Il dialetto barese è Bari: la sua storia, la sua anima, la ragione stessa dell'essere suo.  ( Armando  Perotti )               * * *               Non si creda che i dialetti siano destinati a sparire, se mai si moltiplicheranno, pur tenendosi stretti alla lingua  " scritta  "  di Dante.  (Francesco Babudri)               * * *               Il dialetto è l’anima del popolo, la parte meno obliabile, non l’orpello o l’ignoranza come alcuni credono.  (Pasquale Sorrenti)               * * *               Non si può avere piena intelligenza della Divina Commedia senza tenere l’occhio rivolto al dialetto.  (Abbate Giuliani)               * * *              Il dialetto è un potente mezzo di comunicazione e ha diritto di cittadinanza nella scuola, e non solo a livello sperimentale. (Francesco Mininni)               * * *               Io credo che il poeta dialettale può e deve restare fedele al suo dialetto, se non lo fa, rischia di offrire ai suoi lettori, componimenti redatti o un dialetto annacquato o in un italiano adulterato.  (Oronzo Parlangeli)               * * *              Nella città di Bari, sono ancora in molti che identificano il dialetto con la povertà o come marchio di appartenenza agli strati più umili, gretti e ignoranti della società, al contrario di quanto avviene in altre città dove l’uso del dialetto è vezzo, sciccheria e ostentazione. (Alfredo Giovine)               * * *            I dialetti sono specchi più fedeli, più spontanei, forse anche primigenii dell'interiore linguaggio che precede ogni fatto linguistico. (Pio XII)
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egr.dott.desantis, vedo che ha fatto presto...
therock - 07/01/11 14:40:35
Se seguite attentamente dal minuto 8:25,...
mauror58 - 06/01/11 11:01:18
Grazie Dott. DeSantis, mi scuso se non...
Gigi - 05/01/11 09:32:10
Gentile signor Mauro, ricambiamo con gioia...

Colore ed Efficacia della Lingua Barese, attraverso vocaboli di provenienza francese
Inserito il 27 novembre 2014 alle 10:04:00 da Gigi. IT - DIALETTO

Parole francesi... m-barèse  - 4

Ultima parte di alcuni termini baresi che hanno etimologia francese. Si continua dalla lettera R alla lettera Z. Tra parentesi quadra l’etimologia sottintesa è sempre quella francese, mentre viene richiamata quella dell’ulteriore provenienza.

Come sottolineato nei precedenti articoli  (cliccare canale Dialetto, categoria  Dialetto DOC , ultimi elementi),  non vuol essere un elenco completo ed esaustivo, consci che tanti altri lemmi non sono stati considerati, non per dimenticanza, anzi, rivolgiamo invito ai nostri cortesi iscritti e navigatori occasionali del presente sito di segnalarcene, qualora ne fossero a conoscenza, grati fin d’ora; per un maggior approfondimento della nostra lingua, per la preparazione di un “benedetto” vocabolario e nell’interesse di quanti seguiranno.  

Per facilitare la lettura in lingua barese è bene che sia tenuto conto che le «e» senza accento di una parola sono semi mute, come in francese. La «è» tonica si legge come la consorella italiana: «ndeghelètte» ha la terza «e» accentata, mentre la prima, la seconda e la quarta sono semi mute. È come se si leggesse «ndghlett», ma si scrive categoricamente «ndeghelètte», rispettando l’ortografia barese.

R -

ragù [ ragoût ] - Sugo fatto di pezzi di carne di diverse specie: maiale, vitello, agnello.

redesciossè   [ rèz au chaussès]. - Piano rialzato, posto fra il piano terra e il piano nobile.

 

S -

salone s.f. [ salon ] - Salone, per antonomasia la sala da barba, bottega del barbiere.

salviètte s.f. [ serviette ] - Tovagliolo/i.

scemise s.m. [ chemise] - Cappotto leggero; tipo di soprabito scuro.

sciàlle s.m. [ châle ] - Scialle, drappo di lana, seta, che si porta sulle spalle, piegato a triangolo; dim.: sciallètte.

sciambàgne s.m. [ champagne ] - Spumante, per vini bianchi frizzanti.

sciarabbàlle s.m. [ char-à-bancs ] - Baroccio, bir(r)occio.  Carro a due ruote leggero e veloce, per il trasporto di merci e per lavori poco impegnativi.

sciarrètte s.f. [ charette , dim. ‘char’] - Calesse, carrozzino leggero a due ruote e a due posti, con o senza copertura a mantice trainato da un solo cavallo.

scicche s.m. [ chic ] - Giacchetta elegantissima.

sckife s.m.. [ ant.: eschif ] - Schifo: Me fasce sckife a sendìirte a gastemà a dattànde (Mi fai schifo a sentirti bestemmiare tuo padre).

sckifì agg. [ ant.: eschif ] - Schifo:  Scì a fernèssce a sckifì, (andare a schifo), tutto va male, per mancanza di rispetto anche delle regole.

segretè s.m. [ secrétaire ] - Mobile con tiretti segreti; scrittoio.

senètte s.m. [ proven. Francia meridionale, sonet ] - Sonetto, piccolo suono; componimento poetico di quattordici endecasillabi, diviso in due parti: la prima di due quartine a rime aperte e chiuse oppure alternate; la seconda di due terzine.

sgarrà v. tr. [ égarer, ant.: esguarer ] - Sgarrare; errare; non rigare diritto; uscire dal seminato; sbagliare: Non zi sgarrànne che mmè (Non sbagliare con me).

sgrossce [ escroc ] - A sbafo; gratis: Me sò ffatte na mangiàte a sgrossce (Ho mangiato a sbafo, senza pagare).

sguìnge [ guenchir ] - Storto, piegato in due. Scecuà a sguìnge, tipo di giuoco infantile in cui uno dei partecipanti, estratto a sorte, deve piegarsi in due, appoggiandosi al muro e fare da soma d’asino per accogliere gli altri partecipanti, i quali non devono toccare terra, chi lo facesse, andrebbe a fare il sotto; cavallina.

sparatràcche (e sparatràppe) s.m. [ sparadrap ] - Cerotto telato adesivo  usato per fissare garze e bende.

speccià v. tr. [ dépêcher ] - Sbrigare; disimpegnare, risolvere, adempiere; anche invito a fare presto; Te uè speccià a fernèssce de mangià? (Ti vuoi sbrigare a finire di mangiare?). 

stevale s.m.. [ ant.: estival] - Stivale. Calzatura di cuoio, alta, che copre la gamba sino al ginocchio.

tirabusciò s.m. [ tire-bouchon ] - Cavatappi.

 

T -

tirabusciò s.m. [ tire-bouchon ] - Cavatappi.

tolètte s.f. [ toilette ] - Mobile di camera con specchio.

trembà v. [popolare]. - Trombare, impastare la massa, l’atto di comprimere alternativamente con i pugni la massa, composta di farina, acqua e lievito. È come se due stantuffi affondassero nella soffice pasta per renderla omogenea. Il movimento di penetrazione a pugni chiusi nella massa della pasta stesa sul tavoliere, con maliziosa allusione al francese trombleur, ha fatto nascere il trembà barese (analogo significato di pombà: pompare) con il significato di fornicare. L’uso frequente di trembà ha svuotato il termine d’ogni contenuto erotico allusivo. Una strofa di una canzone popolare cantata da Piripìcchie, il nobile guitto di strada, lo ‘Charlot’ di Puglia (Michele Genovese, Barletta 5-07-1907 / Bitonto 1-08-1980), citava il vocabolo trembà: “E ttutte tènene u tavelìire e marideme no. / E ttutte tènene u tavelìire e marideme no. / Ce ttu marite mì / U tavelìire u mècche iì / U laganàre u mitte tu / E trembame tutt’e ddù” (Tutti hanno la madia e mio marito no. /  Tutti hanno la madia e mio marito no. / Se tu marito mio / la madia la metto io / Il matterello lo mette tu / E impastiamo tutti e due). 

trène s.f. [ train ] - Treno;  Aiìre, pe nu menute perdìibbe u trène (Ieri, per un solo minuto persi il treno).

tuppe s.m.[ toupet ] - Nodo di capelli sul capo; La capère porte u tuppe e le capidde tacchere tacchere (La pettinatrice porta il cercine e i capelli con ondulazioni, in uso presso le popolane del passato).

V -

vanne s.f.[  provenz. ] - Parte, lato, luogo, posto, banda, stanza; nel senso di ‘direzione’: da questa o da quella parte; Da chèdda vanne  (Da quella parte, da quel lato, da quella direzione);  Se n’ha ssciùte a cchèdda vanne (Se n’è andata nell’altra stanza);  Ha menute da la vanne de la mamme (È venuta dalla parte della madre, ha lo stesso carattere).

veccìire s.m.[  boucher ] - Beccaio, macellaio; fem.: la veccère. Proverbio: Le veccìire: chìine de sanghe e ssènza nudde (I beccai: sporchi di sangue e senza guadagno -l’apparenza inganna -).

vecciarì s.f.[ boucherie ] - Beccheria, macelleria.

vesire s.f.[ visière ] - Visiera, tesa rigida a forma di mezzaluna che sporge dal berretto o dalla coppola a protezione della fronte.

 

Z -

zeppìire s.f. (“z” sorda) [ soupière ] - Zuppiera.  “La Zuppiera” fu anche il soprannome affibbiato dai baresi al Circo Olimpico, un piccolo teatro avente forma circolare e che ricordava appunto tale stoviglia, eretto ad opera di Vincenzo Lionetti. Il piccolo teatro sorse nei pressi della Camera di Commercio e venne inaugurato il 19 ottobre 1839, con la Parisina di Donizetti, prima opera di un ciclo di 112 rappresentazioni per l’impresa di Antonio Vitale, cui il Decurionato riconobbe una sovvenzione per ammortizzare le ingenti spese. Nel 1840, spettatore d’eccezione Cesare Malpica, che assistette ad una recita del Belisario dello stesso musicista bergamasco. Operò tra non poche difficoltà e con aiuti del Comune sino all’inaugurazione del Teatro Piccinni che avvenne il 4 ottobre 1854. Sconosciute le vicende successive.

zuppe [ soupe ] – Zuppa; Ce nonn-è zzuppe iè ppane baggnate (Se non è zuppa è pane bagnato); in senso fig.: compenso, mercede; Sì avute la zuppe pe la fatiche ca sì ffatte? (Hai avuto il compenso per il tuo fastidio o lavoro fatto?).

 

I vocaboli, le locuzioni, le frasi in barese sono stati trascritti e aggiornati con regole di grammatica dell’Associazione,  «Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine”».

Bibliografia ed Emerografia: Gigi De Santis, «“Paròle frangìse”», Speciale “U Corrìire de BBàre”, Direttore responsabile Felice Giovine, Bari, 3° fascicolo, aprile 2013; Gigi De Santis, «Le parole francesi dopo Murat», ne “La Gazzetta del Mezzogiorno”, Bari, 28-11-2013; Alfredo Giovine, «Proverbi Pugliesi», Edizione Giunti, Firenze, 1998, (4ª edizione); Gigi De Santis, «Voci e locuzioni nel Vocabolario della Lingua Barese», Archivio Centro Studi Don Dialetto (Ricerca e Divulgazione della Cultura Popolare Barese), 1976-2014.

Foto: «“Ragù”», Immagine gentilmente concessa dal direttore artistico del Teatro Abeliano, Bari,  Vito Signorile; fototeca, «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari (1976-2014).

Foto: «“La sciallètte”», Periodico, “U Corrìire de BBàre”, Felice Giovine, Bari, Speciale 3° fasc. apr. 2013;fototeca, «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari (1976-2014).

3ª Foto:  «“U sciarabbàlle”», Periodico, “U Corrìire de BBàre”, Felice Giovine, Bari, Speciale 3° fasc. apr. 2013; fototeca «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari (1976-2014).

 Foto: «“Tirabusciò”», fototeca «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari (1976-2014). 

5ª Foto: «“Beccheria”», Libro, “Carbonara nel Tempo”, Ass. Carbonarese Donatori di Sangue / Federazione Pugliese Donatori di Sangue, Ecumenica Editrice scrl - Bari 1987; fototeca «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari (1976-2014).

6ª Foto: «“La zeppìire”», Alfonso Chiaromonte, «Dizionario del dialetto di Poggio Imperiale “U Tarnuése”», Edizioni del Poggio, poggio imperiale, 2007; fototeca «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari (1976-2014).

La Lingua Barese

è impegno, coerenza,

approfondimento, uniformità.

 È materia di studio e d’insegnamento.

Gigi De Santis

Centro Studi “Don Dialetto”
(Ricerca e Divulgazione della Cultura Popolare Barese)


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Colore ed Efficacia della Lingua Barese, attraverso lo spettacolo STòRIE di e con Signorile-Ceddia
Inserito il 26 novembre 2014 alle 05:54:00 da Gigi. IT - Spettacoli in dialetto barese

Centro Polivalente di Cultura Gruppo Abeliano

presenta

Stòrie

di e con

 

Vito Signorile 

e

 Davide Ceddia

con

Roberto Baratto

alle tastiere 

 

mercoledì 26

giovedì 27

domenica 30 novembre 2014

 ore 21:00

Storie e racconti della tradizione orale barese e del nuovo immaginario popolare; “cavalli di battaglia” per tutti i felici intrattenitori di convivi.

Ritornelli, Poesie, Invenzioni, Racconti, Narrazioni senza fine che fanno parte di un immenso patrimonio immateriale.

In un gioco ritmico di parole, canzoni, favole antiche e nuove, Vito Signorile e Davide Ceddia si concedono il piacere di divertirsi con il pubblico rispolverando quelle antiche bonarietà e cattiverie con cui i più anziani e i più giovani amano ancora intrattenersi per passare una gioiosa serata insieme.

Con loro il fisarmonicista e pianista Roberto Baratto che li accompagna e li asseconda con le sue tastiere.

Nuovo Teatro Abeliano - Via Padre Kolbe 3, Bari

botteghino@teatroabeliano.com

Tel. 080.5427678

Redazione Don Dialetto.it  - Bari 


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Colore ed Efficacia della Lingua Barese, attraverso la Cucina Mediterranea
Inserito il 25 novembre 2014 alle 10:04:00 da Gigi. IT - DIALETTO

La cucina tipica barese e pugliese, fanno parte della dieta mediterranea occupando un posto preminente per naturalezza e per i piacevoli sapori. Fra le innumerevoli varietà culinarie una di queste è indubbiamente la pietanza che in dialetto è denominata “Maccarùne che le cime de cole e lardìidde friscke sfritte a la barèse” (Maccheroni con una specie di cavolfiore barese e lardo fresco soffritto).

Un primo piatto consistente per la stagione fredda, ma è gustato anche nei mesi primaverili. È necessario però, come ha scritto Alfredo Giovine (storico, demologo e linguista barese) fare attenzione acciocché “u lardìidde” da usare sia fresco e non il noto e comune lardo salato adatto soltanto per altri usi.

In questa pagina, oltre al tipico piatto barese già accennato, vengono presentati altre tre pietanze che hanno a che fare con il cavolfiore: “Strascenàte e ccime de cole che la recott’asckuànde” (Orecchie e cavolfiore con la ricotta forte), “Maccarùne che le cime de cole ch’u pemedòre” (Maccheroni con il cavolfiore con il pomodoro) e “Strascenàte e ccime de cole cu suche de salzizze” (Orecchiette e cavolfiore col sugo di salsiccia).

  

Maccarùne che le cime de cole e lardìidde friscke sfritte

(accome se checenàvene a le tìimbe de nononne)

 S’accatte nu bbèlle pète de cime de cole nostrale da ngocch’e chezzale (contadino) ca tène u verzale o u sciacquàte (orto). Da iùne de chidde sedetùre (inquilini) ca iàvetene a le settan’a la strate (locale sulla strada). Stadev’adavìirte (state attenti), quanne levate le frunze, non zite scettanne mà u rèccue (torsolo). Che na sfèrre (tipo di coltello) nge spelate (spellate) a cuère (pelle) atturn’atturne e nge u date a le verrùggue (cavallette, fig.: bambini irrequieti) ca s’u resecuèscene (se lo rosicchiano) crute a la crudèle (crudo, al naturale).

Le cime se tàgghien’a stozzere, nè settile e mmanghe fattizze (grandezza oltre il normale). Ècche, na cosa terzine (media). Pò se sciàcquene e se scuèscene mettènnele iìnd’a nnu piàtte granne de crète nzìim’a nn’ald’e ttande de maccarùne. Com’a ddisce: sckaffune - stà ce le chiàme sckattune - (rigatoni o millerighi), strascenàte (orecchiette) o mìinze zite (mezzi ziti) che na pezzecàte (un po’) de sale grèsse. Aggnìite la caldare quase da n-ganne, acchemegghiàtele (copritela) che nu chevìirchie (coperchio) e appennìtele (agganciatela) o ngine (uncino) de la camastre (dall’antico greco: catena del focolare) du ffuèche a la monachìne (caminetto). Oggn’e ttande aiatàte (soffiate) sop’a le liòne appecciàte (legna accesa) pe ffalle avvevèssce (per rianimare il fuoco) e mettite rècchie (ascoltate) acquànn’acchemmènz’a rrusce (a mormorare, primi bollori). Come ièss’a ffèrve (bollore iniziale) aspettate ca u vugghie (bollore massimo) devènde forte, allore... brebùffete, ammenate delènde (subito) le cime de cole che le maccarùne. Oggn’e ttande s’attèndene e s’assàbrene (si assaggiano) che na checchiàre de tàuue (cucchiaio di legno). Na volde cuètte, se scuèscene (si scolano) e se mèttene iìnd’a nu piattòne de crète. Pò sop’o ffuèche scadute (solo brace) se mètte nu tianìidde che nu quinde (duecento grammi) de lardìidde (lardo fresco) tagghiàte a stezzarìidde (piccoli pezzi). Acquànne u lardìidde s’ave squagghiàte quase tutte, u suche s’ammène sop’a le maccarùne e ccime de cole ca se voldene e s’aggirene. Se sparnazze u fremmagge romane - o parmeggiàne -, na pezzecàte de pèpe e aderate u fume ca ièsse do piàtte. Se sponde la cinghie (allargare la cinghia dei calzoni), s’allarghe la fercine e se dà n-guèrpe iìnd’o ghevazze (fig. stomaco). Oggn’e ttande se mètte mane o garabbòne (caraffone) du triùsche (vino) de cudde tèste, s’appicce na lambe (si riempie un bicchiere) e u se stute sènza manghe trà u ffiàte (si vuota tutto di un fiato).

 

Strascenàte e ccime de cole che la recott’asckuànde

Ce la menèste (minestra) de cime de cole e strascenàte la se vole fa cchiù saperite, sott’o piàtte se mètte quand’a na checchiàre de recott’asckuànde - chèdde de Gravine iè pprobbie speggiàle - (la ricotta forte di Gravina in Puglia e quella più indicata); la se squagghie che nu mìinze cheppine d’acqua frevute de le maccarùne (acqua calda dei maccheroni cotti) e se mètte na pezzecàte (un pizzico) abbondànde de pèpe. S’ammène iìnd’o piàtte granne maccarùne e ccime de cole cuàte (scolati) asseduàte, se ngelescèscene (si mescolano) iìnd’a la recott’asckuànde e s’acconze cu suche du lardìidde e che abbondande fremmagge grattate.

Maccarùne che le cime de cole ch’u pemedòre

Iìnd’a nu tiàne (In un tegame posto sul fuoco) se mètte quande a nu quinde d’ègghie d’auuì (olio d’oliva extravergine) e nnu picche de llarde tagghiàte a stozzarèdde. Come u llarde ha ffatte bbiùnde (è diventato biondo) s’ammène nu picche de cepodde (un po’ di cipolla). Acquànne pure la cepodde s’acchemmènz’a ffà ggiàlle s’ammène u pemedòre spelate, friscke (pomodori freschi pelati) o la salze (salsa) e se sciònge (si aggiunge) nu picche de sale, de pèpe e de pedresìne (prezzemolo). Se lasse cosce pe nn’ore ammenànne l’acque tenènne u suche sèmbe a nu levèlle (aggiungendo un po’ d’acqua al sugo che va mantenuto sempre allo stesso livello). Passate n’alda mènz’ore u suche è ffatte. Sop’o piattòne de le maccarùne e ccime de cole ggià cotte, s’ammène cusse suche. Na passate de fremmagge e ppèpe e ssò pronde pe mangià.

Strascenàte e ccime de cole ch’u suche de salzizze

Se mètt'a ffà u u-àgghie russe (l’aglio rosso) iìnd’a nnu squicce d’ègghie (dentro a un po’ d’olio d’oliva extravergine), s’ammène la salze de na bettìglie e se fasce cosce buènarìidde. Iìnd’o vugghie s’ammène le cape de salzizze (salsiccia) - chèdde de maiàle, grosse, a pponde de chertìidde - (di maiale a punta di coltello; ottime le salsicce di Santeramo in Colle e di Gravina in Puglia). Acquànne la salzizze s’ave cotte, cu suche s’acconze le maccarùne e ccime de cole; la salzizze la se mange dope, pe seconde piàtte (per secondo piatto). Pe cchèssa menèste le strascenàte sò mmègghie ce ssò asseccate (orecchiette essiccate e grosse). Pèrò u trascurse (discorso) de le strascenàte frèscke o asseccate pote scì pe cci le strascenàte se le sape fà pe ccunde sù. Ce, mbèsce s'accattene da le fèmmene de BBare Vècchie o da le fremmaggiàre ca le vènnene, s'av'acchendendà de chèdde ca se iàcchiene.

La grafia delle ricette scritte in barese sono state aggiornate con regole grammaticali dell'Associazione «Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine”».

Bibliografia ed Emerografia: «“Maccarùne che le cime de cole e lardìidde frìscke sfrìtte”», Alfredo Giovine, “La Gazzetta del Mezzogiorno”, Bari, 28-03-1986; «“Strascenàte e ccìme de cole che la recòtt’asckuànde”», «“Strascenàte e ccìme de cole ch’u suche de salzìzze”». Libro “La checìne de nonònne”, Giovanni Panza, Schena Editore, Fasano (BR), 1982; «“Maccarùne che le cìme de cole ch’u pemedòre”», Alfredo Giovine, “U sgranatòrie de le barìse”, Edizioni F.lli Laterza Bari, 1980; Gigi De Santis / Filippo Favia, “Calannàrie Barèse millenovecìindenovandòtte”, Editrice Safra S.r.l. Modugno (BA), 1997; Gigi De Santis “Calannàrie Barèse, Dumìle e iùne”, edizioni del Tirso, Bari, 2000;  “Calannàrie Barèse, Dumìle e trè”, edizioni del Tirso, Bari, 2002; “Calannàrie Barèse, Dumìle e qquàtte”, edizioni del Tirso, Bari, 2003; Alfredo Giovine, «Ce sse mange iòsce: “Ma le cime de cole” vuole il lardo fresco», in “U Corrìire de BBàre”, Direttore responsabile Felice Giovine, Bari, gennaio 2011.

Foto: «“Cime de cole”», Nicola Borri, Libro “La terra dell’Ulivo”,  Mario Adda Editore, Bari, 1993.

Foto: «“Maccarùne che le cime de cole e lardìidde friscke sfritte”», Giovanni Panza, Libro “La checine de nononne”,  Schena Editore, Fasano (BR), 1982;

Foto: «“Strascenate”». Libro “Puglia la tradizione in cucina”, Angelina Stanziano / Laura Santoro, Schena Editore, Fasano (BR), 1998;

Foto: «“Salzizze cu pemedòre”». Libro «a tavola sulla Murgia barese di sud est», Vito Buono/Angela Delle Foglie, Levante Editore, Bari, 2007.

Lingua e Cucina Tipica Barese

sono materie di studio e d’insegnamento.

Impegno, coerenza, approfondimento, uniformità.

Gigi De Santis

Centro Studi “Don Dialetto”
(Ricerca e Divulgazione della Cultura Popolare Barese)


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La Lèngua Noste: Riflessione quotidiana
Inserito il 23 novembre 2014 alle 07:54:00 da Gigi. IT - DIALETTO


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LE SUOCERE: Commedia in Lingua Barese di Mino De Bartolomeo e Rosaria Barracano
Inserito il 21 novembre 2014 alle 08:04:00 da Gigi. IT - Teatro

Le sroche

 

Canate, faccia lavate; sroche e nnore, spina cammaràte

(Cognata, faccia lavata; suocera e nuora, spine velenose)

 

con

Gigi De Santis

Rosanna Farella

Marisa Iusco

Riccardo Lucchese

Giuseppe Pollonio 

Rita Scattarelli

Daniela Sicolo

luci e fonica

service for you

musiche originali

allestimento scenico

Lucciola

Nicola Santamato

M° Nino Lepore

Marisa Fraddosio

Regia di

Rosaria Barracano

Orari Spettacoli

Sabato ore 21:00

Domenica ore 18:00

Prenotazioni ed informazioni Soc. Coop. Teatrale “ARIETE” - Tel. 080. 556 21 49

Le Suocere

Spettacolo esilarante,

applausi fragorosi.

Una rappresentazione teatrale che risalta la genuina baresità attraverso gli usi e costumi, i mestieri (u scarpare e la fèmmene de le strascenate) gli intrighi amorosi (fraffuègghie de zite), u-apparolamènde, la dote (u panamènde e u chengìirte), “u sckatassce ndra le dò sroche”, “u madremònie”, il mistero familiare.

Tutto condito con la ricerca e il recupero di vocaboli, locuzioni, modi di dire, proverbi, nella lingua natia, u barèse.

In scena dal 4 ottobre sul palcoscenico del 

TEATRO DI CAGNO

Corso Alcìde De Gasperi, 320 - Bari.

La commedia, per questo fine settimana, sarà replicata solo sabato 

(ore 21:00). 

Le Suocere

 

In scena sino al 7 dicembre 2014.

 

Due atti comici, di sano godimento, pe spadrià nu muèrse le penzìire e defresckà la cape.  

 

Il dialetto va ricercato, conosciuto, trasmesso, apprezzato nella sua valenza culturale, nella sua suggestione di lingua viva e vitale

(Michele Cristallo, giornalista scrittore – Bari 1993)

 Prenotazioni ed informazioni Soc. Coop. Teatrale “ARIETE” - Tel. 080. 556 21 49

 Redazione Don Dialetto.it  - Bari 

 


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Colore ed Efficacia della Lingua Barese, attraverso cenni di grammatica
Inserito il 11 novembre 2014 alle 11:04:00 da Gigi. IT - Accademia della Lingua Barese

Due parole sulla Lingua Barese

 

Chiunque si sia dedicato con passione al proprio idioma si è poi cimentato a impostare una grafia che fosse in grado di esprimere termini e particolari fonemi, caratteristici di quel territorio.

Egli ha ritenuto, lodevolmente, di dare una propria impronta e ha creato sistemi grafici misti tra l’alfabeto fonetico (IPA, segni diacritici, ecc.), quello italiano e lettere di lingue straniere (j, x, y, w), trascurando l’elemento basilare, cioè una scrittura semplice, da tutti comprensibile e utilizzabile, giustificata grammaticalmente.

Il più delle volte, non hanno considerato che è l’italiano che deriva dai dialetti e non il contrario. Premesso che l’Alfabeto Fonetico Internazionale (IPA) è quello scientifico, tutti gli altri, debbono scrivere come e per la gente comune, con il solo mezzo che conoscono, imparato a scuola, il più semplice: l’italiano.

Per porre fine all’uso indiscriminato e incondizionato delle non poche e sofisticate grafie adottate (per la propensione del barese e non solo, al più sfrenato individualismo) il cui utilizzo ha creato e crea grave nocumento quanto a diffusione e incomprensibili equivoci, suggeriamo,

una scrittura di base, semplice e utilizzabile da tutti

 

adottando l’alfabeto italiano;

approfondendo i fenomeni tipici dialettali:

- legati alla a delle coniugazioni verbali, agghie a scì a cattà le cìggere;

- gli incontri consonantici, andìche (antico); non zènde (non sente), ecc.

- il raddoppio consonantico in principio che nel corpo della parola, vogghe a ccase (vado a casa), cassce (cassa), fassce (fascia), ecc.;

- altri fonemi (per es: tipici, ma diversi tra loro, traiìne (carretto), cappìidde (cappello);

-   usando la ‘e’ atona invece di altri segni grafici (apostrofi, e capovolte: ǝ, spazi vuoti)

-   uniformando e condividendo la scrittura. 

ALFABETO

 L’alfabeto barese si compone di ventuno lettere e, come nell’alfabeto italiano, ciascuna lettera ha un suo nome, secondo il suono che rappresenta.

1. a - 2. b (be) - 3. c (ce) - 4. d (de) - 5. e - 6. f (fe) - 7. g (ge) - 8. h - 9. i - 10. l (le) - 11. m (me) - 12. n (ne) - 13. o - 14. p (pe) -15. q (qu) - 16. r (re) - 17. s (se) -18. t (te) - 19. u - 20. v (ve) – 21. z (ze).

La lettera h solo per le voci verbali del verbo avè (avere); tu ha da scì (tu devi andare).   

Importanza della vocale e

La e ha una funzione importante e di base nella scrittura barese. Tutte le ‘e’ delle parole dialettali, non accentate, hanno suono indistinto, ma la loro funzione è quella di dare suono vocalico, sonorità alle consonanti cui sono legate, come nella lingua francese. (Es.: ruscte/rùscete - marnàre/marenàrepudce/pùdece - volne/vòlene).

La non trascrizione renderebbe la grafia illeggibile: descetàmece (dsctàmc).

Lo stesso dicasi qualora la e semimuta venga sostituita con l’apostrofo (): r’nn’nèdd’ (rondinella) – fr’mm’nànd’ (fiammifero) – d’sc’tàm’c’ (svegliamoci).

Si tenga conto che la e semimuta è pur sempre un suono, ancorché poco distinto, ma è opportuno trascriverla.

Per comprendere meglio e subito quanto detto si provi a pronunciare la parola marinaio che in barese può essere espressa graficamente marnàre e marenàre, e ‘andiamo al mare’: sciame o mare e non sciame o mar (lo sceicco). Sarà sufficiente a quanti sostengono l’inutilità della trascrizione della e ?

Emblematico è l’esempio di “ì so d BBàààr” così scritto, e con un certo impegno, si afferma che si è di Bar (Antivari), città di fronte a noi, mentre se si vuole affermare di essere di Bari, occorre scrivere ì sò de BBare.

Le e del dialetto barese hanno svariati suoni e diversi fra loro, per cui è impossibile distinguerle e rappresentarle nelle diverse sfumature, se non da coloro che la pronunciamo.

Nota Bene

 

J (gei)

 Si suggerisce l’eliminazione totale della j (gei), in quanto lettera straniera (la cosiddetta i lunga, è invenzione di qualche “snob”), è solo un segno grafico e non esiste in italiano e in latino; (sono errati e non esistono in alcun vocabolario, jus, juris, justitia, jacopo, jonio, japigia, jolanda, fidejussione, ecc.), in italiano esiste: giungla (e non jungla), iunior (non junior), ionico (non jonico, pron.: gionico); se si scrive juventino lo si deve pronunciare giuventino.

Chi volesse approfondire l’argomento può riferirsi al volume “Il dialetto di Bari” a cura di Felice Giovine, edito da Giuseppe Laterza nel 2005. Per i confronti e proficui scambi di idee siamo sempre a disposizione per il bene della nostra lingua e della città.

Articolo estratto dal mensile: Speciale “U Corrìire de BBàre” fascicolo 3°/3 – Aprile 2013.

Direttore responsabile e Presidente dell’ «Accademia della Lingua Barese “Alfredo, Giovine» (costituitasi ufficialmente l’otto maggio 2012), Felice Giovine.

 

Redazione Don Dialetto.it  - Bari 


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Uno scoop nello scoop… ancora scoop - Pestrìgghie, pestregghiàte chìine de nguàcchie nguacchiàte 2
Inserito il 31 agosto 2014 alle 10:14:00 da Gigi. IT - Comunicato stampa

Uno scoop nello scoop… ancora scoop

Il lupo continua a perdere il pelo ma non il vizio.

 

Pestrìgghie, pestregghiàte chìine de nguàcchie nguacchiàte.

 
«Saltar di palo in frasca» (Il proverbio evidenzia il comportamento, peraltro non insolito, di chi, per supeficialità o fretta, passa, parlando o scrivendo, da un argomento a un altro senza alcun nesso logico e facendo, ovviamente, molta confusione).
 

«Raglio d’asino non arriva in cielo» (le parole calunniose e le dicerie degli sciocchi non hanno effetto).

 

«Sacco vuoto non sta in piedi» (l’espressione va riferita a chi si vanta di particolari meriti e di virtù che non ha, ma la sua pochezza finisce presto per essere smascherata).

 

«La sella d’oro non migliora il cavallo» (se uno non ha talento o non è dotato di iniziativa e ingegno non può certamente comprarlo o mascherarlo con facili escamotage. È un po’ come dire che l’abito non fa il monaco).

 

Chiamare gli altri,  invidiosi e gelosi senza un nesso logico è come aver lanciato un boomerang che si ritorce su sé stesso. 

 
Ci iè ccudde? Lassue a pèrde, s’attacche a ttutte le pelidde e a la feliscene (Chi è quello? Lascialo perdere, si attacca a tutti i peluzzi e alla fuliggine). Si dice dei cavillosi, per i quali ogni pretesto è buono per attaccar briga.

Domenica 8 giugno 2014 a Bari si sono verificati tre scoop nelle categorie: politica, sportiva e dialettale. Uno dei tre lo definiamo, a pieno titolo: «uno scoop nello scoop… ancora scoop». Andiamo per ordine.

Il primo scoop è intitolato alla politica strettamente locale, Bari ha un nuovo Sindaco, Antonio Decaro che ha stravinto al ballottaggio nel confronto con il rappresentante di centrodestra, l’ingegnere Domenico Di Paola, con il 65,4%.

Il secondo scoop è dedicato alla Bari Calcio per nuovo record di spettatori nel campionato di serie B, allo stadio «San Nicola», quasi sessanta mila, con una coreografia singolare; uno striscione con la gigantesca figura del Santo Patrono di Bari “Sanda Necole”.

Veniamo allo scoop più scoop, vale a dire al furbetto che continua a perdere... il pelo ma non il vizio.

Domenica 8 giugno, per  la XXI Edizione del «Premio Internazionale di Poesia e Narrativa “Città di Bitetto” 2013-2014», la giuria, con il presidente del Premio, il prof. Michele Lucatuorto, grazie alla denuncia di uno dei partecipanti al concorso, ha scoperto, dopo la classificazione dei premiati, nella sezione B «Poesia singola in vernacolo, inedita, a tema libero», la poesia spedita dal furbetto era “edita” e, prontamente, è stata radiata.

Il furbetto non è nuovo a simili azioni, infatti, anche in un’altra manifestazione è stato scoperto partecipando al VII «Concorso di Poesie in Vernacolo Pugliese» Anno 2011-2012 organizzato dalla UIL PENSIONATI di  BARI e di PUGLIA e dall’«A.D.A di Puglia» (Associazione di volontariato per i Diritti dell’Anziano), perché ha inteso partecipare con altra poesia edita, (mentre il regolamento del concorso specificava, con la dichiarazione firmata dal partecipante sottoscrivendo (approvare incondizionatamenteche la poesia è inedita),

Ma chi è il furbetto che si è fatto cogliere con le mani nel miele? Tentando, da buon italiano, di aggirare le regole? Sempre lui, colui che continua a dichiararsi giornalista (invece è pubblicista), scrittore (e non abbiamo ancora visto pubblicare un suo libro scritto di proprio pugno, frutto della sua capacità inventiva), che più volte si firma quale ‘esperto di dialetti e tradizioni’ e dichiara:  «... io non scrivo in dialetto ma mi piace seguire e scrivere eventualmente qualche considerazione, quindi non posso dare alcun apporto in materia» e poi, si permette di correggere chi si diletta con il dialetto barese, demolendone lo scritto con critiche aspre e violente; uno che di ortografia barese non capisce e non ha mai capito niente di grammatica barese.

Ma chi è costui? Non c’è bisogno di citarlo è ARCINOTO negli ambienti della cultura dialettale barese e, soprattutto, più volte nominato nel presente sito «cliccate sul canale Dialetto, categoria Dialetto barese: Errori dialettali, Pestrìgghie pestregghiàte e nella  stessa categoria agli articoli <Critiche Severissime>, <Pestrìgghie pestregghiàte (Critiche Severissime)>  e <Dialetto barese: Nguàcchie Nguacchiàte (Critiche Severissime)»; «Folclore», categoria Decève tagrànne che mammarànne”, articoli <Decève Vastiàne posa piàne>, <Decève la sroche a la nore> e categoria A ccì appartìine (soprannomi)”, articolo <Le sopanòme (4)> ; «Personaggi», categoria “Le puète”, articoli <Giuseppe Romito> e <Giovanni Lotito>).

L’espertologo ( ! ) ha carpito per ben due volte, partecipando a concorsi di poesia, la buona fede dei Presidenti, delle organizzazioni, dott. Rocco Matarozzo e prof. Michele Lucatuorto.

Ci siamo domandati: con quale coraggio, con che faccia continua a presentare il suo cosiddetto nuovo libro (che è tutto dire, dichiarato pomposamente barese) che, come nelle sue precedenti pubblicazioni, è un copia-incolla, senza una spiegazione di note linguistiche per agevolare la lettura del dialetto barese, campo nel quale regna l’anarchia grafica assoluta, ciascuno adopera un proprio sistema, il barese viene scritto in tanti dialetti quanti sono gli autori.

Alla prossima presentazione (ha evidenziato che si accede solo per invito. Perché l’ingresso non è libero? L’espertologo ha paura di rispondere alle domande di studiosi seri, competenti della lingua barese e non solo? La cultura barese (storia, folclore e lingua), non può essere riservata solo e solamente a parenti e amici, ma è dominio pubblico. Divulgare la cultura locale è una vera e propria missione, se non si vuole continuare ad avere ancora pregiudizi, in modo particolare, sulla lingua barese scritta e orale), spiegherà (e come potrà spiegare se non l’ha fatto in precedenza?) i fenomeni di gruppi consonantici all’inizio e nel corpo della parola che per lui non esistono soprattutto a inizio di parola. Asserisce che è cosa del tutto personale e ignora, invece, che è regola grammaticale non solo barese, ma delle parlate meridionali.

Non sa rispondere all’abuso del j=gei (consonante straniera) che lui pronuncia erroneamente  i lunga (che non esiste negli alfabeti barese, italianolatino). 

Non chiarisce perché in alcune poesie e componimenti in prosa è usato il gei (j) e in altri no?

Perché alcuni autori usano la doppia B scrivendo in dialetto BBare e altri no?

Perché (è questo è gravissimo), alcuni, e soprattutto lui, usano accentare la vocale a, con l’accento acuto (á), mentre in molti usano correttamente l’accento grave (à)? (La (á) con l’accento acuto nella lingua barese come nella lingua italiana non viene scritta e pronunciata chiusa, perché è l’unica vocale di massima apertura).

Perché gli autori hanno adoperato, nelle loro poesie, parole con l’accento grave e nel suo libro, sono state modificate con l’accento acuto e viceversa?

Perché ha modificato parole, accenti, punteggiatura ad alcune poesie? 

Non si è accorto inserendo per intero con il più classico copia-incolla, errori storici e linguistici: «Il poemetto in dialetto barese inedito del sec. XVIII» inserito all’inizio del libro, non documentandosi se esiste la copia originale, perché non si capisce, per esempio, il canonico Francesco Bux, nato a Bari nel 1885, diventa ordinato sacerdote nel 1888, a tre anni dalla nascita. 

Perché in alcune pagine cita la fonte e in alcune no come a pag. 134, volutamente ha omesso l’autore del capitolo «Poesie dialettali baresi», appropriandosi dello scritto?

E va dicendo e scrivendo in giro che altri sono invidiosi di lui. Di che? Di che cosa? Che si impadronisce degli scritti altrui?

Perché a pag. 38 spiega a chiare lettere: (...) «… Infine non per tutti c’è la traduzione nella lingua italiana, poiché non sempre riportata dagli autori nelle loro originali composizioni.», mentre alle pagg. 87, 88, 163, 164 e 165 inserisce la traduzione di alcuni vocaboli di quattro poesie scritte da Vito Barracano e Agnese Palummo, che non le hanno tradotte?

Perché a pag. 124 nel titolo della poesia è scritto () e nella prima quartina del componimento (du) senz’accento? Qual è la definizione giusta spiegando nella lingua italiana?

Perché in alcuni racconti e poesie non si distingue la vocale (e) tonica da quella atona scrivendo tutte e due senz’accento? Mentre in altre liriche vengono evidenziate?

Perché in alcune poesie la (e) senz’accento a fine vocabolo non è scritta ma sostituita con un apostrofo?

Come si spiega a pag. 123 il nome Nicola, nelle due lingue: italiano e barese, è scritto con l’accento acuto la vocale (ó), quando è ben documentato che la pronunzia è aperta come si evidenzia correttamente in altre poesie?

E ci fermiamo qui! PE MMÒ! (PE MMÒ, si scrive in barese con l’accento grave sulla (Ò) e no apostrofare (PE MMO’), come ha scritto l’espertologo. 

Continua a dire e scrivere  che siamo invidiosi. Invidiosi di che? Che continua a fare il furbetto partecipando a concorsi di poesia, non rispettando il regolamento, carpire la buona fede degli organizzatori? Invidiosi di che? Che ha pubblicato libri che sono copia-incolla? (... non si deve guardare al fiume di libri e di scritture facili dei nostri giorni in cui tutti col copia e incolla subito costruiamo montagne di stupidaggini ... Raffaele Nigro, La Gazzetta del Mezzogiorno, Bari 22-10-2014). Invidiosi di chi? Che non risponde alle domande specifiche sull’ortografia barese?

Di sicuro l’espertologo non risponderà, come non ha mai risposto agli inviti di alcuni studiosi dell’Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine”, che più volte lo hanno cortesemente invitato a un confronto pubblico, nel quale possa spiegare perché la sua insistenza nel dire che Bari non ha una grammatica, mentre in una delle sue pubblicazioni ha scritto che la sua collaboratrice, studiosa del dialetto barese, ha contribuito alla redazione di regole grammaticali e ortografiche per la stesura del testo.

Il colmo è che anche nella nuova pubblicazione, ha citato nella bibliografia, libri di Alfredo Giovine, il più autorevole autore barese (come è stato definito recentemente dal prof. Pasquale Corsi, docente Ordinario, Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi Aldo Moro - Bari e dal prof. Daniele Giancane, docente del Dipartimento di Scienze Pedagogiche e Didattiche dell’Università di Bari), il quale ha prodotto la Grammatica del Dialetto di Bari (a cura di Felice Giovine).

Come spiega questa grave incongruenza?

Non ha ancora risposto alle nostre soprascritte affermazioni. È bravo solo nello scrivere che siamo invidiosi e gelosi... di chi? Di che? Che cosa centra l’invidia, la gelosia se abbiamo semplicemente posto domande specifiche nel difendere, a spada tratta, la storia, le tradizioni e la lingua barese.  

Non c’è che dire, l’individuo in questione, per l’ennesima volta è stato scoperto con le mani nella marmellata, al pari di un plagio commesso, e non solo.

Speriamo fortemente che negli ambienti culturali e, soprattutto, nel mondo dell’Università degli Studi di Bari, si dia degna considerazione e rispetto alla Baresità autentica (Storia-Lingua-Folclore). 

Comitato Difesa Baresità

Ogni componente, anche individualmente, si impegna, in qualunque luogo, occasione e con ogni mezzo, ad intervenire, contrastando, riprendendo, correggendo affermazioni false e inquinanti, mistificazioni, banalizzazioni, da chiunque provengano, tendenti a distorcere, diffondere inesattezze e travisare la storia, la cultura, la lingua e le tradizioni di Bari e della sua Terra. L’invito ad Aderire è indirizzato a chiunque si riconosca e condivida gli scopi che il Comitato si prefigge, compresa l’uniformità della grafia dialettale.

Campagna di Sensibilizzazione

a cura dei siti web:

www.centrostudibaresi.it (Felice Giovine)

www.dondialetto.it (Gigi De Santis)

La Redazione


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COMITATO BARESE PER L'ABOLIZIONE DELLA J (gei)
Inserito il 05 giugno 2014 alle 08:14:00 da Gigi. IT - DIALETTO

Credenze linguistiche

 

Comitato barese per l’abolizione della J (gei)

Per combattere il punteruolo rosso che sta decimando il patrimonio delle palme, occorre una massiccia e sistematica azione di contrasto e annientamento del nefasto coleottero, stesso impegno per combattere uso e abuso della J (gei).

Impegno che il Centro Studi Baresi intende perseguire per debellare tale erroneo utilizzo. Non sono pochi coloro che ignorano che la J con la lingua italiana non ha nulla a che spartire. Ma la cosa grave e che, lo ignorino giornali e telegiornali, alimentando convincimenti errati per l’uso incondizionato.

Per esempio scrivono jaluronico e lo sentiamo pronunciare ialuronico, scrivono jella, jettatore e le sentiamo pronunciare iella e iettatore. Scrivono junior e lo pronunciano iunior. Jesolo per Iesolo, Jole per iole, jaja per iaia, e ancora scrivono jonio, japigia, e leggono ionio, ionico, iapigia e iapigi, e poi non si comprende perché pronuncino Giazz per Jazz, Gim per Jim, Giolli per Jolly, Giumbo per Jumbo, giungla per jungla, ecc. Allora se scrivi Juventus devi leggere Giuventus, al pari di Jovanotti per Giovanotti, se leggi iunior devi scrivere iunior, se scrivi junior devi leggere giunior.

Tale confusione, la si riscontra anche nelle trascrizioni dialettali, generando il convincimento che trattandosi di dialetto, ognuno possa adottare il sistema di scrittura che più preferisce, senza tener conto che ciò ne limiterà la comprensione, relegando lo scritto solo a quanti riusciranno a interpretarlo. Chiunque riconoscendosi tra “gli insorti” voglia aderire al Comitato, è sollecitato a segnalare, non solo, alla redazione dell’«Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine”», ma soprattutto a chi le commette, le scorrette grafie sollecitandone la correzione, per la salvaguardia della lingua italiana e della nostra grafia barese.

«Se si parla e si scrive italiano italianamente, si scriva barese, baresemente»

 Felice Giovine

Presidente dell’Accademia della Lingua Barese“Alfredo Giovine”

Noi,

Centro Studi Don Dialetto

Contributo alla Ricerca, Recupero, Difesa,

Valorizzazione e Diffusione

della Cultura Popolare e della Lingua Barese -

 

Aderiamo al

«Comitato Barese»

del

Centro Studi Baresi

La Redazione “Don Dialetto.it” - Bari

La Lingua Barese

è impegno, coerenza,

approfondimento, uniformità.

 È materia di studio e d’insegnamento.


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PRONTO SOCCORSO LINGUISTICO: ACCADEMIA DELLA LINGUA BARESE - A. GIOVINE
Inserito il 04 giugno 2014 alle 07:54:00 da Gigi. IT - Accademia della Lingua Barese

  

 

A tutti i baresi e “giargianesi

 

L’ Accademia della lingua barese 

Alfredo Giovine

 

comunica che è operativo il

 

Pronto Soccorso Linguistico

cui rivolgersi per non commettere

errori nella scrittura.

 

Non mortificate Bari

con grafie astruse.

 

Basta una telefonata:

 

iè n-dune !!!

Comunicato Stampa

Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine”


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Ricordo di don Alfredo Giovine, indimenticabile anima di Bari
Inserito il 02 aprile 2014 alle 06:04:00 da Gigi. IT - Auguri

Alfredo Giovine

Memorabile, Ineguagliabile Cantore di Bari

1907 - 2 aprile2014

Storico, musicografo, demologo, dialettologo, poeta popolare.

Custode e Divulgatore delle Tradizioni e della Cultura Popolare Barese e Civiltà Musicale Pugliese

BBare la zita mè

 

U-amòre mì sì TTu.

Ì pènze sèmb’a TTè

BBare du core mì 

Tu sì la zita mè      

 

E qquann’arrive magge

Ì sènghe atturn’a mmè

Ca l’arie, mare e rrose

Addorene de Tè.

(...) Chi non conosce l’amore dei Napoletani per la loro Napoli? Ma l’opera di folkloristica barese e questa nuova testimonianza di baresità mi fanno dire all’indirizzo di Alfredo Giovine, che molti Napoletani messi insieme, non superano in intensa e in trasporto l'amore che il Giovine nutre con così inestinguibile fiamma per quella Bari della quale tant’è invaghito, da chiamarla costantemente la “Zita mè”  - la sposa mia.

Francesco Babudri (1963)

Abbrile

 

 Quann’arrive premavère,:

N-gann’a mmare la matine,

Stà n’addore, no de fiùre,

Ma de laghena marine.

 

Assedùdet’a nu chiangòne,

 M’acchiamènghe le gaggiàne,

E stu core nzìim’a llore,

Va e vvène da lendane.

 

Pò u sole che le ragge,

Com’a nu prestigiatòre,

 Le capidde mì d’argìinde,

Me le tènge tutte d’ore.

 

Com’acquànne da maffiùse

Iì facève u trembettìire,

Nanza nanz’a la fanvare

 De le uàppe bressagglìire.

 

Pò, na larma breveggnòse

Scorre m-bbacce chiàne chiàne

E se spèrde tremuànne

Sop’o squèrze de la mane.

 
Alfredo Giovine

Per riconoscenza e ricordarlo negli anni, la Giunta Municipale, il 29 giugno 2000 con delibera n° 779 gli ha dedicato il tratto terminale dell’attuale Strada Adriatica che si sviluppa dopo il complesso balneare ‘Il Trullo’ finendo all’altezza dell’ex ‘Camping San Giorgio’. 

La mattina del 24 marzo 2001 c’è stata l’inaugurazione della nuova denominazione stradale Via Alfredo Giovine (demologo 1907-1995).

Servì Bari, senza servirsene


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