Il dialetto barese è Bari: la sua storia, la sua anima, la ragione stessa dell'essere suo.  ( Armando  Perotti )               * * *               Non si creda che i dialetti siano destinati a sparire, se mai si moltiplicheranno, pur tenendosi stretti alla lingua  " scritta  "  di Dante.  (Francesco Babudri)               * * *               Il dialetto è l’anima del popolo, la parte meno obliabile, non l’orpello o l’ignoranza come alcuni credono.  (Pasquale Sorrenti)               * * *               Non si può avere piena intelligenza della Divina Commedia senza tenere l’occhio rivolto al dialetto.  (Abbate Giuliani)               * * *              Il dialetto è un potente mezzo di comunicazione e ha diritto di cittadinanza nella scuola, e non solo a livello sperimentale. (Francesco Mininni)               * * *               Io credo che il poeta dialettale può e deve restare fedele al suo dialetto, se non lo fa, rischia di offrire ai suoi lettori, componimenti redatti o un dialetto annacquato o in un italiano adulterato.  (Oronzo Parlangeli)               * * *              Nella città di Bari, sono ancora in molti che identificano il dialetto con la povertà o come marchio di appartenenza agli strati più umili, gretti e ignoranti della società, al contrario di quanto avviene in altre città dove l’uso del dialetto è vezzo, sciccheria e ostentazione. (Alfredo Giovine)               * * *            I dialetti sono specchi più fedeli, più spontanei, forse anche primigenii dell'interiore linguaggio che precede ogni fatto linguistico. (Pio XII)
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19 ottobre 2014
Colore ed Efficacia della Lingua Barese, attraverso la Fèste de la Vidua Vidue - Gigi De Santis
14 ottobre 2014
Bari: Fèste de la Vidua Vidue, 18 e 19 ottobre 2014
10 ottobre 2014
BLUE BIRD BUKOWSKI al NUOVO TEATRO ABELIANO con VITO SIGNORILE e MARY DIPACE
06 ottobre 2014
Colore ed Efficacia della Lingua Barese attraverso i frutti della nostra terra
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Se seguite attentamente dal minuto 8:25,...
mauror58 - 06/01/11 11:01:18
Grazie Dott. DeSantis, mi scuso se non...
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Gentile signor Mauro, ricambiamo con gioia...

Colore ed Efficacia della Lingua Barese, attraverso la Fèste de la Vidua Vidue - Gigi De Santis
Inserito il 19 ottobre 2014 alle 09:14:00 da Gigi. IT - DIALETTO

VIDUA VIDUE

LIRICA DI

 GIGI DE SANTIS

 

ESPOSTA NELLA MOSTRA FOTOGRAFICA 

 

BARI FINE OTTOCENTO / INIZIO NOVECENTO

A CURA DI

 

FELICE GIOVINE

 

Bari - Sala Murat

Piazza del Ferrarese

Redazione Don Dialetto.it  - Bari 


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Bari: Fèste de la Vidua Vidue, 18 e 19 ottobre 2014
Inserito il 14 ottobre 2014 alle 10:14:00 da Gigi. IT - STORIA

 

L’ASSEDIO SARACENO DI BARI DEL 1002

Rievocazione Storica

 

LA VIDUA VIDUE

Saluto di Bari a Venezia

La Fèste

 

BARI

Centro Storico

 

18  19

ottobre 2014

PROGRAMMA

Sabato 18 Ottobre

Domenica 19 Ottobre

 
     

Ore 10:00

Ore 10:00 - 13:00

 

Convegno “Bari 1002”

Bassa banda popolare e banditore

 

Foyer Teatro Petruzzelli

Per le vie della città vecchia

 

Ore 18:00

Rievocazione storica del mercato medievale

 

Timpanisti Nicolaus

Mostra fotografica di Bari ad inizio secolo

 

Piazza Mercantile

Esposizione di libri di storia e tradizioni baresi

 

Ore 18:00

Costumi in mostra del XI secolo

 

Mostra fotografica di Bari ad inizio secolo

Fortino (livello superiore)

 Esposizione di libri di storia delle tradizioni baresi

 Ore 10:00 - 12:00

 

Costumi in mostra del XI secolo

Visite guidate nei luoghi della Bari bizantina

 

Fortino (livello superiore)

Inizio: Fortino (livello superiore)

 

Ore 19:00 - 22:00

Ore 10:00 - 12:00 

 

Rievocazione storica del mercato medievale

 Veleggiata per giovani navigatori

 

Fortino (livello superiore)

Mare antistante la muraglia

 
     

Ore 20:00 - 22:00

Ore 11:30

 

Teatro itinerante con 

Timpanisti Nicolaus

 
Gigi De Santis, Enzo Vacca, Nicola Pignataro,

Basilica di San Nicola  

 

Giuseppe Trizio, Maria Giaquinto, Roberto Negri,

 Ore 12:30  

 

Ivan Dell'Era, Gianni Gelao, Stefano Bitetti.

Rito di chiusura della festa

 
Coordinamento Artistico Vito Signorile

 Saluti del Sindaco 

 

Inizio: Fortino (livello superiore)

Fortino (livello superiore)

 

Convegno “Bari 1002”

 

Don Michele Bellino

Gioia Bertelli

Pasquale Corsi

Felice Giovine

Corrado Petrocelli

Liliana Plantamura

Lucia Sinisi

 

Le mostre

 

Felice Giovine: foto di Bari e della festa

Luigi Spezzacatene: costumi dell'XI secolo in esposizione

APE: Associazione Piccoli Editori 

Comunicato Stampa

Associazione Promozione Sociale «La Vidua Vidue»

 

Redazione Don Dialetto.it  - Bari 


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BLUE BIRD BUKOWSKI al NUOVO TEATRO ABELIANO con VITO SIGNORILE e MARY DIPACE
Inserito il 10 ottobre 2014 alle 07:54:00 da Gigi. IT - Teatro

 

To The Theatre

da giovedì 16 a sabato 18 ottobre 2014

ore 21:00

domenica 19 ottobre 2014

ore 18:00

Gruppo Abeliano

 

Blue Bird Bukowski

 

drammaturgia di

Riccardo Spagnulo

con 

Vito Signorile 

e

Mary Dipace

 

luci

Vincent Longuemare

 

scene di

Michele Iannone

 

regia di

Licia Lanera

Bukowski è morto? Sembra di sì, se andiamo a controllare la sua biografia: il vecchio Buk ci ha lasciato nel 1994. Eppure le librerie sono piene dei sui romanzi e raccolte poetiche che vendono molto bene. Ogni anno spunta qualche manoscritto non ancora pubblicato, ma soprattutto, nella memoria dei suoi lettori e nell’immaginario collettivo, permane la figura dell’anti-intellettuale così attaccato alla vita da preferire corse di cavalli e donne ai salotti letterari.

Bukowski, in un colpo solo, ha mandato a quel paese il sogno americano e ha rivelato in modo sarcastico e disincantato tutta l’ordinaria follia del mondo occidentale. Ci siamo chiesti, se tornasse indietro, se si risvegliasse all'interno di una squallida camera di obitorio, cosa farebbe. La risposta è esattamente quello che ha fatto per tutta una vita: bere, scommettere, fare l’amore e soprattutto scrivere, scrivere e ancora scrivere. In scena, questo fantasma, che ci ricorda che la vita deve essere vissuta fino in fondo (altrimenti vita non è), ridiventa corpo per tentare rocambolescamente una nuova avventura che ruota attorno all’ennesima donna da conquistare (una guardiana-infermiera), ad un’altra scommessa da vincere, all’ultima esperienza da vivere e raccontare.

Bukowski, che ha vissuto da emarginato nei sobborghi delle grandi città trent’anni prima di essere scoperto come autore, conquista il centro del palcoscenico per mostrare a tutto il pubblico che le apparenze non contano: quello che conta è l’azzardo di ciascuno di noi, quello che siamo disposti a perdere. 

Botteghino € 10

080.5427678  

Vi aspettiamo! 

 Comunicato Stampa

Nuovo Teatro Abeliano 


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Colore ed Efficacia della Lingua Barese attraverso i frutti della nostra terra
Inserito il 06 ottobre 2014 alle 08:34:00 da Gigi. IT - DIALETTO

La sète

(la melagrana)

 Fra le molteplici tradizioni scomparse nella nostra città, in una delle domeniche di ottobre, si festeggiava  la giornata campestre denominata “U panare de la sète”.

Un frutto ancora molto gustato e apprezzato nell’intera regione soprattutto nel Salento, in modo particolare, nel bel paese di Palmariggi dove ogni anno la cittadinanza organizza, nella seconda decade di ottobre, una vera e propria sagra.

Leggiamo, attraverso la fusione di due articoli di Alfredo Giovine, il significato della parola melagrana in lingua barese, un frutto che simboleggia l’amicizia.

 

«L’estate è passata e l’autunno si annunzia puntualmente con il saluto di una millenaria dea silvana con le guance sode di prosperosa donna dei campi “che ttande de russe m-bbacce ca se pote tagghià ch’u chertìidde” (con tanto di rosso sul viso che si può tagliare con il coltello).

Le nonne del passato erano depositarie di antiche memorie che raccontavano ai nipotini aprendo loro le porte, del mondo meraviglioso di epoche lontane. Nelle rievocazioni narravano anche della festa campestre barese “du panare de la sète” (festa del paniere della melagrana) che si svolgeva in una delle domeniche di ottobre.

Se molti particolari dei riti sono svaniti con il passare del tempo, i significati e i simboli del frutto si conoscono nella loro difformità come ad esempio, la stranezza di credere allo sproporzionato sviluppo delle radici dei melograni tese a cercarsi ansiosamente sotto terra per abbracciarsi fra loro.

Anche per questo la melagrana fu presa a simbolo di affetto, di unione, concordia, unità della Chiesa. Taluni le facevano benedire. Tenendole fra le mani le mostravano con letizia come buon auspicio. Oppure le offrivano a persone care in segno di affetto, di amore, di amicizia.

Altri le appendevano a chiodi conficcati nei muri di casa mandandole a far compagnia alle ‘pale’ di fichi d’India destinate a rallegrare la tavola di Natale o ad arricchire il presepe per dargli non soltanto un tocco di rustico e di agreste, ma un maggior tono di religiosità, considerando che le melagrane, fra l’altro, ornavano le vesti di sacerdoti dell’antichità come, ad esempio, usavano gli ebrei (G.Ronchetti).

La melagrana è detta in barese la “sète”, sull’origine del nome va detto che la parola proviene da una voce del greco antico dialettale (G. Rohlfs, Etymologische Wörterbuch der unter italienischen Gräzität. Halle, M. Niemeyer, 1930, n. 1939).

Altro studioso di grande dottrina, il prof. G. Alessio, aggiunge nel suo ‘Lexicon Etymologicum’. Napoli, Arte Tipografica, 1976, pag. 375, che il termine “sète” è postulato del barese antico “seda”... Su questa scia Alfonso de Candolle, nel suo lavoro ‘L’origine delle piante coltivate’. Milano, Dumolard, 1883, pag. 317, attingendo da Lenz, ‘Botanik der alten Griechen und Roemer’, a pag. 681 scrive: (Il frutto del melograno) «Lo chiamavano (...) anche Sidai che sembra derivare dai Pelasgi, perché il nome albanese attuale è ‘Sège’».

La pianta sarebbe originaria della Persia e, coltivata fin dalla preistoria, si diffuse specie nei paesi del Mediterraneo ad opera degli uccelli migratori. Beccando i chicchi attraverso le crepe dei frutti con i loro escrementi lasciavano i semi nelle campagne che attraversavano.

Il melograno è ricordato più volte nell’antico testamento sotto il nome di «Rimmon» che è l’origine del nome arabo «Rummàn» o «Rumàn» che in dialetto barese diviene “u romane” per contraddistinguere il contrappeso della stadera non soltanto per la forma del suo frutto «la melagrana», ma anche per il significato simbolico di giustizia e verità.

Soppiantata da incredibili e misteriosi intrugli importati in barattoli la nostrana bevanda, composta di acqua fresca e genuino sciroppo di melagrana (granatina), era uno dei cavalli di battaglia del chiosco al corso di “Fattacciùcce” (soprannome di Pasquale Viola, nonno materno dell’attore barese Mario Mancini -N.d.R.-) - clicca su canale <Folclore>, categoria <A ccì appartìine (soprannomi, nomignoli, agnomi)>, articolo <I soprannomi 3> -.

Una squisitissima bibita leggermente acidula di un delicato “iàggr’e ddolge” (agrodolce), provvidenziale refrigerio per quei baresi “ca scèvene canesciànne sott’a la calandrèdde, spègge de condrore” (che ansimavano sotto il sole ardente, specie di primo pomeriggio)».

L’articolo è stato trascritto e aggiornato con la grammatica dell’ «Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine”».

 

 

Alfredo  e Felice e Giovine Biblioteca dell’Archivio delle Tradizioni Popolari Baresi

Bibliografia ed Emerografia: Alfredo Giovine, «Quando sul presepe troneggiava la melagrana simbolo di amicizia», ne “La Gazzetta del Mezzogiorno”, Bari, 3-11-1987; Alfredo Giovine, «Nostalgia di Bari», Schena Editore, Fasano (BR), 1991.

Foto:: «Il melograno». Libro, “Puglia Terra e mare”, Lorenzo Caputo, Capone Editore / Edizioni del Grifo, Lecce, 2006; fototeca, «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari (1976-2014).

Foto:«La sète».  Libro, “Terra di Bari”, Autori Vari, Editore Federcommercio, Bari, 1990; fototeca, «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari (1976-2014).

La Lingua Barese

è impegno, coerenza,

approfondimento, uniformità.

 È materia di studio e d’insegnamento.

Gigi De Santis

Centro Studi “Don Dialetto”
(Ricerca e Divulgazione della Cultura Popolare Barese)


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Uno scoop nello scoop… ancora scoop - Pestrìgghie, pestregghiàte chìine de nguàcchie nguacchiàte 2
Inserito il 31 agosto 2014 alle 10:14:00 da Gigi. IT - Comunicato stampa

Uno scoop nello scoop… ancora scoop

Il lupo continua a perdere il pelo ma non il vizio.

 

Pestrìgghie, pestregghiàte chìine de nguàcchie nguacchiàte.

 
«Saltar di palo in frasca» (Il proverbio evidenzia il comportamento, peraltro non insolito, di chi, per supeficialità o fretta, passa, parlando o scrivendo, da un argomento a un altro senza alcun nesso logico e facendo, ovviamente, molta confusione).
 

«Raglio d’asino non arriva in cielo» (le parole calunniose e le dicerie degli sciocchi non hanno effetto).

 

«Sacco vuoto non sta in piedi» (l’espressione va riferita a chi si vanta di particolari meriti e di virtù che non ha, ma la sua pochezza finisce presto per essere smascherata).

 

«La sella d’oro non migliora il cavallo» (se uno non ha talento o non è dotato di iniziativa e ingegno non può certamente comprarlo o mascherarlo con facili escamotage. È un po’ come dire che l’abito non fa il monaco).

 

Chiamare gli altri,  invidiosi e gelosi senza un nesso logico è come aver lanciato un boomerang che si ritorce su sé stesso. 

 
Ci iè ccudde? Lassue a pèrde, s’attacche a ttutte le pelidde e a la feliscene (Chi è quello? Lascialo perdere, si attacca a tutti i peluzzi e alla fuliggine). Si dice dei cavillosi, per i quali ogni pretesto è buono per attaccar briga.

Domenica 8 giugno 2014 a Bari si sono verificati tre scoop nelle categorie: politica, sportiva e dialettale. Uno dei tre lo definiamo, a pieno titolo: «uno scoop nello scoop… ancora scoop». Andiamo per ordine.

Il primo scoop è intitolato alla politica strettamente locale, Bari ha un nuovo Sindaco, Antonio Decaro che ha stravinto al ballottaggio nel confronto con il rappresentante di centrodestra, l’ingegnere Domenico Di Paola, con il 65,4%.

Il secondo scoop è dedicato alla Bari Calcio per nuovo record di spettatori nel campionato di serie B, allo stadio «San Nicola», quasi sessanta mila, con una coreografia singolare; uno striscione con la gigantesca figura del Santo Patrono di Bari “Sanda Necole”.

Veniamo allo scoop più scoop, vale a dire al furbetto che continua a perdere... il pelo ma non il vizio.

Domenica 8 giugno, per  la XXI Edizione del «Premio Internazionale di Poesia e Narrativa “Città di Bitetto” 2013-2014», la giuria, con il presidente del Premio, il prof. Michele Lucatuorto, grazie alla denuncia di uno dei partecipanti al concorso, ha scoperto, dopo la classificazione dei premiati, nella sezione B «Poesia singola in vernacolo, inedita, a tema libero», la poesia spedita dal furbetto era “edita” e, prontamente, è stata radiata.

Il furbetto non è nuovo a simili azioni, infatti, anche in un’altra manifestazione è stato scoperto partecipando al VII «Concorso di Poesie in Vernacolo Pugliese» Anno 2011-2012 organizzato dalla UIL PENSIONATI di  BARI e di PUGLIA e dall’«A.D.A di Puglia» (Associazione di volontariato per i Diritti dell’Anziano), perché ha inteso partecipare con altra poesia edita, (mentre il regolamento del concorso specificava, con la dichiarazione firmata dal partecipante sottoscrivendo (approvare incondizionatamenteche la poesia è inedita),

Ma chi è il furbetto che si è fatto cogliere con le mani nel miele? Tentando, da buon italiano, di aggirare le regole? Sempre lui, colui che continua a dichiararsi giornalista (invece è pubblicista), scrittore (e non abbiamo ancora visto pubblicare un suo libro scritto di proprio pugno, frutto della sua capacità inventiva), che più volte si firma quale ‘esperto di dialetti e tradizioni’ e dichiara:  «... io non scrivo in dialetto ma mi piace seguire e scrivere eventualmente qualche considerazione, quindi non posso dare alcun apporto in materia» e poi, si permette di correggere chi si diletta con il dialetto barese, demolendone lo scritto con critiche aspre e violente; uno che di ortografia barese non capisce e non ha mai capito niente di grammatica barese.

Ma chi è costui? Non c’è bisogno di citarlo è ARCINOTO negli ambienti della cultura dialettale barese e, soprattutto, più volte nominato nel presente sito «cliccate sul canale Dialetto, categoria Dialetto barese: Errori dialettali, Pestrìgghie pestregghiàte e nella  stessa categoria agli articoli <Critiche Severissime>, <Pestrìgghie pestregghiàte (Critiche Severissime)>  e <Dialetto barese: Nguàcchie Nguacchiàte (Critiche Severissime)»; «Folclore», categoria Decève tagrànne che mammarànne”, articoli <Decève Vastiàne posa piàne>, <Decève la sroche a la nore> e categoria A ccì appartìine (soprannomi)”, articolo <Le sopanòme (4)> ; «Personaggi», categoria “Le puète”, articoli <Giuseppe Romito> e <Giovanni Lotito>).

L’espertologo ( ! ) ha carpito per ben due volte, partecipando a concorsi di poesia, la buona fede dei Presidenti, delle organizzazioni, dott. Rocco Matarozzo e prof. Michele Lucatuorto.

Ci siamo domandati: con quale coraggio, con che faccia ha presentato il suo cosiddetto nuovo libro in dialetto barese che, come nelle sue precedenti pubblicazioni, è un copia-incolla, senza una spiegazione di note linguistiche per agevolare la lettura del dialetto barese, campo nel quale regna l’anarchia grafica assoluta, ciascuno adopera un proprio sistema, il barese viene scritto in tanti dialetti quanti sono gli autori.

Alla presentazione non ha spiegato (e come poteva spiegare?) i fenomeni di gruppi consonantici all’inizio e nel corpo della parola che per lui non esistono soprattutto a inizio di parola. Asserisce che è cosa del tutto personale e ignora, invece, che è regola grammaticale non solo barese, ma delle parlate meridionali.

Non sa rispondere all’abuso del j=gei (consonante straniera) che lui pronuncia erroneamente  i lunga (che non esiste negli alfabeti barese, italianolatino). 

Non chiarisce perché in alcune poesie e componimenti in prosa è usato il gei (j) e in altri no?

Perché alcuni autori usano la doppia B scrivendo in dialetto BBare e altri no?

Perché (è questo è gravissimo), alcuni, e soprattutto lui, usano accentare la vocale a, con l’accento acuto (á), mentre in molti usano correttamente l’accento grave (à)?

Perché gli autori hanno adoperato, nelle loro poesie, parole con l’accento grave e nel suo libro, sono state modificate con l’accento acuto e viceversa?

Perché ha modificato parole, accenti, punteggiatura ad alcune poesie? 

Non si è accorto inserendo per intero con il più classico copia-incolla, errori storici e linguistici «Il poemetto in dialetto barese inedito del sec. XVIII» inserito all’inizio del libro, non documentandosi se esiste la copia originale, perché non si capisce, per esempio, il canonico Francesco Bux, nato a Bari nel 1885, diventa ordinato sacerdote nel 1888, a tre anni dalla nascita. 

Perché in alcune pagine cita la fonte e in alcune no come a pag. 134, volutamente ha omesso l’autore del capitolo «Poesie dialettali baresi», appropriandosi dello scritto?

E va dicendo e scrivendo in giro che altri sono invidiosi di lui. Di che? Di che cosa?

Perché a pag. 38 spiega a chiare lettere: (...) «… Infine non per tutti c’è la traduzione nella lingua italiana, poiché non sempre riportata dagli autori nelle loro originali composizioni.», mentre alle pagg. 87, 88, 163, 164 e 165 inserisce la traduzione di alcuni vocaboli di quattro poesie scritte da Vito Barracano e Agnese Palummo, che non le hanno tradotte?

Perché a pag. 124 nel titolo della poesia è scritto () e nella prima quartina del componimento (du) senz’accento? Qual è la definizione giusta in italiano?

Perché in alcuni racconti e poesie non si distingue la vocale (e) tonica da quella atona scrivendo tutte e due senz’accento? Mentre in altre liriche vengono evidenziate?

Perché in alcune poesie la (e) senz’accento a fine vocabolo non è scritta ma sostituita con un apostrofo?

Come si spiega a pag. 123 il nome Nicola, nelle due lingue: italiano e barese, è scritto con l’accento acuto la vocale (ó), quando è ben documentato che la pronunzia è aperta come si evidenzia correttamente in altre poesie?

E ci fermiamo qui! PE MMÒ! (PE MMÒ, si scrive in barese con l’accento grave sulla (Ò) e no apostrofare (PE MMO’), come ha scritto l’espertologo. 

Continua a dire e scrivere  che siamo invidiosi. Invidiosi di che? Che continua a fare il furbetto partecipando a concorsi di poesia, non rispettando il regolamento, carpire la buona fede degli organizzatori? Invidiosi di che? Che ha pubblicato libri che sono copia-incolla? Invidiosi di chi? Che non risponde alle domande specifiche sull’ortografia barese?

Di sicuro l’espertologo non risponderà, come non ha mai risposto agli inviti di alcuni studiosi dell’Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine”, che più volte lo hanno cortesemente invitato a un confronto pubblico, nel quale possa spiegare perché la sua insistenza nel dire che Bari non ha una grammatica, mentre in una delle sue pubblicazioni spiega che la sua collaboratrice, studiosa del dialetto barese, ha contribuito alla redazione di regole grammaticali e ortografiche per la stesura del testo.

Il colmo è che anche nella nuova pubblicazione, ha citato nella bibliografia, libri di Alfredo Giovine, il più autorevole autore barese (come è stato definito recentemente dal prof. Pasquale Corsi, docente Ordinario, Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi Aldo Moro - Bari e dal prof. Daniele Giancane, docente del Dipartimento di Scienze Pedagogiche e Didattiche dell’Università di Bari), il quale ha prodotto la Grammatica del Dialetto di Bari (a cura di Felice Giovine).

Come spiega questa grave incongruenza?

Non ha ancora risposto alle nostre soprascritte affermazioni. È bravo solo nello scrivere che siamo invidiosi e gelosi... di chi? Di che? Che cosa centra l’invidia, la gelosia se abbiamo semplicemente posto domande specifiche nel difendere, a spada tratta, la storia, le tradizioni e la lingua barese.  

Non c’è che dire, l’individuo in questione, per l’ennesima volta è stato scoperto con le mani nella marmellata, al pari di un plagio commesso, e non solo.

Speriamo fortemente che negli ambienti culturali e, soprattutto, nel mondo dell’Università degli Studi di Bari, si dia degna considerazione e rispetto alla Baresità autentica (Storia-Lingua-Folclore). 

Comitato Difesa Baresità

Ogni componente, anche individualmente, si impegna, in qualunque luogo, occasione e con ogni mezzo, ad intervenire, contrastando, riprendendo, correggendo affermazioni false e inquinanti, mistificazioni, banalizzazioni, da chiunque provengano, tendenti a distorcere, diffondere inesattezze e travisare la storia, la cultura, la lingua e le tradizioni di Bari e della sua Terra. L’invito ad Aderire è indirizzato a chiunque si riconosca e condivida gli scopi che il Comitato si prefigge, compresa l’uniformità della grafia dialettale.

Campagna di Sensibilizzazione

a cura dei siti web:

www.centrostudibaresi.it (Felice Giovine)

www.dondialetto.it (Gigi De Santis)

La Redazione


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COMITATO BARESE PER L'ABOLIZIONE DELLA J (gei)
Inserito il 05 giugno 2014 alle 08:14:00 da Gigi. IT - DIALETTO

Credenze linguistiche

 

Comitato barese per l’abolizione della J (gei)

Per combattere il punteruolo rosso che sta decimando il patrimonio delle palme, occorre una massiccia e sistematica azione di contrasto e annientamento del nefasto coleottero, stesso impegno per combattere uso e abuso della J (gei).

Impegno che il Centro Studi Baresi intende perseguire per debellare tale erroneo utilizzo. Non sono pochi coloro che ignorano che la J con la lingua italiana non ha nulla a che spartire. Ma la cosa grave e che, lo ignorino giornali e telegiornali, alimentando convincimenti errati per l’uso incondizionato.

Per esempio scrivono jaluronico e lo sentiamo pronunciare ialuronico, scrivono jella, jettatore e le sentiamo pronunciare iella e iettatore. Scrivono junior e lo pronunciano iunior. Jesolo per Iesolo, Jole per iole, jaja per iaia, e ancora scrivono jonio, japigia, e leggono ionio, ionico, iapigia e iapigi, e poi non si comprende perché pronuncino Giazz per Jazz, Gim per Jim, Giolli per Jolly, Giumbo per Jumbo, giungla per jungla, ecc. Allora se scrivi Juventus devi leggere Giuventus, al pari di Jovanotti per Giovanotti, se leggi iunior devi scrivere iunior, se scrivi junior devi leggere giunior.

Tale confusione, la si riscontra anche nelle trascrizioni dialettali, generando il convincimento che trattandosi di dialetto, ognuno possa adottare il sistema di scrittura che più preferisce, senza tener conto che ciò ne limiterà la comprensione, relegando lo scritto solo a quanti riusciranno a interpretarlo. Chiunque riconoscendosi tra “gli insorti” voglia aderire al Comitato, è sollecitato a segnalare, non solo, alla redazione dell’«Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine”», ma soprattutto a chi le commette, le scorrette grafie sollecitandone la correzione, per la salvaguardia della lingua italiana e della nostra grafia barese.

«Se si parla e si scrive italiano italianamente, si scriva barese, baresemente»

 Felice Giovine

Presidente dell’Accademia della Lingua Barese“Alfredo Giovine”

Noi,

Centro Studi Don Dialetto

Contributo alla Ricerca, Recupero, Difesa,

Valorizzazione e Diffusione

della Cultura Popolare e della Lingua Barese -

 

Aderiamo al

«Comitato Barese»

del

Centro Studi Baresi

La Redazione “Don Dialetto.it” - Bari

La Lingua Barese

è impegno, coerenza,

approfondimento, uniformità.

 È materia di studio e d’insegnamento.


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PRONTO SOCCORSO LINGUISTICO: ACCADEMIA DELLA LINGUA BARESE - A. GIOVINE
Inserito il 04 giugno 2014 alle 07:54:00 da Gigi. IT - Accademia della Lingua Barese

  

 

A tutti i baresi e “giargianesi

 

L’ Accademia della lingua barese 

Alfredo Giovine

 

comunica che è operativo il

 

Pronto Soccorso Linguistico

cui rivolgersi per non commettere

errori nella scrittura.

 

Non mortificate Bari

con grafie astruse.

 

Basta una telefonata:

 

iè n-dune !!!

Comunicato Stampa

Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine”


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Ricordo di don Alfredo Giovine, indimenticabile anima di Bari
Inserito il 02 aprile 2014 alle 06:04:00 da Gigi. IT - Auguri

Alfredo Giovine

Memorabile, Ineguagliabile Cantore di Bari

1907 - 2 aprile2014

Storico, musicografo, demologo, dialettologo, poeta popolare.

Custode e Divulgatore delle Tradizioni e della Cultura Popolare Barese e Civiltà Musicale Pugliese

BBare la zita mè

 

U-amòre mì sì TTu.

Ì pènze sèmb’a TTè

BBare du core mì 

Tu sì la zita mè      

 

E qquann’arrive magge

Ì sènghe atturn’a mmè

Ca l’arie, mare e rrose

Addorene de Tè.

(...) Chi non conosce l’amore dei Napoletani per la loro Napoli? Ma l’opera di folkloristica barese e questa nuova testimonianza di baresità mi fanno dire all’indirizzo di Alfredo Giovine, che molti Napoletani messi insieme, non superano in intensa e in trasporto l'amore che il Giovine nutre con così inestinguibile fiamma per quella Bari della quale tant’è invaghito, da chiamarla costantemente la “Zita mè”  - la sposa mia.

Francesco Babudri (1963)

Abbrile

 

 Quann’arrive premavère,:

N-gann’a mmare la matine,

Stà n’addore, no de fiùre,

Ma de laghena marine.

 

Assedùdet’a nu chiangòne,

 M’acchiamènghe le gaggiàne,

E stu core nzìim’a llore,

Va e vvène da lendane.

 

Pò u sole che le ragge,

Com’a nu prestigiatòre,

 Le capidde mì d’argìinde,

Me le tènge tutte d’ore.

 

Com’acquànne da maffiùse

Iì facève u trembettìire,

Nanza nanz’a la fanvare

 De le uàppe bressagglìire.

 

Pò, na larma breveggnòse

Scorre m-bbacce chiàne chiàne

E se spèrde tremuànne

Sop’o squèrze de la mane.

 
Alfredo Giovine

Per riconoscenza e ricordarlo negli anni, la Giunta Municipale, il 29 giugno 2000 con delibera n° 779 gli ha dedicato il tratto terminale dell’attuale Strada Adriatica che si sviluppa dopo il complesso balneare ‘Il Trullo’ finendo all’altezza dell’ex ‘Camping San Giorgio’. 

La mattina del 24 marzo 2001 c’è stata l’inaugurazione della nuova denominazione stradale Via Alfredo Giovine (demologo 1907-1995).

Servì Bari, senza servirsene


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Don Dialetto su Youtube: Cucina Tipica in Lingua Barese
Inserito il 28 marzo 2014 alle 17:35:00 da Gigi. IT - Cucina barese

Cucina Tipica in Lingua Barese

Non è una novità. È una peculiarità vedere in video la scrittura uniforme e sentire la pronuncia corretta della lingua barese su Youtube, grazie alla collaborazione di Nico Tomasicchio.

Il nostro Gigi ha aderito all’idea di pubblicare, a puntate, l’iniziativa culturale «La Lingua Barese», in collaborazione con l’«Accademia della Lingua Barese”Alfredo Giovine”» a cura di Gigi De Santis e Felice Giovine, presentata il 22 febbraio scorso nella sede dell’ECCEZIONE di  Bari del direttore artistico Rino Bizzarro, giunta alla XII stagione artistica.

21 e 26 marzo sono state messe in visione le prime due puntate della «Cucina Tipica in Lingua Barese», col titolo gastronomico locale “La Caldare” e con la briosa sigla di testa del gruppo barese i «Radicanto».

Le prime due ricette sono state: “Accome se fascene le strascenàte” e “Le ciggere che la pasta mesckate”. Ricette scelte da due tradizionali volumi di due noti autori baresi: Alfredo Giovine e Giovanni Panza: “U Sgranatòrie de le Barìse”, edito dalla Biblioteca dell’Archivio delle Tradizioni Popolari Baresi, collana gastronomica, 1968 (ristampato con l’arricchimento delle illustrazioni nel 1980, Edizioni Fratelli Laterza di Bari e nel 1992, Franco Milella Editore di Bari) e “La Checine de nononne”, Schena Editore, Fasano (BR1982 (giunto alla edizione: 1984, 1989, 2003, 2010).

Gigi e Nico hanno pensato a una gradita iniziativa continuando nel diffondere, grazie anche al prezioso e autorevole contributo dell’«Accademia della Lingua Barese”Alfredo Giovine”», un’ulteriore testimonianza video, per promuovere la lingua natia di Bari, scritta, parlata e recitata gustando l’ascolto delle pietanze ricche anche di condimenti linguistici: vocaboli, locuzioni, frasi idiomatiche, recuperate e diffuse nella loro genuinità.

La nuova ricetta

Patane, ris’e ccozze.

è inserita

Buona visione su Youtube, scrivendo Cucina Tipica in Lingua Barese o Nico Tomasicchio.

 

1ª Immagine dell’Istituto Geografico De Agostini, «Puglia, guida turistica e gastronomica», Novara, 1978; Gigi De Santis, fototeca, Archivio Centro Studi “Don Dialetto” (1976-2014).

 Foto: «L'ECCEZIONE», fototeca, Nico Tomasicchio, Bari 2014; Gigi De Santis, fototeca, Archivio Centro Studi “Don Dialetto” (1976-2014).

Redazione Don Dialetto.it  - Bari 


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Grammatica Barese: La i che cambia i suoni
Inserito il 09 marzo 2014 alle 09:14:00 da Gigi. IT - DIALETTO

La Gazzetta del Mezzogiorno

 

Bari, 15 settembre 2013

 

Felice Giovine

Presidente dell’Associazione Culturale

Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine”

 

Il Dialetto di Bari

ha una propria grammatica 

quindi è una lingua viva

Domenica, 15 settembre 2013, «La Gazzetta del Mezzogiorno», ha pubblicato un secondo interessante articolo riguardante le regole della grammatica barese a cura di Felice Giovine, presidente dell’ «Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine”».

Un’intera pagina spiega l’importante ruolo della vocale “«i» che cambia i suoni”, il fenomeno della «i» prostetica o pròtesi (aggiunta), che «Il Conciso» del Vocabolario della Lingua Italiana dell’Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, Roma, Edizione 1998 dà una definizione esatta che è la seguente:

«Fenomeno fonetico consistente nello sviluppo di un elemento non etimologico (vocalico o semivocalico) all’inizio di una parola, per esigenze eufoniche (per es., la i che viene talvolta preposta, oggi sempre più raramente, alle parole comincianti con la cosiddetta s «impura», dopo una parola che termina con una consonante: in istrada, in Ispagna, per iscritto, per ischerzo, ecc.».

Nella lingua barese il fenomeno è lo stesso, ossia: «Vi sono parole baresi che da sole e in determinate situazioni non possono essere pronunciate se non vengono sorrette da una delle vocali ‘i’ o ‘u’, dette vocali prostetiche»  (Alfredo Giovine: Il Dialetto di Bari. Guida alla grammatica, Edizioni Giuseppe Laterza, Bari dic. 2005).

Infine, la funzione del semidittongo «iì», pronome personale di prima persona, io, che in barese è «ì»; esiste anche una versione con pronuncia peculiare barese che, per caratterizzarla, va trascritta con iì (con i prostetica); questi è un semidittongo ed è formato dalla semivocale ( i ) e dalla vocale (ì) accentata (i e u in barese, davanti ad altre vocali, hanno sempre funzione semivocalica - es. iìnde, iìdde).

È chiaro, che il pronome in barese (), non va mai scritto con la consonante straniera (j), come si ostinano a scrivere certuni. La J (gei, che qualcuno ancora considera una i lunga) peraltro, non esiste nell’alfabeto italiano come in quello latino (come lo ha evidenziato chiaramente Felice Giovine, nell’articolo di domenica sulla Gazzetta); tale segno (j=gei), è presente solo in lingue straniere e la sua pronuncia varia (come jungla, jazz, james, jour; e non, per es. jonico, japigia, jus, justitia, jesi, jacopo, ecc. non esistono, ma sono utilizzate da coloro che ignorano alfabeti e lingue italiana e latina). Possiamo annunciare che è un articolo coi fiocchi, scritto con competenza. Molto efficaci sono le introduzioni sia a questo articolo che a quello di sabato 31 agosto (E imparate a pronunciare la «e»), che hanno mandato su tutte le furie l’ “esperto di dialetto e tradizioni popolari” (così si firma), capace solo di contestare i due articoli, senza entrare nel merito (evidenziando la scarsa competenza e affidandosi a riporti di altri, affermazioni, peraltro, non attinenti all’argomento). Costui che si firma anche “giornalista” (invece è pubblicista), scrittore (e non abbiamo ancora visto un libro scritto di proprio pugno, frutto della sua capacità inventiva), e che si definisce “caporedattore” in un blog (sic), non ha mai affrontato nel merito una sola questione grafica ma ha elargito solo pettegolezzi, critiche e fumosi riferimenti, che non centrano mai l’obiettivo, mentre di studiare la grammatica barese non ne vuole sapere “No nge ngozze”.

Felice Giovine ha scritto nell’introduzione: «Il figlio di Alessandro Dumas diceva: «Non discutere mai: non convincerai nessuno. Le opinioni sono come i chiodi, più ci si picchia sopra, più entrano in profondità», analogo all’intrigante detto barese «Ce t’ha da fà tagghià, veccìre bbuène t’ha da capà» (se devi fare qualcosa di impegnativo fallo con chi ne è all’altezza)». Tali affermazioni sono state considerate segno di orgoglio, arroganza e presunzione, io aggiungerei d’invidia, per cui vanno rispedite al mittente, perché rispecchiano perfettamente la persona che le ha scritte. Invece di perdere tempo e fare “malesànghe” e “abbettàsse de bbile” perché non si mette a studiare la grammatica di Giovine, così si erudisce un po’ in quel settore che si dichiara esperto, se ne convince e rende un servigio alla cultura cittadina?  Ma il suo, non è un caso isolato, annovera addirittura dei seguaci; sì, avete inteso bene: seguàci!

Uno di questi afferma, leggete... leggete che dice (ed è una ex docente...); “Se nella lingua italiana la semiconsonante j (i lunga) è quasi scomparsa, nella grafia dialettale barese si usa quando è seguita dalla vocale i all’inizio di parola o di sillaba per trascrivere il suono gutturale di alcuni termini come: ji, jidde, jisse, jinde, jirte, jire, jigne, jirre (e iòrre), ajíre, trajíne”. 

Commento: Tempo addietro affermava che la j (che chiamava e chiama i lunga, e ha inculcato ad alunni tale sciocchezza) appartenesse all’alfabeto italiano, facendo arrivare a 22 le lettere, quando per le grammatiche serie, sono 21 (5 vocali  e 16 consonanti); e poi, afferma che si tratta di una semiconsonante.

Continua: “La vocale iniziale i da sola forma sillaba. Se il gruppo iì muta in ì per scrivere: pur’ì = pure io,  pur’idde  = pure lui, con la caduta della i detta eufonica, secondo me è da ritenere valida l’espressione:  [ i]pure ji, pure jidde”. (E ce ha velùte disce, non ze capìssce nudde). Ora se volesse trascrivere pure jì in pur’ì, facendo l’elisione, quale regola grammaticale potrebbe applicare o invocare, per far cadere ovvero eliminare una semiconsonante, quando sappiamo che essa si ottiene solo con vocali e mai con consonanti o semiconsonanti? 

Un’altra gaffe è che si domanda, avendo letto l’articolo di Felice Giovine (ma l’ha letto con attenzione e con competenza?), «C’è chi sostiene che il gruppo iì sia un semidittongo, ma esiste questa figura grammaticale?».

Nella grammatica italiana è evidente che questo fenomeno non esiste, lo sanno anche gli alunni della terza elementare, perché nella lingua italiana non ci sono vocaboli che iniziano con due (ii), (), (ìi). In barese, e qui viene rimarcato uno dei tanti  fenomeni della lingua barese (),  formato, e qui viene spiegato per l’ennesima volta, a chiare note, senza possibilità di fraintendimenti.

La prima i (è prostetica e semivocale. In barese i e u davanti ad altre vocali hanno sempre funzione semivocalica... quante volte lo dobbiamo ripetere per iscritto e a voce?). La seconda ì (è accentata, con l’accento grave ed è vocale piena) e non come qualcuno ha riportato e riporta scrivendo (ii), (), (ji), (jji), (), (ij). Quindi il semidittongo (), fa parte esclusivamente della grammatica barese evidenziato, grazie a seri e continui studi sul Dialetto di Bari, sin dal 1964, dal più autorevole storico, demologo, musicografo, linguista barese autentico, Alfredo Giovine, ignorato volutamente da certuni che si sono dichiarati più volte esperti, docenti del dialetto barese.    

Ma poi, la cosa di cui non ci si vuole convincere e ammettere, è che il dialetto barese, antecedente all’italiano, ha nel suo “dna linguistico”, particolari fenomeni grafici e fonetici, che si ignorano ostinatamente, per non concedere assensi a chi ne ha evidenziato natura e proprietà, e perché annullerebbero convinzioni di precedenti appassionati o studiosi, che hanno preso in definitiva delle “cantonate”. Come dice un antico proverbio ancora in uso “o squagghie de la nève ...”.

Ed è di questi signori, che li abbiamo colti in fallo (e non ce ne siamo accorti solo noi), a proposito dell’ortografia barese, in un loro recente libretto scrivendo il seguente strafalcione (e non è il solo): “àda pertá nzíne”. Invece la frase va scritta in lingua barese: ha da pertà n-zìine (la vocale (a) di “pertà” si evidenzia con l’accento grave, perché è per natura aperta e,  in barese, la maggior parte delle parole si pronunciano aperte. Anche nella lingua italiana e nell’alfabeto fonetico, non esiste l’(a) con l’accento acuto. E ci fermiamo qui!). Il paradosso è che uno di loro (l’espertologo) ha affermato elogiando la sua collaboratrice: «… Si è dedicata con passione allo studio del dialetto barese, contribuendo alla redazione di regole grammaticali e ortografiche», mentre lui, in più occasioni, ha asserito con convinzione che il dialetto barese non ha una grammatica e quindi non è una lingua.

A quest’ultima affermazione, inseriamo due risposte espresse tempo fa in una trasmissione radiofonica della Rai (Radio Anch’io del 13-08-2009 ore 09:00). La prima è della professoressa Marasca, dell’Accademia della Crusca: «… oltre 30% della popolazione usa ancora il dialetto in alcune regioni come Sicilia e Veneto la percentuale è più alta… Tutti i dialetti sono lingue».

La seconda è dell’attore napoletano Beppe Barra: «Io non vado a insegnare nelle Università, ma parlare con gli studenti… Difenderò il dialetto finché avrò voce».

Storia mè nonn-è cchiù, mal’a llore e bbèn’a nnù.

Redazione Don Dialetto.it  - Bari 


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