la realizzazione alla «Società Imperiale Ortodossa di Palestina» con sede a Pietroburgo, che forte della protezione morale e finanziaria dello zar Nicola II acquistò un appezzamento di terreno di circa 14.000 metri quadrati in Via Carbonara il 30 luglio 1911.

Progettato dall’ing. Wsievolod Subbotin, il maestoso edificio fu concesso in appalto all’impresa barese dell’ing.  Matteo Ricco di Nicola

Il giovedì del 22 maggio 1913 (data non scelta a caso perché quel giorno, per il calendario  russo è il 9 maggio, mentre da noi si festeggiò il «Corpus Domini»), alle ore 17:30 si pose la prima pietra, presenti il principe russo Zevachov accompagnato da una delegazione russa: gli arcipreti Flerov e Fedotov, il segretario d’ambasciata Mjasoedov, il vice console Jur’ev; il sindaco di Bari Sabino Fiorese, l’intero consiglio comunale e rappresentanti del consiglio provinciale.

La chiesa fu consacrata il 24-12-1913 e il primo rettore fu nominato, nella primavera del 1914, Basilio Kulakov, mentre la struttura venne completata nel 1915, ma non sarà mai inaugurata, a causa della prima guerra mondiale e della rivoluzione russa nel 1917. Il complesso, poco più di 100 metri ed è largo una quindicina, comprese una raccolta chiesa dedicata a San Nicola, una settantina di locali, un bel giardino e lindi viali.  In seguito, l’immobile fu oggetto di una lunga e complessa vertenza giudiziaria, iniziatasi nel 1922.

Nel mezzo della disputa giudiziaria, nell’anno 1931 la chiesa fu data in fitto al Comune per adibire parte dei locali a una scuola materna «Vittorio Veneto» e l’istituto per l’infanzia «Michele Diana».

Dopo alterne vicissitudini durate più di tredici anni, la corte d’appello di Bari, con sentenza del 15 febbraio-26 marzo 1935, riconobbe la Società Russa di Palestina, unica proprietaria dell’immobile, nei confronti di un’altra istituzione russa. Seguirono difficili trattative e complessi accordi con le parti in dissidio, prima che il complesso divenisse definitivamente bene comunale il 3 luglio 1937. Gli accordi e gli impegni furono di mantenere, nella chiesa annessa, l’esercizio del culto ortodosso per mezzo di un sacerdote, di una suora e di un sacrestano.

Fin qui le notizie apprese dagli storici: Alfredo Giovine, padre Gerardo Cioffari e Vito Antonio Melchiorre.

Il 6 aprile 1973, un violento incendio distrusse il tetto dell’ala della Chiesa Russa che si affacciava sul giardino pubblico, causato da un cannello ossidrico durante i lavori di restauro. Come suaccennato, nonostante il colpo mancino, padre Igor, non si perse d’animo e riuscì a riparare i danni. Dopo la sua morte però, buona parte del complesso fu abbandonata dall’amministrazione civica e dalle istituzioni che vi avevano sede. Il 14 luglio 1987, stanchi di sentire solo promesse, il «Centro Studi per l’Educazione Permanente» (presidente Gino Apicella), sensibilizzò i cittadini del quartiere Carrassi per protestare contro un assurdo e inconcepibile degrado a un singolare monumento, unico esempio di architettura orientale, nell’Europa occidentale considerato patrimonio pubblico. Protestarono con un gran gesto culturale producendo un concerto sinfonico eseguito dall’orchestra dell’amministrazione provinciale diretta dal m° Enrico Mariani, insieme a una mostra di pittura. Una seconda e massiccia adesione di cittadini avvenne il 27 novembre dello stesso anno, davanti alla Chiesa Russa, con una fiaccolata protestando ancora una volta contro il pessimo degrado della Chiesa e i suoi giardini. 

Nell’aprile 1988 dopo anni di battaglie e d’incredibili lungaggini burocratiche iniziano i lavori di restauro solo per la Chiesa Russa ignorando i giardini. Nel febbraio 1989 si notano che i lavori di restauro riguardano solo per l’ex istituto «Diana» e della scuola materna «Vittorio Veneto». Per l’occasione, la circoscrizione Carrassi-San Pasquale in collaborazione con l’ADIRT (Associazione per la Difesa degli Insediamenti Rupestri e del Territorio) pubblicarono un libretto; una monografia sulla Chiesa Russa (testi del prof. Nino Lavermicocca e dell’arch. Davide Cusatelli, presentazione della prof. Teresa De Feo, presidente della VI Circoscrizione) per attirare l’attenzione sul tutto il complesso edilizio bisognoso di un profondo e urgente restauro, sia esterno, sia interno, e non solo in parte.

Dal 1989 fino al 1998 i lavori di restauro sono più volte sospesi, Comune e Circoscrizione, si giustificano con risposte evasive circa i tempi di consegna. Nel frattempo, nel mese di luglio del 1995, circolarono voci, che lo Stato russo rivendicava la proprietà della chiesa offrendo al Comune di Bari 450 miliardi di lire. Si sa presto che è una bufala. Il 23 novembre 1998, viene firmato un protocollo dove buona parte del tempio della chiesa Russa è restituito agli ortodossi di Mosca diventando un punto di riferimento per milioni di pellegrini.

Il 28 maggio 1999, finalmente, dopo i lavori di restauro, il sindaco Simeone Di Cagno Abbrescia inaugura la struttura totalmente rinnovata anche nei giardini. Buona parte dei locali sono occupati  dalla sede della VI Circoscrizione Carrassi-San Pasquale.

Il 4 gennaio 2000, Pierre Catacuzène, vescovo della comunità ortodossa «in esilio», rivendica il diritto di continuare a gestire la struttura.

Il 18 e 19 marzo 2000 in occasione della «VII Giornata di Primavera» a cura della sezione barese FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) una società senza fini di lucro, organizza per due giorni la visita nella Chiesa Russa, la più importante in Europa per promuovere la conoscenza e la frequentazione di un monumento affascinante. L’ingresso libero è stato un successo di visitatori, molti dei quali per la prima volta hanno ammirato i tesori ortodossi.

 

  

Dal 1 dicembre 1999, come riferito all’inizio dell’articolo, il rettore della chiesa Russa è padre Vladimir Kuchùmov. Nel calendario barese, il 14 marzo 2007 è diventata un’altra indicativa data storica con la venuta del capo dello stato russo Vladimir Putin. Con la sua presenza si è rafforzato di molto la collaborazione tra i due Paesi. La consegna della chiesa russa agli amici di Mosca programmata per il 6 dicembre 2008, festa di San Nicola, è rimandata per la morte del patriarca Alessio II (5-12). 

Il trasferimento ufficiale avviene 1° marzo 2009 a Bari, alla presenza del presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano che incontra il nuovo presidente della Federazione Russa Dimitrij Medvedev per la storica consegna delle chiavi della Chiesa russo-ortodossa di San Nicola, con una solenne cerimonia nella Chiesa Russa e, subito dopo, nella Basilica. Con il presente evento viene rafforzato l’unione delle religioni Cattolica-Ortodossa confermando ancora una volta che Bari era, è e sarà la Città Santa, la Città di San Nicola di tutte le religioni d’oriente e d’occidente. 

Bibliografia ed emerografia: Alfredo Giovine, «La Chiesa Russa, perché fu costruita», La Gazzetta del Mezzogiorno, Bari 28-09-1979; Alfredo Giovine, «Bari dei Fanali a gas», Edizioni Fratelli Laterza, Bari, 1982; Nino Lavermicocca/Davide Cusatelli, «La Chiesa Russa» (a cura dell’A.D.I.R.T.), Edipuglia., Bari, 1989; Gerardo Cioffari «Viaggiatori Russi in Puglia dal ’600 al primo ’900», Schena Editore, Fasano (BR), 1991; Vito Antonio Melchiorre, «Le Strade di Bari» (Vol. 1), Ed. Periodici Locali Newton, Roma 1994;  Liborio Lojacono «La Gazzetta del Mezzogiorno», Bari 17-06-1994/28,29-05-1999; Elio Matarrese, «La Gazzetta del Mezzogiorno», Bari 19-03-2000; Vito Antonio Melchiorre, «Note storiche su Bari», Ed. Levante Editore, Bari, 2001; Carlo Stragapede, «La Gazzetta del Mezzogiorno», Bari 7-01-2000/8-01-2009; Gigi De Santis, «La Gazzetta del Mezzogiorno», Bari 19-05-2013.

e  Foto: «Chiesa Russa-Posa della prima pietra / Padre Igor / Chiesa Russa-Fine anni Venti». Libro, «Bari dei Fanali a Gas», Giovine Alfredo, Edizioni F.lli Laterza, Bari 1982;  fototeca, «Archivio Bari Don Dialetto, Lingua-Storia-Folclore, Gigi De Santis (1976-2016).

Foto: «Chiesa Russa-anni Trenta», fototeca, Felice Giovine; «Chiesa Russa-Interno»; fototeca, «Archivio Bari Don Dialetto, Lingua-Storia-Folclore, Gigi De Santis (1976-2016).

Foto: Libro, «Bari», Vito Buono/Angela Delle Foglie, Levante Editore, Bari, 2003; fototeca, «Archivio Bari Don Dialetto, Lingua-Storia-Folclore, Gigi De Santis (1976-2016).

Foto: «Chiesa Russa - panoramica», Cartoline, 1985, 1987, 2000, Edizioni: G:M., Milano / Matca, Bari / Smoking 2000 Bari, fototeca, «Archivio Bari Don Dialetto, Lingua-Storia-Folclore, Gigi De Santis (1976-2016).

Foto: Bari; «Chiesa Russa-Statua San Nicola», Archivio fototeca,  Nico Tomasicchio,  Bari, 2013;fototeca, «Archivio Bari Don Dialetto, Lingua-Storia-Folclore, Gigi De Santis (1976-2016).

Storia, Folclore e Lingua Barese

sono materie di studio e d’insegnamento.

Impegno, coerenza, approfondimento, uniformità.

Gigi De Santis

Bari Don Dialetto -  Lingua - Storia - Folclore


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MAGGIO di BARI (1951-1968), Storia, Folclore, Cultura, locale, regionale, nazionale e internazionale
Inserito il 11 maggio 2016 alle 13:16:00 da Gigi. IT - Maggio di Bari

AMARCORD

Ricordo luminoso

 

MAGGIO di BARI

 

1951 - 1968

Il mese di maggio per i Baresi è considerato il più bel mese dell’anno non solamente per il suggestivo rito religioso che ha avuto il clou delle manifestazioni nella prima decade, ma perché è ricco di ricorrenze storiche, artistiche, folcloristiche e sportive.

Purtroppo la maggior parte delle iniziative è rimasta nell’oblìo. Una in particolare il «Maggio di Bari».

Fu una grande kermesse su iniziativa del ragioniere Nicola Lippolis (Bari 1902-1953), figlio di Felice (noto pasticcere, proprietario della rinomata pasticceria sita fino alla fine degli anni Settanta in Piazza Luigi di Savoia, famoso per la preparazione dei dolci ‘Sanguinaccio’ e ‘Pan di Spagna’. Nel 1930 alla prima edizione della «Fiera del Levante» presentò i famosi ‘Gelati al Forno’. Fu proprietario anche di due alberghi: ‘Adria’ in Via Zuppetta 10 e ‘Corona’ in Via Vittorio Veneto 17 - già Via Sparano -).

Nicola fu presidente degli albergatori della Provincia di Bari, assessore comunale ai Servizi Annonari, presidente dell’Ept (Ente Provinciale del Turismo) di Bari e presidente del Comitato «Maggio di Bari». Fu un innamorato pazzo della sua Bari. Purtroppo dopo tre anni, a causa della sua improvvisa morte avvenuta il 7 novembre 1953, la presidenza del «Maggio» fu provvisoriamente affidata a Enzo Cappabianca in funzione di commissario. Nel 1955 Lippolis fu sostituito degnamente, dall’avvocato Francesco Saverio Lovero (Bari 1914-2002) sia come presidente dell’Ept sia come presidente del già accennato Comitato. 

Il «Maggio di Bari» fu per diciotto anni, nonostante le difficoltà economiche già evidenziate dalle prime edizioni, un evento di richiamo internazionale con una folta partecipazione di pubblico non solo barese e pugliese.

Una manifestazione che durava per più di un mese, con un finale avvincente, la sfilata dei carri: «Il Corso dei Fiori». La prima edizione fu inaugurata il 7 maggio 1951 con un bellissimo e raro manifesto: una rosa scarlatta posata su una conchiglia con sfondo blu (vedi prima foto sopra), ideato e realizzato da Gino Boccasile (Bari 1901-Milano 1952), l’inventore delle ‘Signorine Grandi Firme’ che accompagnò tutte le annate del «Maggio».

La riuscitissima manifestazione durò fino al 1968 crescendo di anno in anno per l’alto livello artistico locale, nazionale e internazionale.

Nel 1958 l’edizione fu caratterizzata con due concerti della Filarmonica di Vienna diretta dal famoso m° Herbert Von Karajan (musiche: Mozart, Strauss, Beethoven V Sinfonia, Haendel, Wagner, Ciaicovski).

Nel 1964 la XIV edizione si arricchì di una importante pagina sportiva; il «Circolo Tennis» organizzò in grande il 1° turno eliminatorio della «Coppa Davis», zona Europa, tra Italia e R.A.U. (Repubblica Arabia Unita). La squadra azzurra vinse per 4 a 1 ed era formata da Nicola Pietrangeli, Sergio Tacchini, con le riserve Giuseppe Merlo e Giordano Maioli.

Il programma del «Maggio» in linea di massima incominciava con il «Corteo Storico» della cosiddetta ‘Caravella’ - Prosa dialettale e nazionale - Mostra d’arte contemporanea di quadri e sculture con la partecipazione dei maggiori pittori pugliesi e italiani - CinemaMusica - Sport - Raduno dei Poeti Dialettali d’Italia - Torneo di Bridge - Spettacoli di gruppi folk e costumi regionali - Festival Internazionale delle Bande Militari - Stagione Lirica con opere di musicisti pugliesi e di italiani famosi - Concerti sinfonici - Gare pirotecniche - Gran Premio Automobilistico di Bari - Targa Puglia Sei ore notturne circuito automobilismo - Gran Premio Ippico - Feste delle Barche - Orchestra da Camera della Polifonica Barese diretta dal m° Biagio GrimaldiCorso dei Fiori.

Fare clic su canale «Storia», categoria “Maggio di Bari”.   

Per un’approfondita ricerca su cenni storici del «Maggio di Bari»

 

Oggi il «Maggio di Bari» avrebbe festeggiato sessantacinque anni (1951 - 2016) e mi piace esprimere serenamente una mia osservazione. Forse la Città con l’esperienza dei sessantacinque anni, avrebbe cambiato mentalità, vedendola migliorata in tutti settori. Con le istituzioni, pubbliche e private, organizzare con competenza, passione ed entusiasmo una manifestazione dello stesso spessore del «Maggio di Bari», non sarebbe follia, né utopia. Di sicuro recupereremmo l’immagine di una Bari artistica, culturale e turistica, soprannominata negli anni ’50/’60, “la Milano del Sud” risvegliandoci da un lungo letargo.

Schede storiche: La Gazzetta del Mezzogiorno, «mag./giu. 1950-1969»; Alfredo Giovine. Libro, «Bari dei Fanali a Gas», Edizioni F.lli Laterza, Bari 1982. Gigi De Santis «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Bari (1976-2015).

, 2ª,,,,e foto:  Libro «Maggio di Bari 1951-1968», a cura di Pietro Marino, Mario Adda Editore, Bari, 1998;  fototeca, «Archivio Bari Don Dialetto -  Lingua - Storia - Folclore», Gigi De Santis,  Bari (1976-2016).   

Gigi De Santis

Bari Don Dialetto -  Lingua - Storia - Folclore


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BARI: L'antico maggio barese: le maggiolate -2016
Inserito il 04 maggio 2016 alle 09:06:00 da Gigi. IT - Baresità

Tradizione scomparsa

Le maggiolate

Antico Maggio Barese

 

E veniva Maggio a offrire Rose, amore e... San Nicola

Maggio barese, mese di San Nicola. Le rose si risvegliavano dal lungo letargo e si schiudono con la loro sgargiante bellezza parlando all’uomo con arcano linguaggio, linguaggio d’amore.

La rose disce a mmagge:

«Tu sì u-amòre mì

Sò state n’anne achiùse

E a ttè me vogghie aprì.

 

Te vogghie aprì u core

Nu core de reggine

Ca o rrè nge dà u-amòre

E a ll’alde dà le spine.

 

U vìirne c’ha passate

M’ave gelate u core

Stringeme forte a ttè

E abbrusceme d’amore.

 

Magge, tu sì la vite

Magge, tu sì u-amòre

Magge du core mì

Vìine cu sole d’ore.

 

Vìine che ll’aria nètte

Vìine cu cìile blù

Vìine che ll’àngeue sande

Mannate da Gesù

 

A benedìsce BBare

Frastìire e pellegrìne

U mare e la gambagne

Le fiùre e le ciardìne.

 

Acquànne vìine tu

Arrive la paranze

De fète e de speranze

Du sande Pretettòre.

 

Sanda Necole nèste

La grazzie ngi-ha da fà

Da male e da desgràzzie

Tìinge lendane assà».

 

E così il mese delle rose ha continuato da tempi lontani a identificarsi con San Pietro in Bari Vècchia.

 

 Qui poeti dialettali estemporanei si radunavano per decantare e celebrare il più bel mese dell’anno. Partecipavano popolani indossando sgargianti vestiti adatti alla circostanza. Agitavano piccoli mazzi di spighe di grano, rami fioriti o con i primi frutti, specie ciliegie e altre primizie.

I fiori di campo erano indicati per far ghirlande, corone e adornate finestre ed inferriate della piazza. Papaveri, margherite, “vasenecòle” (basilico) ed altre piante decorative e odorose creavano una gioiosa atmosfera che allietava una festa popolare tendente a rinsaldare lo spirito di convivenza della comunità cittadina.

Giacinto Gimma, l’abate che, nel 1727, scriveva fra l’altro: « (…) Nella città di Bari le Maggiolate anche ai nostri tempi si veggono. Sogliono alcuni villani poeti, privi affatto di lettere, cantar il ‘Maggio’, come essi dicono, nei primi e nei seguenti giorni del mese e conducendo seco qualche coppia di buoi adornati, cantano con suoni per le strade e avanti i palagi valendosi dei quaternari con distici rimati e della propria lingua volgare del paese, e con un ramo anche di olivo tutto adornato con nastri di seta, con spiche di grano o con sonagli di argento che legano su la testa di un bue o portano nelle mani augurano buona fertilità della raccolta, onde ne ricavano qualche lucro dalla mercede che gli vien data ove cantano, e sono questi i poeti che ‘improvvisatori’ si appellano. Così le ‘Mattinate’ pur fanno in ogni tempo altri simili poeti anche senza lettere ed esercitando quest’arte usano pure la stessa lingua popolare e la forma dei quaternari o delle ottave rime».

Si cantava e si danzava al suono “du tammerrìidde” (tamburello) e “de le castaggnòle” (dallo spagnolo castañuela: nacchera). Sbocciavano idilli, fiorivano amori che portavano a felici conclusioni.

Melanconiche o tristi eccezioni potevano verificarsi. Nei vicoli la musa analfabeta cantava per una madre delusa o per un innamorato amareggiato:

Sò state iànn’e mmise a cherà na rose

Nessciùn’avute ardire d’alzà na mane;

Ha menute nu frastìire da lendane,

S’acchegghiùte la rose che ttutte u rame.

Il nostro spirito popolare, pur avendo mantenuto i suoi valori espressivi nei limiti della forma modesta, viene oggi da alcuni ritenuto dissolto, il che non è vero perché la sua anima, l’anima barese, non morirà mai.

L’ortografia dialettale inserita nell’articolo è stata trascritta e aggiornata con regole grammaticali dell’ «Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine”».

Note bibliografiche: Alfredo Giovine, Quotidiano “La Gazzetta del Mezzogiorno”, Bari 26-04-1989; Alfredo Giovine, Libro, «C’era una volta Bari», Edizioni Fratelli Laterza, Bari 1982;  “U Corrìire de BBàre”, Magge 2011, Felice Giovine (Direttore responsabile); Giacinto Gimma, «Idea della storia dell’Italia letteraria», Cacucci Editore, Bari 2011;  Gigi De Santis, Archivio Bari Don Dialetto, Lingua-Storia-Folclore (1976-2015). 

Foto: “La rose”, estratta dal  «Manifesto: Maggio di Bari - Gino Boccasile 1951»,  Archivio fototeca, Felice Giovine; fototeca Archivio Bari Don Dialetto, Lingua-Storia-Folclore, Gigi De Santis, Bari (1976-2016).

Foto: «Piazza San Pietro», Libro, “Bari belle époque”, Alfredo Giovine, Schena Editore, Fasano (BR) 1989; fototeca Archivio Bari Don Dialetto, Lingua-Storia-Folclore, Gigi De Santis, Bari (1976-2016).

  Foto: «“U masce”», Libro, “Puglia-Terra e mare”, Lorenzo Capone, Capone Editore / Edizioni del Grifo, Cavallino (LE) 2006; fototeca Archivio Bari Don Dialetto, Lingua-Storia-Folclore, Gigi De Santis, Bari (1976-2016).

Foto: Le rose», Libro, “I 120 anni della Camera di Commercio di Bari”, Autori Vari, Unione Tipografica, Bari 2010; fototeca Archivio Bari Don Dialetto, Lingua-Storia-Folclore, Gigi De Santis, Bari (1976-2016).

Gigi De Santis

Bari Don Dialetto -  Lingua - Storia - Folclore


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Colore ed Efficacia della Lingua Barese, attraverso cenni di grammatica
Inserito il 18 aprile 2016 alle 16:16:00 da Gigi. IT - Accademia della Lingua Barese

Due parole sulla Lingua Barese

 

Chiunque si sia dedicato con passione al proprio idioma si è poi cimentato a impostare una grafia che fosse in grado di esprimere termini e particolari fonemi, caratteristici di quel territorio.

Egli ha ritenuto, lodevolmente, di dare una propria impronta e ha creato sistemi grafici misti tra l’alfabeto fonetico (IPA, segni diacritici, ecc.), quello italiano e lettere di lingue straniere (j, x, y, w), trascurando l’elemento basilare, cioè una scrittura semplice, da tutti comprensibile e utilizzabile, giustificata grammaticalmente.

Il più delle volte, non hanno considerato che è l’italiano che deriva dai dialetti e non il contrario. Premesso che l’Alfabeto Fonetico Internazionale (IPA) è quello scientifico, tutti gli altri, debbono scrivere come e per la gente comune, con il solo mezzo che conoscono, imparato a scuola, il più semplice: l’italiano.

Per porre fine all’uso indiscriminato e incondizionato delle non poche e sofisticate grafie adottate (per la propensione del barese e non solo, al più sfrenato individualismo) il cui utilizzo ha creato e crea grave nocumento quanto a diffusione e incomprensibili equivoci, suggeriamo,

una scrittura di base, semplice e utilizzabile da tutti

 

adottando l’alfabeto italiano;

approfondendo i fenomeni tipici dialettali:

- legati alla a delle coniugazioni verbali, agghie a scì a cattà le cìggere;

- gli incontri consonantici, andìche (antico); non zènde (non sente), ecc.

- il raddoppio consonantico in principio che nel corpo della parola, vogghe a ccase (vado a casa), cassce (cassa), fassce (fascia), ecc.;

- altri fonemi (per es: tipici, ma diversi tra loro, traiìne (carretto), cappìidde (cappello);

-   usando la ‘e’ atona invece di altri segni grafici (apostrofi, e capovolte: ǝ, spazi vuoti)

-   uniformando e condividendo la scrittura. 

ALFABETO

 L’alfabeto barese si compone di ventuno lettere e, come nell’alfabeto italiano, ciascuna lettera ha un suo nome, secondo il suono che rappresenta.

1. a - 2. b (be) - 3. c (ce) - 4. d (de) - 5. e - 6. f (fe) - 7. g (ge) - 8. h - 9. i - 10. l (le) - 11. m (me) - 12. n (ne) - 13. o - 14. p (pe) -15. q (qu) - 16. r (re) - 17. s (se) -18. t (te) - 19. u - 20. v (ve) – 21. z (ze).

La lettera h solo per le voci verbali del verbo avè (avere); tu ha da scì (tu devi andare).   

Importanza della vocale e

La e ha una funzione importante e di base nella scrittura barese. Tutte le ‘e’ delle parole dialettali, non accentate, hanno suono indistinto, ma la loro funzione è quella di dare suono vocalico, sonorità alle consonanti cui sono legate, come nella lingua francese. (Es.: ruscte/rùscete - marnàre/marenàrepudce/pùdece - volne/vòlene).

La non trascrizione renderebbe la grafia illeggibile: descetàmece (dsctàmc).

Lo stesso dicasi qualora la e semimuta venga sostituita con l’apostrofo (): r’nn’nèdd’ (rondinella) – fr’mm’nànd’ (fiammifero) – d’sc’tàm’c’ (svegliamoci).

Si tenga conto che la e semimuta è pur sempre un suono, ancorché poco distinto, ma è opportuno trascriverla.

Per comprendere meglio e subito quanto detto si provi a pronunciare la parola marinaio che in barese può essere espressa graficamente marnàre e marenàre, e ‘andiamo al mare’: sciame o mare e non sciame o mar (lo sceicco). Sarà sufficiente a quanti sostengono l’inutilità della trascrizione della e ?

Emblematico è l’esempio di “ì so d BBàààr” così scritto, e con un certo impegno, si afferma che si è di Bar (Antivari), città di fronte a noi, mentre se si vuole affermare di essere di Bari, occorre scrivere ì sò de BBare.

Le e del dialetto barese hanno svariati suoni e diversi fra loro, per cui è impossibile distinguerle e rappresentarle nelle diverse sfumature, se non da coloro che la pronunciano.

Nota Bene

 

J (gei)

 Si suggerisce l’eliminazione totale della j (gei), in quanto lettera straniera (la cosiddetta i lunga, è invenzione di qualche “snob”), è solo un segno grafico e non esiste in italiano e in latino; (sono errati e non esistono in alcun vocabolario, jus, juris, justitia, jacopo, jonio, japigia, jolanda, fidejussione, ecc.), in italiano esiste: giungla (e non jungla), iunior (non junior), ionico (non jonico, pron.: gionico); se si scrive juventino lo si deve pronunciare giuventino.

Chi volesse approfondire l’argomento può riferirsi al volume “Il Dialetto di Bari” a cura di Felice Giovine, edito da Giuseppe Laterza nel 2005. Per i confronti e proficui scambi di idee siamo sempre a disposizione per il bene della nostra lingua e della città.

Articolo estratto dal mensile: Speciale “U Corrìire de BBàre” fascicolo 3°/3 – Aprile 2013.

Felice Giovine, Direttore responsabile e Presidente dell’ «Accademia della Lingua Barese “Alfredo, Giovine”» (costituitasi ufficialmente l’otto maggio 2012), .

 

Redazione Don Dialetto.it  - Bari 


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O ggire d'Itàglie
Inserito il 16 aprile 2016 alle 19:46:00 da Gigi. IT - Giochi di strada

Le scèche de na volde
(Giochi di strada d’un tempo dei bambini, fanciulle e ragazzi baresi)

Nella stagione estiva, terminato l’anno scolastico, fra i tanti giochi organizzati da soli maschietti c’era quello del...“O ggire d’Itàglie, addò se tenèvene sèmme le scenòcchiere nzevàte” (Al giro d’Italia, dove i ragazzi puntualmente si sporcavano le ginocchia). Il gioco fu inventato grazie al gran successo sportivo in campo nazionale del «Giro d’Italia» di ciclismo e negli anni ’50, ’60 fu consacrato, insieme al calcio e al pugilato, lo sport più popolare.

Al gioco partecipavano dai quattro ai cinque ragazzi che si autodefinivano ‘ciclisti’ chiamandosi con i nomi dei campioni più conosciuti. Le fasi del gioco erano avvincenti e coinvolgevano parecchi ragazzi che, partecipando in molti, formavano quattro-cinque gruppi e organizzavano veri campionati a girone eliminatorio arrivando alla gara finale tra i vincitori di gruppi. Il trofeo? In palio: caramelle, gelati e altre leccornìe. 

Le regole del passatempo sono presentate in lingua barese.

O ggire d’Itàglie
(Al giro d’Italia)

N’alde bbèlle spassatìimbe addò s’acchecchiàvene quatte, cingh’o sè e cchiù uaggnùne, iève u scèche du “GGire d’Itàglie” ca se facève che le ramètte de le birre (Peroni, Dreher), de la gazzose (Violante), de l’arangiàte e chinotte, la ramètte che la stèdde (San Pellegrino).

Se capave la zzone (u giardenètte, o nu stratone larghe) pe nzeggnà n-dèrre (in terra, a terra), che nu ggisse, linee parallèle ca ièvene tutte u percorse chìine de curve e, addò stève l’asfalde (asfalto) non dande spianàte bbùune, ca se formavene (formavano) tande ciùmme (gobbe: dossi), u scèche se facève cchiù terciùte (pieno di ostacoli, più avvincente).

Se seggnave u punde de partènze e u pund’arrive (traguardo), se mettèvene le ramètte in file e ddope menate u tècche u prime c’assève, che la ramètta so, la spengève danne nu colpe sicche, cu seconde discete (indice) o cu discete de mmènze (medio) abbeggiàte o discete grèsse (pollice) e, pegghiànne la mire sènza fà scì la ramètte fore da le linee. Se dève na spendarèdde pe scì la ramètte cchiù lendane da la partènze. Acchesì facèvene a tturne l’alde chembagne ca u-avèven’a superà (sorpassare). Ce la ramètte assève da fore du percorse, s’avèv’a ternà ndrète do punde ca s’avève terate aspettanne arrète u turne.

Pe devendà u scèche angore cchiù terciùte, iìnd’o percorse se seggnàvene le poste (stazioni) addò ce iùne scèv’a fernèssce iìnd’a iùne de chisse casèlle, chiamàte: “la morte”, arremanève pe ttutte la derate du scèche e se ne petève assì asselute, ce ngocch’e iàlde chembagne trasève iìnd’a la stèssa casèlle e iìdde se n’assève (veniva riammesso in gioco). Vengève u “GGire d’Itàglie” ci-arrevàve prime o traguàrde.

Iì m’arrecòrdeche, ca partecepàve a ccusse scèche, geranne atturn’atturne a l’isolàte. S’acchemenzàve da metà stratone de Via Bate Gimme (Via Abate Gimma) pe gerà a VVia Manzone (Via Manzoni), Via Calèfàte (Via Calefati), Via Trèvisàne (Via Trevisani), pezzinghe ad arrevà arrète a VVia Bate Gimme comblètànne u ggire d’u u-àlde mìinze stratone. U percorse iève la chiànga bbiànghe du marciappìite e da ddà non z’avèv’assì o se no se reternàve ndrète, do punde de prime, aspettanne arrète u turne.   Ma cchiù de le volde scèmm’a scecuà a CChiàzze Resorgemènde, addò stà la scole Garebbalde, percè ddà, tanne, iìnd’a ll’anne sessande (negli anni Sessanta) nonn-ève assà traffecate tande iè vvère ca stèven’angore le carrozze (m’arrecòrdeche, c’a CChiàzze Resorgemènde, da Via Barlètte o spunde de Via Manzone, facèvene servìzzie pubbleche, quatte-cinghe carrozze).

La scommèsse ca se facèv’a scecuà o “GGire d’Itàglie”, iève ca u l’uldeme c’arrevave, avèv’a pagà nu ghiacciùle (ghiacciolo) o avèv’a dà trè-quatte  “rè ssole” (caramelle piccole a gusto di liquirizia) a ccudde ca vengève.

 La grafia in dialetto è stata trascritta e aggiornata con la grammatica dell’ «Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine”».

Bibliografia ed Emerografia: «Calannàrie Barèse, Dumìle e trè», Gigi De Santis, Edizioni del Tirso, Bari, 2002; Libro, Daniele Giancane, Edizione C.R.S.E.C. BA/8-BA/9-BA/11-BA/13-BA/17 Regione Puglia, Levante Editore, Bari, 2002.

1ª Foto: Libro, «Poesia e tradizioni popolari dalla Magna Grecia ai giorni nostri», Luigi Vellucci, Edizioni Pugliesi, Martina Franca (TA), 2006; fototeca, «Archivio Bari Don Dialetto -  Lingua - Storia - Folclore», Gigi De Santis, Bari (1976-2016). 

2ª Foto: Opuscolo, «Dai giochi della memoria ai giorni nostri», Daniele Giancane, Edizione C.R.S.E.C. BA/8-BA/9-BA/11-BA/13-BA/17 Regione Puglia, Levante Editore, Bari, 2002; fototeca, «Archivio Bari Don Dialetto -  Lingua - Storia - Folclore», Gigi De Santis, Bari (1976-2016). 

La Lingua Barese

è impegno, coerenza,

approfondimento, uniformità.

 È materia di studio e d’insegnamento.

Gigi De Santis

Bari Don Dialetto - Lingua - Storia - Folclore


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ENNESIMA, ULTERIORE, AUTOREVOLE TESTIMONIANZA
Inserito il 04 marzo 2016 alle 12:26:00 da Gigi. IT - Accademia della Lingua Barese

ENNESIMA, ULTERIORE, AUTOREVOLE TESTIMONIANZA

 

La lingua barese attraverso gli studi di Alfredo Giovine

È da dicembre 2005, che Bari Cultura, Bari Linguistica, ufficialmente, ha una propria grammatica barese compilata sin dal 1964 dall’indimenticabile Alfredo Giovine: storico, demologo, musicografo, studioso della lingua barese.

Grazie al figlio, Felice, si è resa pubblica una vera e propria guida alla scrittura, lettura e grammatica: «Il Dialetto di Bari» (e non tanti dialetti baresi), edito da Edizioni Giuseppe Laterza di Bari. Ancora oggi è la più completa e aggiornata per come scrivere correttamente la nostra lingua, perché di lingua vera e propria si tratta, come viene confermato dal prof. Daniele Giancane, dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, in occasione di una sua prefazione a un altro libro di Giovine «Canti popolari dei bambini e dei ragazzi baresi», seconda edizione, Stilo Editrice, Bari dicembre 2008, a cura di Felice Giovine.

«È difficile comprendere appieno la centralità e l’importanza del ruolo che ha avuto Alfredo Giovine nella cultura dialettale barese, dove appare come una sorta di personaggio-nume, di punto di riferimento obbligato.

In effetti, se la linea più squisitamente lirica, prendendo le mosse, naturalmente, da Francesco Saverio Abbrescia, vede sfilare una dopo l’altra le grandi figure di Lopez, Nitti, Granieri, sino ai più vicini a noi, Savelli, Dell’Era, De Fano, l’itinerario dei ‘ricercatori’ e degli studiosi di letteratura dialettale (ma anche della vera e propria ‘lingua’ barese) fa perno appunto su Alfredo Giovine, assieme a pochi altri (gioverà citare ovviamente Saverio La Sorsa e qualche estensore di vocabolari).

Epperò Alfredo Giovine si avventurò per primo in un’impresa ciclopica: quella di dare struttura e razionalità (ovvero grammatica, sintassi, fonologia) al dialetto barese, opera da cui, ormai, non si può prescindere: chiunque voglia scrivere in dialetto barese, dovrà d’ora in poi assumere come punto di riferimento gli studi di Alfredo Giovine. E d’altra parte, converrà affermare, una volta per tutte, che il ‘dialetto’ barese è una vera e propria lingua e, come ogni lingua, è «ambasciatrice della mente e le cose tutte spiega come l’anima le sente» (F. D’Amelio).

Il dialetto ha sue precise strutture, ha una sua grammatica, una sintassi, una declinazione dei verbi: non si può affermare che, mentre la lingua italiana è il regno della regola, il dialetto è il regno dell’anarchia, sennò vorrebbe dire che è un sottoprodotto della lingua (una lingua di serie B), cosa che non è; anzi, come tutti sanno, il dialetto è la lingua materna per eccellenza, quella in cui si pensa, ci si emoziona, ci si adira».

Il libro di grammatica barese, va sottolineato, oltre ai capitoli di fonologia, morfologia, declinazione dei verbi, sintassi, un glossario, è consigliabile ai nuovi poeti dialettali e, soprattutto, alle giurie dei concorsi di poesie dialettali baresi perché Giovine ha pensato bene di dedicare alcune pagine alla “Metrica”.

«Tratterò brevemente l’argomento che spero sia di interesse per i poeti dialettali baresi. La metrica della poesia dialettale riflette quella della poesia italiana, cui rimando il lettore.

La poesia dialettale si serve, generalmente, del settenario, dell’ottonario e dell’endecasillabo, non disdegnando il sonetto e altre forme a rime baciate».

Seguono esempi di ‘Vocali e dittonghi’, ‘Dieresi e sineresi’. Figure metriche: ‘Sinalèfe (o crasi = fusione), ‘Iato’, ‘Dieresi’, ‘Sinèresi’. ‘Ritmo dei versi’, ‘Rime’».

Un volume utile per chi ha amore, passione, studio dell’ortografia barese, consigliato ai poeti, scrittori, drammaturghi, registi, attori, cantanti, demologhi, presidi, professori/prof.esse, maestri/e, commercianti, artigiani, professionisti.

Un libro esaurito (ci sono in vendita non più di cinque copie), Felice Giovine, sta già pensando a una seconda edizione, no ristampa, perché, dal 2005 e con la costituzione dell’ «Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine”», avvenuta ufficialmente l’otto maggio 2012, presieduta dallo stesso Felice, con i membri dell’associazione: Rino Bizzarro, Gianni Serena e Gigi De Santis, si produrrà uno studio più aggiornato per una sempre più facile scrittura della lingua barese.

Mi piace chiudere la presente pagina aggiungendo: avere una grammatica per come parlare e scrivere meglio la lingua nativa, ci si sente più orgogliosi di essere Barese. 

   

La Lingua Barese

è impegno, coerenza,

approfondimento, uniformità.

 È materia di studio e d’insegnamento.

Gigi De Santis

Bari Don Dialetto - Lingua - Storia - Folclore


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ALFREDO GIOVINE * ANNIVERSARIO 1995 - 25 AGOSTO - 2015
Inserito il 25 agosto 2015 alle 09:25:00 da Gigi. IT - Accademia della Lingua Barese

Alfredo Giovine

 

Mitico custode della memoria storica  della sua Terra.

Ha lasciato agli studiosi, un’eredità straordinaria.

Ricercatore delle tradizioni popolari, scrittore, poeta: uno che sapeva veramente tutto.

La Redazione: Contrappunti, Bari ottobre 1995.

 

Nel ventennale della scomparsa dell’insigne storico, musicografo, demologo, linguista, poeta popolare barese

Alfredo Giovine

La famiglia De Santis lo ricorda sempre con affetto e immutato rispetto.

La Redazione “Don Dialetto.it”, nel ventesimo anniversario della scomparsa di

Alfredo Giovine  

Ricorda l’illustre Cantore di Bari. Punto di riferimento della Storia, delle Tradizioni e della Lingua Barese.

Gigi De Santis, con affetto e stima immensa porta sempre nei suoi pensieri e nel cuore l’insegnamento, il dinamismo e la bontà del suo caro Maestro galantuomo

Alfredo Giovine

Indimenticabile anima di Bari.

Bari Don Dialetto (Ricerca e Divulgazione della Cultura e Spettacolo Popolare Barese) tiene sempre accesa la fiamma della memoria dell’irripetibile storico, musicografo, demologo, linguista, poeta popolare barese

Don Alfredo Giovine

Uomo di gran valore. Personaggio multiforme e straordinario. Barese verace che ha servito Bari, senza servirsene.

I fondatori dell’associazione culturale Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine ricordano con deferenza lo storico, musicografo, demologo, linguista, poeta popolare,

Don Alfredo

 

ANNIVERSARIO

1995 - 25 AGOSTO - 2015

Conversando, sia pure per telefono, con Alfredo Giovine si assapora la poesia del suo linguaggio scorrevole, la tenera melodia che avvolge la parola e la baresità nel quotidiano nella dimensione realistica.

Attentissimo osservatore della vita quotidiana del popolo barese.

Studioso  e ricercatore della cultura popolare orale, la cui presenza è ineliminabile nella letteratura dialettale pugliese del nostro secolo.

Il suo realismo è intriso di profonda umanità ed è immune da ogni ideologismo astratto.

Il Giovine è uno studioso appassionato ed un cultore qualificato ed innamorato delle nostre tradizioni.

A nostro parere, è il più illuminato osservatore delle tradizioni pugliesi.

La sua cultura non è soltanto poesia e dialetto, ma anche storia sociale.

Egli ha raccolto un vasto patrimonio orale delle tradizioni popolari baresi, che superano la forza distruttrice del tempo, i costumi, i detti, i canti, le vestigia delle età passate, non con lo scopo di ripristrinare l’uso che volge al tramonto, ma di registrarne l’esatto ricordo per la storia dell’uomo e del suo tempo.

Per il Nostro, come del resto è stato per il La Sorsa, il passato non muore, in quanto vive il presente.

Le tradizioni popolari sono il prodotto del passato che viene rinnovato e reso vivo dal presente.

Secondo Giovine, anche l’etnologia non può essere disgiunta dal folklore, in quanto è essa che dà saldo fondamento storico alla tradizione popolare. 

Franco Noviello «Rassegna delle Tradizioni Popolari», Gravina in Puglia, ott./ nov./ dic. 1992. 

 ... Bisogna sottolineare, ancora, che la passione di Alfredo Giovine non è nata nell’animo di uno studioso di professione, di un letterato... d’origine, ma nell’animo di un imprenditore capace e fortunato nelle sue attività «private», di un uomo che dalle sue ricerche non solo non ha mai cercato di cavar denari, ma neanche onori e notorietà, che pur non gli sono mancate,  specie nel mondo degli appassionati.

Alfredo Giovine meriterebbe e meriterà, ed avrà, ben più ampio e documentato ricordo. Ma mi pare che oggi, il messaggio da consegnare in Suo nome alla Città, il messaggio implicito nello struggente ultimo pensiero per la Gazzetta e per chi scrive, da lui affidato al figlio nell’imminenza nella fine, sia proprio questo:

«Impariamo ad esser memori della nostra storia; sappia Bari imparare a salvare, difendere, tutelare la memoria di se stessa. Le nuove generazioni, quelle più giovani, quelle emergenti, quelle della «ripresa» non trascurino questo messaggio: sarebbe uno scempio non solo per il cuore, ma per il cervello stesso di Bari».

Giuseppe Gorjux «La Gazzetta del Mezzogiorno», Bari sabato 26 agosto 1995.

  

DESEDÈRIE DE BBARE DE NA VOLDE

 

Tènghe nu desedèrie

De frittue e de popizze

Allìiv’e ppulpe rizze

Sgaggliòzze n-guandetà.

 

Pò vogghie na tièdde

De rise e de patane

De cozze e melengiàne

Ca piàscen’assà a mmè.

 

Nu desedèrie forte

De farme na mangiàte

De chidd’asseduàte

Ca non ze scorde cchiù.

 

Pèrò de chisse cose

Iì renenziàss’a ttutte

Ce cchèssa BBara bbrutte

Ternasse a primeggià.

 La poesia è stata scelta dal libro «Il Dialetto di Bari» (Guida alla grammatica) a cura di Felice Giovine, pubblicato in occasione del decennale della morte, Edizioni Giuseppe Laterza, Bari, 2005 ed è stata aggiornata con modello di scrittura a cura dell’Associazione «Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine”» costituitasi l’otto maggio 2012.

Foto:  «Alfredo Giovine, febbraio 1985»,  gentilmente donata da Felice Giovine.

Foto:  «Alfredo Giovine declama poesie in lingua barese, Bari Castello Svevo 18-04-1954», gentilmente donata da Felice Giovine.

Per le notizie biografiche di Alfredo Giovine fare clic su canale «Personaggi», categoria «Le puète» -.

Gigi De Santis

Bari Don Dialetto - Lingua - Storia - Folclore


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Lingua Barese: Pestrìgghie Pestregghiàte / Nguàcchie nguacchiàte / 10
Inserito il 22 agosto 2015 alle 06:25:00 da Gigi. IT - Accademia della Lingua Barese

Lingua Barese: Errori dialettali  / 10

Prontuario degli errori più comuni in lingua barese

Per comodità del lettore, si è pensato di presentare il vocabolo, la locuzione o la frase, scritta prima in lingua barese corretto in grassetto, tra virgolette alte  “ ” ,  seguito dalla trascrizione in italiano  in corsivo tra parentesi  ( ). Mentre gli errori vengono evidenziati tra virgolette basse - «» -, preceduti da - e no - o - peggio ancora - in grassetto.

Grazie alla pubblicazione dell’autorevole volume «Il Dialetto di Bari» (Guida alla grammatica) dello storico, demologo e linguista Alfredo Giovine a cura di Felice Giovine e con gli studi permanenti dell’ «Accademia della Lingua Barese Alfredo Giovine”», oggi si può scrivere ordinatamente con regole grammaticali disciplinando in un’unica scrittura, semplice e uniforme.

Buona lettura, buona riflessione

1) “Mò se ne vènene Grazie e Grazièlle” (Adesso se ne vengono Grazia e Graziella), - e no - «Mo se neven' Grazj e Grazjell».

Dubito che vengono le due "Grazie"... con una grafia del genere.

2) “Le ghiemmerìidde”, (Involtino confezionato con budella e altre parti delle visceri dell'agnello), - e no - «l’gnumiridd». 

Del soprascritto vocabolo ho già avuto modo di correggerlo. Lo riprendo perché si continua a scriverlo su carta stampata e, in modo particolare sul quotidiano barese «La Gazzetta del Mezzogiorno» si legge un altro strafalcione come menzionato sopra «l’gnumiridd». Ebbene in un articolo  pubblicato qualche mese fa, intervistato un attore comico barese che ha asserito: «... ognuno vuole appropriarsi di tutto ciò a cominciare dal dialetto... E poi sono arrivati quelli che pensano che lo sanno scrivere... A volersi attenere nella storia, nel 1087 si parlava dialetto?». Non so a chi si riferiva, a Bari ci sono state e ci sono persone serie e competenti che hanno scritto e scrivono la lingua barese con regole grammaticali. Due nomi esemplari di ieri e di oggi: lo storico, demologo e linguista Alfredo Giovine e i componenti dell’ «Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine”». Certo che nel 1087 a Bari si parlava dialetto barese, come si parlava: latino, greco e normanno. E finiamola di bistrattare la nobile... “lèngua noste”, checché continuino a dire e scrivere certuni, è materia di studio e d’insegnamento.

3) “ghiemmerìidde”   - e no - «’nghmridd».

Questo termine gastronomico è stato più volte messo in discussione perché è stato scritto in vari modi in barese. «La Gazzetta del Mezzogiorno», nel mese di maggio, in un articolo riguardante i quattro giorni clou della sagra di San Nicola, nel titolo riportava il vocabolo barese scritto in ostrogoto «’nghmridd». Non è la prima volta che si notano sulle pagine de  «La Gazzetta» (ancora oggi una pubblicità di una grande azienda gastronomica alimentare pubblicizza i suoi prodotti con scritte in barese astruso), quando s'inseriscono vocaboli, locuzioni o frasi del genere, da far sdegnare studiosi della lingua e delle tradizioni popolari baresi. L’assurdo è, notare di frequente simili errori ortografici della lingua barese su un quotidiano che pubblica da più di un secolo a Bari, non è un buon biglietto di visita.

4) “Ma cuss'anne è state nu cemetère Sanda Necole”; “Asselute iìdde ha vviste cudde c'ha ffatte, ddò non z'ha vviste nudde” (Ma quest'anno è stato un cimitero San Nicola); (Solo lui ha visto quello che ha fatto, qui non si è visto niente e no - «Ma cus ann è stat nu cimiter Sanda Nicol»; «Assolut jid ha vist cud che hafatt, do’ non s’è vist nud».

«La Gazzetta», 10 maggio 2015, Bari Città, pag. III. Non si può accettare questo scempio linguistico da un quotato giornale stampato a Bari.

5) “Ce cortè? Non ve site pèrse nudde. La Caravèlle iève bbrutte e pecenònne”; “Ma cuss’anne le cavadde se l’hanne mangiàte”  (Che corteo? Non vi siete persi niente. La Caravella era brutta e piccola); (Ma quest'anno i cavalli se li sono mangiati)  - e no - «C’ corteo? Non v’ sit pers nudd. La Caravella iev brutt e picinonn»; «Ma cus ann l cavadd se l’hann mangiat».  

«La Gazzetta», 10 maggio 2015, Bari Città, pag. III. Offendere la lingua barese che ha una propria grammatica non è corretto, quando poi, si legge, nello stesso quotidiano parole, frasi straniere, scritte correttamente. È inammissibile.

Continua... 

La Lingua Barese

è impegno, coerenza,

approfondimento, uniformità.

 È materia di studio e d’insegnamento.

Gigi De Santis

Bari Don Dialetto - Lingua - Storia - Folclore


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Uno scoop nello scoop… ancora scoop - Pestrìgghie, pestregghiàte chìine de nguàcchie nguacchiàte 5
Inserito il 04 giugno 2015 alle 08:05:00 da Gigi. IT - Comunicato stampa

«Il bue dice cornuto all’asino» (È una triste  consuetudine che persone  poco mature, o volutamente false, vedano e rinfaccino negli altri i limiti di cui sono responsabili essi stessi. Non riuscendo a vedere i propri difetti, li criticano negli altri).

«Allevare la serpe in seno» (Persona che, accolta e trattata con affetto e sollecitudine, si rivela infida e irriconoscente. È quindi un individuo ipocrita e subdolo, che ricambia il calore e l’amicizia con l’ingratitudine e il tradimento).

 

«Mosca cocchiera» (Pur non possedendo le capacità e i requisiti necessari, pretende di porsi alla guida di altri o di assumersi responsabilità che non gli competono). 

La veretà iùscke!

U besciàrde av’a tenè bbona memòrie.

 

Non si possono usare le parole del Santo Padre...

 

essendo acceccato d’ira contro il prossimo. Per essere stato scoperto, per l’ennesima volta, con le mani nella marmellata. Per quello che si vuole apparire, ma non si è. L’abito non fa il monaco.

 

Non si possono usare le parole del Santo Padre...

 
Accusando d’invidia chi lo ha scoperto nel commettere plagi, mistificazioni, millanterie.
 
Non si può usare la lingua barese scrivendo il seguente strafalcione:

NZÒMME “JÈ NU POVER’A JÌDDE”

 
La consonante straniera j=gei  che  viene  pronunciata erroneamente  i lunga, non esiste negli alfabeti barese, italiano e latino. 
Nella grammatica italiana la vocale i, a inizio di parola, con un’altra vocale, è semiconsonante, al contrario della grammatica barese che è semivocale formando un semidittongo, che l’italiano non ha.  Il trattino indica che la parola è una locuzione e non un vocabolo. 
Quindi, la corretta grafia in barese è:

N-ZOMME “IÈ NU POVER’A IÌDDE”

 
Confermando la sentenza: “Ce sckute n-gìile, m-bbacce nge vène.

Scherza coi fanti e lascia stare i santi.

Soprattutto San Nicola in Lingua Barese, e non solo.

 

La Cultura Barese (storia, folclore, lingua)

 è di  pubblico dominio, non può essere riservata solo, a parenti e amici. 

«... non si deve guardare al fiume di libri e di scritture facili dei nostri giorni in cui tutti col copia e incolla subito costruiamo montagne di stupidaggini ...».

(Raffaele Nigro, La Gazzetta del Mezzogiorno, Bari 22-10-2014).

Uno scoop nello scoop… ancora scoop... più Scoop.

Il lupo continua a perdere il pelo ma non il vizio.

 

Pestrìgghie pestregghiàte, chìine de nguàcchie nguacchiàte.

 

«Saltar di palo in frasca» (Il proverbio evidenzia il comportamento, peraltro non insolito, di chi, per superficialità o fretta, passa, parlando o scrivendo, da un argomento a un altro senza alcun nesso logico e facendo, ovviamente, molta confusione).

 

«Raglio d’asino non arriva in cielo» (le parole calunniose e le dicerie degli sciocchi non hanno effetto).

 
Ha scritto la grande poetessa,  Alda Merini: «La cattiveria è degli sciocchi, di quelli che non hanno ancora capito che non vivremo in eterno».
 

«Sacco vuoto non sta in piedi» (l’espressione va riferita a chi si vanta di particolari meriti e di virtù che non ha, ma la sua pochezza finisce presto per essere smascherata).

 

«La sella d’oro non migliora il cavallo» (se uno non ha talento o non è dotato di iniziativa e ingegno non può certamente comprarlo o mascherarlo con facili escamotage. È un po’ come dire che l’abito non fa il monaco).

 

Chiamare gli altri,  invidiosi e gelosi senza un nesso logico è come aver lanciato un boomerang che si ritorce su sé stesso. 

 
Ci iè ccudde? Lassu-a pèrde, s’attacche a ttutte le pelidde e a la feliscene (Chi è quello? Lascialo perdere, si attacca a tutti i peluzzi e alla fuliggine). Si dice dei cavillosi, per i quali ogni pretesto è buono per attaccar briga.

Domenica 8 giugno 2014, per  la XXI Edizione del «Premio Internazionale di Poesia e Narrativa “Città di Bitetto” 2013-2014», la giuria, con il presidente del Premio, il prof. Michele Lucatuorto, grazie alla denuncia di uno dei partecipanti al concorso, ha scoperto, dopo la classificazione dei premiati, nella sezione B «Poesia singola in vernacolo, inedita, a tema libero», la poesia spedita dal furbetto era “edita” e, prontamente, è stata radiata.

Il furbetto non è nuovo a simili azioni, infatti, anche in un’altra manifestazione è stato scoperto partecipando al VII «Concorso di Poesie in Vernacolo Pugliese» Anno 2011-2012 organizzato dalla UIL PENSIONATI di  BARI e di PUGLIA e dall’«A.D.A di Puglia» (Associazione di volontariato per i Diritti dell’Anziano), perché ha inteso partecipare con altra poesia edita, (mentre il regolamento del concorso specificava, con la dichiarazione firmata dal partecipante sottoscrivendo (approvare incondizionatamenteche la poesia è inedita).

Ma chi è il furbetto che si è fatto cogliere con le mani nel miele? Tentando, da buon italiano, di aggirare le regole? Sempre lui, colui che continua a dichiararsi giornalista (invece è pubblicista), scrittore (e non abbiamo ancora visto pubblicare un suo libro scritto di proprio pugno, frutto della sua capacità inventiva), che più volte si firma quale ‘esperto di dialetti e tradizioni’ e dichiara:  «... io non scrivo in dialetto ma mi piace seguire e scrivere eventualmente qualche considerazione, quindi non posso dare alcun apporto in materia» e poi, si permette di correggere chi si diletta con il dialetto barese, demolendone lo scritto con critiche aspre e violente; uno che di ortografia barese non capisce e non ha mai capito niente di grammatica barese.

Ma chi è costui? Non c’è bisogno di citarlo è ARCINOTO negli ambienti della cultura dialettale barese e, soprattutto, più volte nominato nel presente sito «cliccate sui canali Dialetto, categoria Dialetto barese: Errori dialettali, Pestrìgghie pestregghiàte e nella  stessa categoria agli articoli <Critiche Severissime>, <Pestrìgghie pestregghiàte (Critiche Severissime)>  e <Dialetto barese: Nguàcchie Nguacchiàte (Critiche Severissime)»; «Folclore», categoria Decève tagrànne che mammarànne”, articoli <Decève Vastiàne posa piàne>, <Decève la sroche a la nore> e categoria A ccì appartìine (soprannomi)”, articolo <Le sopanòme (4)> ; «Personaggi», categoria “Le puète”, articoli <Giuseppe Romito> e <Giovanni Lotito>).

L’espertologo ( ! ) ha carpito per ben due volte, partecipando a concorsi di poesia, la buona fede dei Presidenti, delle soprascritte organizzazioni, dott. Rocco Matarozzo e prof. Michele Lucatuorto.

Ci siamo domandati: con quale coraggio, con che faccia continua a presentare il suo cosiddetto nuovo libro (che è tutto dire, dichiarato pomposamente barese) che, come nelle sue precedenti pubblicazioni, è un copia-incolla, senza una spiegazione di note linguistiche per agevolare la lettura del dialetto barese, campo nel quale regna l’anarchia grafica assoluta, ciascuno adopera un proprio sistema, il barese viene scritto in tanti dialetti quanti sono gli autori.

Alla presentazione (ha evidenziato che si accede solo per invito. L’espertologo ha avuto timore di rispondere alle domande di studiosi seri, competenti della lingua barese e non solo. La Cultura Barese (storia, folclore, lingua), non può essere riservata solo, a parenti e amici, ma è di pubblico dominioDivulgare la Cultura Locale è una vera e propria missione, se non si vuole continuare ad avere ancora pregiudizi, in modo particolare, sulla lingua barese scritta e orale), ci hanno riferito: non un cenno, neanche le più elementari e condivise regole di grammatica barese, l’espertologo ha illustrato agli astanti (confermando la sua totale incompetenza sull’ortografia e ortoepia barese), i fenomeni di gruppi consonantici all’inizio e nel corpo della parola che per lui non esistono soprattutto a inizio di parola.

Asserisce che è cosa del tutto personale e ignora, invece, che è regola grammaticale non solo barese, ma delle parlate meridionali.

Non sa rispondere all’abuso del j=gei (consonante straniera) che lui pronuncia erroneamente  i lunga (che non esiste negli alfabeti barese, italianolatino). 

Non chiarisce perché in alcune poesie e componimenti in prosa è usato il gei (j) e in altri no?

Perché alcuni autori usano la doppia B scrivendo in dialetto BBare e altri no?

Perché (è questo è gravissimo), alcuni, e soprattutto lui, usano accentare la vocale a, con l’accento acuto (á), mentre in molti usano correttamente l’accento grave (à)? (La (á) con l’accento acuto nella lingua barese come nella lingua italiana non viene scritta e pronunciata chiusa, perché è l’unica vocale di massima apertura).

Perché gli autori hanno adoperato, nelle loro poesie, parole con l’accento grave e nel suo libro, sono state modificate con l’accento acuto e viceversa?

Perché ha modificato parole, accenti, punteggiatura ad alcune poesie? 

Non si è accorto inserendo per intero con il più classico copia-incolla, errori storici e linguistici: «Il poemetto in dialetto barese inedito del sec. XVIII» inserito all’inizio del libro, non documentandosi se esiste la copia originale, perché non si capisce, per esempio, il canonico Francesco Bux, nato a Bari nel 1885, diventa ordinato sacerdote nel 1888, a tre anni dalla nascita. 

Perché in alcune pagine cita la fonte e in alcune no, come a pag. 134, volutamente ha omesso l’autore del capitolo «Poesie dialettali baresi», appropriandosi dello scritto?

E va dicendo e scrivendo in giro che altri sono invidiosi di lui. Di che? Di che cosa? Che si impadronisce degli scritti altrui?

Perché a pag. 38 spiega a chiare lettere: (...) «… Infine non per tutti c’è la traduzione nella lingua italiana, poiché non sempre riportata dagli autori nelle loro originali composizioni.», mentre alle pagg. 87, 88, 163, 164 e 165 inserisce la traduzione di alcuni vocaboli di quattro poesie scritte da Vito Barracano e Agnese Palummo, che non le hanno tradotte?

Perché a pag. 124 nel titolo della poesia è scritto () e nella prima quartina del componimento (du) senz’accento? Qual è la definizione giusta spiegando nella lingua italiana?

Perché in alcuni racconti e poesie non si distingue la vocale (e) tonica da quella atona scrivendo tutte e due senz’accento? Mentre in altre liriche vengono evidenziate?

Perché in alcune poesie la (e) senz’accento a fine vocabolo non è scritta, ma sostituita con un apostrofo?

Come si spiega a pag. 123 il nome Nicola, nelle due lingue: italiano e barese, è scritto con l’accento acuto la vocale (ó), quando è ben documentato che la pronunzia è aperta come si evidenzia correttamente in altre poesie?

E ci fermiamo qui! PE MMÒ! (PE MMÒ, si scrive in barese con l’accento grave sulla (Ò) e no apostrofare (PE MMO’), come ha scritto l’espertologo. 

Continua a dire e scrivere  che siamo invidiosi.

Invidiosi di che? Che continua a fare il furbetto partecipando a concorsi di poesia, non rispettando il regolamento, carpire la buona fede degli organizzatori?

Invidiosi di che? Che ha pubblicato libri che sono copia-incolla?

Invidiosi di chi? Che non risponde alle domande specifiche sull’ortografia barese?

Di sicuro l’espertologo non risponderà, come non ha mai risposto agli inviti di alcuni studiosi dell’Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine”, che più volte lo hanno cortesemente invitato a un confronto pubblico, nel quale possa spiegare perché la sua insistenza nel dire che Bari non ha una grammatica, mentre in una delle sue pubblicazioni ha scritto che la sua collaboratrice, studiosa del dialetto barese, ha contribuito alla redazione di regole grammaticali e ortografiche per la stesura del testo.

Il colmo è che anche nella nuova pubblicazione ha citato nella bibliografia, libri di Alfredo Giovine, il più autorevole autore barese (come è stato definito recentemente dal prof. Pasquale Corsi, docente Ordinario, Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi Aldo Moro - Bari e dal prof. Daniele Giancane, docente del Dipartimento di Scienze Pedagogiche e Didattiche dell’Università di Bari), il quale ha prodotto la Grammatica del Dialetto di Bari (a cura di Felice Giovine).

Come spiega questa grave incongruenza?

Non ha ancora risposto alle nostre sopraindicate affermazioni. È bravo solo nello scrivere che siamo invidiosi e gelosi... di chi? Di che? Che cosa c’entra l’invidia, la gelosia se abbiamo semplicemente posto domande specifiche nel difendere, a spada tratta, la storia, le tradizioni e la lingua barese?  

Non c’è che dire, l’individuo in questione, per l’ennesima volta è stato scoperto con le mani nella marmellata, al pari di un plagio commesso, e non solo.

Speriamo fortemente che negli ambienti culturali e, soprattutto, nel mondo dell’Università degli Studi di Bari, si dia degna considerazione e rispetto alla Baresità autentica (Storia-Lingua-Folclore). 

Comitato Difesa Baresità

Ogni componente, anche individualmente, si impegna, in qualunque luogo, occasione e con ogni mezzo, ad intervenire, contrastando, riprendendo, correggendo affermazioni false e inquinanti, mistificazioni, banalizzazioni, da chiunque provengano, tendenti a distorcere, diffondere inesattezze e travisare la storia, la cultura, la lingua e le tradizioni di Bari e della sua Terra. L’invito ad Aderire è indirizzato a chiunque si riconosca e condivida gli scopi che il Comitato si prefigge, compresa l’uniformità della grafia dialettale.

Campagna di Sensibilizzazione

a cura dei siti web:

www.centrostudibaresi.it (Felice Giovine)

www.dondialetto.it (Gigi De Santis)

La Redazione


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