Il dialetto barese è Bari: la sua storia, la sua anima, la ragione stessa dell'essere suo.  ( Armando  Perotti )               * * *               Non si creda che i dialetti siano destinati a sparire, se mai si moltiplicheranno, pur tenendosi stretti alla lingua  " scritta  "  di Dante.  (Francesco Babudri)               * * *               Il dialetto è l’anima del popolo, la parte meno obliabile, non l’orpello o l’ignoranza come alcuni credono.  (Pasquale Sorrenti)               * * *               Non si può avere piena intelligenza della Divina Commedia senza tenere l’occhio rivolto al dialetto.  (Abbate Giuliani)               * * *              Il dialetto è un potente mezzo di comunicazione e ha diritto di cittadinanza nella scuola, e non solo a livello sperimentale. (Francesco Mininni)               * * *               Io credo che il poeta dialettale può e deve restare fedele al suo dialetto, se non lo fa, rischia di offrire ai suoi lettori, componimenti redatti o un dialetto annacquato o in un italiano adulterato.  (Oronzo Parlangeli)               * * *              Nella città di Bari, sono ancora in molti che identificano il dialetto con la povertà o come marchio di appartenenza agli strati più umili, gretti e ignoranti della società, al contrario di quanto avviene in altre città dove l’uso del dialetto è vezzo, sciccheria e ostentazione. (Alfredo Giovine)               * * *            I dialetti sono specchi più fedeli, più spontanei, forse anche primigenii dell'interiore linguaggio che precede ogni fatto linguistico. (Pio XII)
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La Pasquètte: Lunedì dell'Angelo 2014
20 aprile 2014
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19 aprile 2014
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U Sabete Sande 19 aprile 2014
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Se seguite attentamente dal minuto 8:25,...
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Grazie Dott. DeSantis, mi scuso se non...
Gigi - 05/01/11 09:32:10
Gentile signor Mauro, ricambiamo con gioia...

La Pasquètte: Lunedì dell'Angelo 2014
Inserito il 21 aprile 2014 alle 00:04:00 da Gigi. IT - Ricorrenze Notevoli

 La Pasquètte

La Pasquètte” (Lunedì dell’Angelo) era ed è la festa campestre più comune.

Per antica tradizione il lunedì di Pasqua, intere famiglie, tempo permettendo, sin dal primo mattino si organizzavano per una “uascèzze” (scampagnata) non molto distante dalla città a causa delle difficoltà di un tempo perché non tutti disponevano di un mezzo di trasporto a motore. Invece, “cu traiìne” (con il traino) comitiva di amici e parenti, si dirigevano “a ll’aria apèrte sdraiànnese m-mènz’o lèche chìine de sckattarùle e de fiùre de calamèdde” (in aperta campagna sdraiandosi sui prati di fiori di papaveri e camomilla). “O n-gann’a mmare scettate sop’a la rène o sop’a le scoglie” (in riva al mare sdraiati sulla sabbia o sugli scogli). 

Le località erano: “Padretèrne” (Padreterno), in fondo Corso Sicilia prima della terza mediana (oggi Corso Alcìde De Gasperi dove c’è ancora l’edicola del Padreterno al numero civico 272); “a SSanda Fare” (nelle vicinanze della chiesa di Santa Fara dove a quei tempi c’era una distesa campagna); “a la Marchèse” (oggi Villa Romanazzi); “o pète de San GGiòrge” (oggi Via Glomerelli indicazione per il rione Stanic); “a la Mossce” (di fronte alla spianata Marisabella dove prima della seconda guerra mondiale era possibile fare il bagno); “a SSan Gatalde” (San Cataldo nei pressi del faro, oggi rione Marconi). Altri con biciclette e con mezzi ippotrainati o motorizzati arrivavano“a Pezzìidde” (marina di Palese, subito dopo il tiro a volo); “a SSande Spirde e a Speretìcchie” (Santo Spirito, nelle vicinanze e dietro all’ex Lido Lucciola); “o Chiangarìidde” (nella zona che comprende il porticciolo di San Giorgio); “a Scìizze” (Scizze, località marina di San Giorgio nei pressi della spiaggia della pubblica sicurezza); “a la Pelose” (Torre a Mare). Oggi si raggiungono  destinazioni più lontane nella nostra suggestiva Puglia.

 

Ogni famiglia o brigata d’amici preparava la scampagnata portandosi insieme “u sbatte” (le vivande): “U verdètte” (agnello cotto in tegame con piselli freschi e uova) - Cliccare sul canale «La cucina», categoria “U-arrùste”-;Calzone de cepodde, de carne, iòve e fremmagge friscke o che le cime de rape stefate” (Pizza di cipolla, di carne, uova e formaggio fresco o con le rape «stufate»); “calzengìidde de carne, de recott’asckuànde o cu pemedòre e pprovele” (panzerotti di carne, di ricotta forte o con pomodoro e mozzarella); “maccarùn’o furne n-gambagne” (maccheroni cotti al forno «di campagna»); “aggnìidde e ghiemmerìidde arrestute sop’a la fernacèdde” (agnello e involtini arrostiti su carboni ardenti); “fave de quìizze a baluffe” (fave fresche in gran quantità); “frutta sècche e cchèdda frèscke” (frutta secca e fresca), il tutto accompagnati con “zzule de mìire de cudde tèste” (recipienti di vino di quello buono).

La giornata finiva raccontando aneddoti, “storie e patòrie” (storielle e fandonie), giocando agli indovinelli, ai proverbi, agli scioglilingua, rosicchiando “salatìidde e spassatìimbe” (lupini e passatempo: fave arrostite, ceci e semi di zucca) per poi passare “o zembarìidde” (passatella) gioco esclusivamente maschile, ma il Lunedì di Pasqua era consentito di far giocare anche le donne sempre in tono allegro e scherzoso. Alla fine canti e balli popolari per chiudere in bellezza rafforzando i vincoli di parentela e d’amicizia.

 La grafia in dialetto è stata trascritta e aggiornata con regole grammaticali dell’ «Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine”».

Bibliografia ed emerografia: Saverio La Sorsa, «Il Folklore nelle scuole di Puglia», Società Editrice Dante Alighieri di Albrighi, Segati & C., Milano-Roma-Napoli, 1926; Alfredo Giovine, «Ricorrenze Notevoli del Popolino Baresi», edito dallo stesso autore, Bari 1966; Gigi De Santis, «Puglia d’Oggi», Bari, 17-04-2001; «Bari sera», Bari, 20-04-2003; Gigi De Santis, «La Semàna Sande» (dal Venerdì di Passione a Lunedì dell’Angelo), Spettacolo Teatrale, Bari, 5-04-2003.  

   Foto: «San Gatalde». Libro, «Bari», Vito Antonio Melchiorre, Mario Adda Editore Bari, 1987; fototeca, «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari (1976-2014).

Storia, Folclore, Lingua

sono materie di studio e d’insegnamento.

Impegno, coerenza, approfondimento, uniformità.

 

Gigi De Santis

Centro Studi “Don Dialetto”

(Ricerca e Divulgazione della Cultura Popolare Barese) 

 

  Foto: «Castel del Monte visto da Nord-Ovest», fototeca, «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari, (1976-2014). 

   Foto: «“Maccarùne o furne”», Silvana Bosi Brunasti, Rivista, «Pasta Mia», Firenze, settembre 1991;  fototeca, «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari (1976-2014).

foto: «Sande Spìrde». Libro, «Santo Spirito», Vito Lozito, Levante Editore, Bari, 1994; .fototeca, «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari, (1976-2014).


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La demèneche de Pasque
Inserito il 20 aprile 2014 alle 00:04:00 da Gigi. IT - Auguri

 Pasqua Sande

Pasqua come Natale sono le festività più familiari dell’anno offrendo una serie di riti, azioni, offerte, gesti che si possono commentare come simboli di speranza e d’amore fraterno. “Natale e PPasque che le tù, carnevale che cci uè tu” (Natale e Pasqua con i tuoi, carnevale con chi vuoi).

La Domenica di Pasqua, anni addietro, nelle case dei popolani, artigiani e negozianti baresi, il capo famiglia si levava da letto e s’immergeva subito “iìnd’o galettone aggnute che ll’acque de sole” (nel tino di legno con acqua tiepida preparato dalla moglie). Dopo “se mettève la metate” (indumenti intimi) “se ngeggnàve u chestume néve de combarènze” (indossava il vestito nuovo per le grandi occasioni) “se merave m-bbacce o spècchie mettènnese u cappìidde e se ne scève m-mènz’a la chiàzze” (Si guardava allo specchio mettendosi il cappello e usciva di casa dirigendosi in piazza).

Pasqua per i ragazzi baresi di un tempo era una gran conquista, quando ottenevano dalla madre o dalla nonna la “scarcèdde”. Per loro rappresentava il «non plus ultra» del dolce pasquale e popolare; una pasta dolce fatta in casa, inserendo uova intere con guscio colorato e adornato in modo tale da colpire la fantasia e l’animo infantile - Fare clic sul canale «La cucina», categoria “Ndeghelètte”-. 

Nell’attesa di ricevere il gradito dono dalla nonna o dalla madre, gli impazienti ragazzini cantavano un’antica strofa in dialetto (ancora oggi è declamata in talune scuole elementari di Bari grazie alla sensibilità di alcune insegnanti le quali con diletto coinvolgono gli alunni a far conoscere le tradizioni baresi): “Pasqua Pasque vìine cherrènne, / Le pecenìnne vonne chiangènne. / Vonne chiangènne che ttutt’u core, / Ca vonn’acchiànne scarcèdde che ll’ove” (Pasqua Pasqua vieni correndo, / I bambini vanno piangendo. / Vanno piangendo di tutto cuore, / Perché vogliono «scarcelle» con le uova).

Seguivano altri versi che venivano declamati il pomeriggio di Pasqua e altri nei giorni seguenti: “Mò ca Pasque av’arrevàte, / Le scarcèdde l’hamme mangiàte” (Adesso che Pasqua è arrivata, / Le «scarcelle» le abbiamo mangiate). “Mò ca Pasque se n’ha ssciùte, / Le scarcèdde l’hamme fernùte” (Adesso che Pasqua è passata, / Le «scarcelle» le abbiamo terminate).

Si arrivava all’ora di pranzo e a tavola tra riti e cerimonie la Pasqua trovava un posto tutto particolare. La famiglia, come nel giorno di Natale, si riuniva per festeggiare e gustare il succulento pranzo dove la padrona di casa si faceva apprezzare nel preparare piatti tipici incominciando con  

U benedìtte

Iìnd’a na sbrolunghe, se mèttene fèdde de sebbressàte de la mendagne (chèss’addore e iàv’amore). Pò se tàgghiene fèdde de marange (mègghie ce ssò nzaguinàte). Apprìisse se mèttene ngocch’e iève feddessciàte. Sop’o ggiàlle du u-ève, se fasce cadè na pezzecatèdde de sale e n’addore de pèpe (ngocch’e iùne nge mètte pure dò scarciòffe ndoràte fritte e ffèdde de recotte). Fatte chèsse, u cape famìgghie av’a pegghià nu zippe de la palme de la demèneca prime, bagnanne iìnd’a l’acqua sande e che ccusse zippe av’a squeccià sop’o piàtte benedecènne e facènne disce a ttutte la famìgghie le razziùne (ecche percè chèssa rezzètte se chiàme: u Benedìtte)

Traduzione sintetica:

Il benedetto

Dentro ad un piatto bislungo, si mettono fette di soppressata (carne insaccata fatta dai montanari; profuma ed è ben gustosa. Famosa è la soppressata di Martina Franca).

Poi si tagliano fette di arance (meglio se sono arance dette tarocchi «varietà pregiata di arance della Sicilia con buccia sottile di colore arancione venato di sanguigno di fusto eccellente»). Insieme si aggiunge qualche uovo lesso tagliato a fette. Sul tuorlo dell’uovo, si fa cadere una pizzicata di sale e un odore di pepe (qualcuno aggiunge anche due carciofi fritti). Preparati i piatti per quante persone sono a tavola, il capo famiglia prenderà un rametto della palma della domenica precedente bagnandola dentro l’acqua santa e con il rametto spruzzerà su ogni piatto benedicendo e facendo dire a tutti i presenti, le orazioni (ecco perché la ricetta è chiamata: il Benedetto).

Prima di assaggiare altre pietanze, si servivano a tavola, uova sode colorate, ossia tenute nell’acqua bollente dove era inserita un po’ d’alga marina la quale aveva l’effetto di tingere di rosso il guscio delle uova. I ragazzi non perdevano l’occasione “de scecuà o tèzzue” (di giocare al tozzo), ciascuno prendeva un uovo e lo batteva contro  quello di un parente. Vinceva chi riusciva a conservare il suo guscio intatto e rompere quello dell’avversario mangiandoselo. Un’altra variante del gioco, un po’ azzardata che è ancora in uso fra baresi, è prendere un uovo sodo e all’insaputa di chi gli sta accanto, cogliendolo di sorpresa, rompe l’uovo sulla fronte destando l’ilarità degli astanti, avendo però l’abilità di sottrarsi dalla momentanea reazione della «vittima».

Il menù, variava da famiglia a famiglia, festeggiando alla grande la Pasqua arricchendo la tavola, soprattutto negli anni del boom economico. -  Fare clic sul canale «La cucina», categoria “La beffètte”-.

La Domenica di Pasqua terminava andando a teatro per assistere a un melodramma al Politeama Petruzzelli. Altri invece preferivano ascoltare la musica sinfonica al Corso Vittorio Emanuele II dove c’era una cassa armonica permanente, una buona parte di baresi preferiva andare al cinematografo.

Fare clic su canale «Folclore», categoria “La Semana Sande” articolo <Sabete Sande>.

Per una approfondita ricerca sulle Ricorrenze Notevoli Baresi del Sabato Santo

La grafia in dialetto della ricetta e filastrocche sono state trascritte e aggiornate con regole grammaticali dell’ «Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine”».

Bibliografia ed emerografia: Saverio La Sorsa, «Il Folklore nelle scuole di Puglia», Società Editrice Dante Alighieri di Albrighi, Segati & C., Milano-Roma-Napoli, 1926; Alfredo Giovine, «Ricorrenze Notevoli del Popolino Baresi», edito dallo stesso autore, Bari 1966; Gigi De Santis, «Il Punto» (mensile dell’Oratorio Salesiano Redentore), Bari, marzo 1989; Alfredo Giovine, La Gazzetta del Mezzogiorno, 11-04-1993; «Rassegna delle Tradizioni Popolari di Puglia, Basilicata e Calabria», Gravina (BA), trimestre 1997; «Roma», Bari, 7-04-1998; «Puglia d’Oggi», Bari, 15-04-2001; «Bari sera», Bari, 20-04-2003; Gigi De Santis, «La Semana Sande» (dal Venerdì di Passione a Lunedì dell’Angelo), Spettacolo Teatrale, Bari, 5-04-2003; Gigi De Santis / Filippo Favia «Calannàrie Barèse, Iànne Dumìle, Edizioni del Tirso, Bari, 1999; «www. Modugno. it», Modugno (BA), 15-4-2006.  

   Foto: «Dolci Pasquali». Libro, “Puglia dalla terra alla tavola”, Autori Vari, Mario Adda Editore, Bari, 1979; fototeca, «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari (1976-2014).

  Foto: «Scarcèdde a trè iòve», fototeca, «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari, (1976-2014). 

3ª   Foto: «“La sobbressàte”», Vito Bruno / Angela Delle Foglie, Libro, «a tavola in provincia di Brindisi», Levante Editore, Bari 2008;  fototeca, «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari (1976-2014).

foto: «U benedìtte», estratto da motore di ricerca ‘Google Immagine’; .fototeca, «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari, (1976-2014).

  Foto: «Cassa armonica», Tito Manlio Altomare, Libro «Puglia in Festa» immagine di N. Amato e S.Leonardi, Adda Editore, Bari 2011; fototeca, «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari, (1976-2014). 

Storia, Religione, Folclore, Lingua Barese,

sono materie di studio e d’insegnamento.

Impegno, coerenza, approfondimento, uniformità.

Gigi De Santis

Centro Studi “Don Dialetto”
(Ricerca e Divulgazione della Cultura Popolare Barese) 

 


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BBona Pasque 2014: Gesù ha rescscetàte e u diàuue ha crepate
Inserito il 19 aprile 2014 alle 12:04:00 da Gigi. IT - Auguri

La Resurrezione di Cristo illumini in noi e le nostre famiglie del dono di vita e di luce radiosa, dilati i nostri cuori a dimensioni universali di solidarietà e di amore.

 

Il SIGNORE è RISORTO

 

il male e la morte non hanno avuto l’ultima parola

 

Gesù ha rescescetàte è u ddiàuue ha crepàte!...

 

ALLÈLÙIE!

 

Pasque, pasquìn’e pasquètte,

Iè la cchiù mmègghia fèste.

 

Tutte quande se vèstene bbèdde

Pe cchèssa dì, ricche de…

Iòve, colomb’e scarcèdde.

 

Pasque, pasquìn’e pasquètte,

Facime ca la fèste

Non fernèssce

Che le delure de vènde.

 

Èvvive la Pasque,

Èvvive chèssa bbèdda tradezziòne

Ca pe dò trè ddì,

Fasce stà le crestiàne m-baravìse.

 

Pasque, pasquìne e... pasquètte.

Poesia in versi liberi di Gigi De Santis.

  

 

Pasqua Pasque vìine cherrènne

Le pecenìnne vonne chiangènne.

Vonne chiangènne che ttutt’u core,

Ca vonn’acchiànne scarcèdde che ll’ove.

 

 

Mò ca sciam’a zzì Nanèdde

Ngi-av’a dà mènza tièdde

E la fiìgghia biatèdde

L’ald’e mmènze ngi-av’a dà.

 

BBuèn’allègre a cchèssa case

Ièsse u male e u bbène trase

BBuèn’allègre a ttutte quanne

Pecenìnne, uaggnùne e granne.

 

BBona Pasque a seggnerì

BBona Pasque, u vole DDì.

 

 

Mò ca Pasque av’arrevate,

Le scarcèdde l’hamme mangiàte.

 

Mò ca Pasque se n’è ssciùte,

Le scarcèdde l’hamme fernute.

 

E decime a chemmà Rose

Iìsse fore l’alde cose

Pane frìscke fatt’aiìre

E ddù zzule chìine de mìire.

 

La salzizze e sebbressàte, 

La beffètte apparecchiàte.

 

BBona Pasque, pasce e bbène

Nge vedime o u-ànne ce vène.

 

 La redazione

invia gli auguri per una lieta Santa Pasqua e gioiosa Pasquetta

ai Baresi e Pugliesi residenti nella città di Bari, nelle province delle regioni d’Italia, nelle città e paesi d’Europa e del Mondo. 

Estende gli auguri anche agli italiani e stranieri residenti e ospiti nel capoluogo pugliese.

Bona Pasque e Pasquètte...

 

 sempre con

 

Bari nel Cuore

 

Filastrocche di Alfredo Giovine, estratte dal mensile  “U Corrìire de BBàre”, a. III, Abbrìle 2011, direttore responsabile, Felice Giovine

  Foto: «Gesù risorto», fototeca, «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari, (1976-2014).

Foto: «Pulcino di Pasqua», Liana Carone Bari 2014; fototeca, «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari, (1976-2014).

3ª e  Foto: «“Le scarcèdde de mèste Mechèle”, Panificio Gentile, Via Dante Alighieri, 407 - Bari», fototeca, «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari, (1976-2014).

Foto: «“La scarcèdde a vvorse”» preparazione casereccia a cura della signora Rosa Lojodice di Bari, 2008;  fototeca, «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari, (1976-2014).

Foto: «“La pastìire”», Pasticceria-Caffetteria Rubino, Via F. Crispi, 206 - Bari, fototeca, «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari, (1976-2014).

Foto: «“U pegherìidde de zzucchere”», Vito Bruno / Angela Delle Fogliei, Libro, «a tavola in provincia di Brindisi», Levante Editore, Bari 2008; .fototeca, «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari, (1976-2014).

Storia, Folclore, Lingua Barese,

sono materie di studio e d’insegnamento.

Impegno, coerenza, approfondimento, uniformità.

Redazione Don Dialetto.it  - Bari 


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U Sabete Sande 19 aprile 2014
Inserito il 19 aprile 2014 alle 00:04:00 da Gigi. IT - Ricorrenze Notevoli

U Sabete Sande

La Mattina del Sabato Santo a Bari, con il trascorrere delle ore si osservava un brusio di gente ben disponibile al dialogo e al sorriso. Vicoli, corti, strade erano invase dal profumo dei dolci che spandevano i vecchi e numerosi “furne de pète” (forni di pietra a legna) notando giovani fornai che andavano su e giù a prendere e consegnare “tièdde” (teglie) “de scarcèdde” e altri dolci pasquali. Nel periodo di Pasqua come a Natale i fornai avevano un gran da fare riuscendo a mettersi da parte un bel gruzzolo di soldi tant’è il popolino coniò la seguente sentenza: “A PPasque e a Natale, / S’arrecchèsscene le fernare. / Passate ca sò le fìiste, / Vonne cercànne terrise m-bbrìiste” (A Pasqua e a Natale, / Si arricchiscono i fornai. / Passate che son le feste, / Cercano denaro a prestito).

Nelle salumerie e, in modo particolare, “iìnd’a le vecciarì” (nelle beccherie) si rivedevano in bella mostra tutti i tipi di carni e salumi, dopo la parentesi dell’astinenza a mangiar di grasso in tempo di Quaresima ornati da piccole bandierine tricolori, rami di ulivo e di viole a ciocche,  mentre l’agnello faceva da padrone su altre bestie da macello dove venivano esposti sia all’interno, sia all’ingresso della macelleria. Man mano che si avvicinava mezzogiorno, nell’aria si creava un’atmosfera di gran gioia. Ognuno, davanti e all’interno della propria abitazione era pronto con mazze, bastoni e scope di far gioioso rumore. I ragazzi erano i più euforici all’avvenimento, si radunavano a grandi gruppi, si armavano di pietre per battere con vivacità su latte di stagno vuote e contro le colonnine cilindriche dei fanali pubblici per fare un gran baccano aspettando il fatidico segnale. In alcuni punti dei rioni si preparavano batterie e bombe carte. I pescatori, anche loro, allineavano le bombe in alcuni tratti di mare pronti con le micce a far fuoco. I marinai sui bastimenti e sulle paranze stavano vigili per innalzare al primo segnale lunghi pennoni e le file delle numerose bandierine in segno d’allegria. Nelle chiese, dopo la funzione religiosa, come il sacerdote intonava il «Gloria in excelsis Deo» (Gloria a Dio nel più alto dei cieli), scoccava il mezzodì e si assisteva a scene indescrivibili.

 

 

Cadeva il panno che copriva l’altare e appariva la bellissima figura del Redentore ricca di luce e di gloria. Contemporaneamente erano liberate le campane da pezzi di stoffa o da vecchi sacchi che avevano avvolto i batacchi sin dal primo giorno di Quaresima, facendole suonare con gran forza. Si liberavano gli uccelli e colombi tenuti in gabbia vedendoli svolazzare impauriti all’interno e fuori delle chiese. I fedeli rimasti in chiesa davano, con dei bastoni, colpi sui banchi e contro i confessionali. Fuori delle parrocchie e nei quartieri di Bari, al primo squillo delle campane tutti si scoprivano il capo in segno di rispetto a Cristo risorto. Si alzavano le bandiere sulle ciminiere, sui bastimenti, sui tranvai; i ragazzi ponevano sulle rotaie dei tram una piccola quantità di zolfo misto a clorato di potassio per provocare scoppi. Si staccavano i battenti dei portoni spalancandoli, si slegavano le campane alle capre, si riattaccavano i campanelli e i campanacci agli equini e ai buoi. Tuonava il cannone del Fortino di “Sand’Andè” (Sant’Antonio abate). Suonavano a tutto spiano le sirene degli opifici e dei vapori ancorati nel porto. Il tricolore tenuto a mezz’asta sulla torre Semaforo del Castello Svevo ritornava a sventolare in segno di giubilo. Fischi di locomotive, si appiccava il fuoco alle batterie dei “varcaceddàre” (pescatori di barche), “de le chezzale” (contadini), “de le vastase” (facchini). S’innalzavano fuochi artificiali, con mazze e bastoni si martellavano dietro le porte, contro i pali, ai bordi dei marciapiedi, insomma ogni occasione, punto, angolo della strada, si davano, con energia, ripetuti colpi per far chiasso allegro.

Si esponevano coperte e drappi di seta ai balconi. Le mamme uscivano per strada con il loro piccoletto cercando di far muovere i primi passi perché così credevano che in seguito dovessero camminare spediti. Mentre si partecipava in massa a far chiasso simpatico, frastuono e grida di gioia totale, si pronunciava in dialetto, ripetutamente, la seguente frase (per tre volte in crescendo): “Gesù ha rescescetàte e u ddiàuue ha crepate” (Gesù è risuscitato e il diavolo è crepato). Il tutto doveva essere fatto in un tempo brevissimo, perché la credenza voleva che il rito dovesse essere rapido e non prolungarsi oltre il suono delle campane che annunziavano la lieta novella.

Un’altra usanza era di notare per le vie dei quartieri e, principalmente, in Bari Vecchia, grandi tavolate imbandite a favore dei poveri della città. Iniziative di benestanti, artigiani e popolani, a gara evidenziavano, con sincerità, il loro gesto di solidarietà e d’altruismo offrendo ai poveri mendicanti un lauto pranzo. Si preparavano tavolate costruite su ampi palchi di legno poggiati su alti scalini o su grossi botti vuote da sette ettolitri che contenevano vino sistemati verticalmente.

Sul tavolato occupavano posto, dodici poveri (come gli apostoli) serviti rispettosamente “a sfazziòne” (senza limiti) con ogni genere di “sgranatòrie” (pietanze) preparate nelle case “de le sedetùre” (inquilini, abitanti) del vicinato. Oggi, un buon numero di associazioni, non solamente del centro storico, da diversi anni provvedono alla mensa dei poveri della città. Quello che colpiva maggiormente negli anni passati, era la semplicità e la fratellanza tra la gente che si scambiava di cuore gli auguri di Pasqua. Il fidanzato mandava prontamente, tramite un ragazzo, l’agnello o carne di esso a casa della fidanzata, la quale ricambiava il dono del suo promesso sposo con “scarcèdde” o “u pegherìidde de zzùcchere” (pecorella di zucchero).

La sera del Sabato Santo non si trascura un altro appuntamento rilevante. Alle ore 22:00, in tutte le chiese si prepara «La Veglia Pasquale». Affascinante è tuttora la messa in Cattedrale, dove incomincia la celebrazione con la benedizione del «fuoco nuovo», da cui è acceso il «cero» portato in processione all’interno del Duomo. Segue la benedizione del cero e dell’«acqua». Il rito continua con l’annuncio pasquale cantando l’«Exultet», detto anche Praeconium Paschale, rotolo pergamenaceo di contenuto liturgico databile al secolo XI messo in mostra ai fedeli e curiosi visitatori nel Duomo.

A mezzanotte, finita la funzione liturgica, si ripete con più religiosità, l’emozione e la felice attesa di mezzogiorno facendo risuonare con il canto festoso della Resurrezione il Gloria annunciando il Cristo Risorto.

 

 

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Per una approfondita ricerca sulle Ricorrenze Notevoli Baresi del Sabato Santo

   Foto: «“La Chiàsia Madre”», Vito Antonio Melchiorre, Libro, «Bari Vecchia», Adda Editore, Bari 2003,  fototeca, «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari (1976-2014).

  Foto: ««“U-aggnìidde appennute”», Vito Buono / Angela Delle Foglie, Libro, «andar per le sagre», Levante Editore, Bari 2007; fototeca, «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari, (1976-2014). 

3ª   Foto: «“Uèrrìire”», Lino Patruno, Libro, «Bari», Adda Editore, Bari 1997,  fototeca, «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari (1976-2014).

4ª  Foto: «Gesù risorto», fototeca, «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari, (1976-2014). 

Storia, Religione, Folclore, Lingua Barese,

sono materie di studio e d’insegnamento.

Impegno, coerenza, approfondimento, uniformità.

Gigi De Santis

Centro Studi “Don Dialetto”
(Ricerca e Divulgazione della Cultura Popolare Barese) 

 


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Venerdì Santo 18 aprile 2014 "Le Chiangiamìuue"
Inserito il 17 aprile 2014 alle 05:54:00 da Gigi. IT - Ricorrenze Notevoli

Pia Associazione Misteri della Vallisa

Chiesa San Gaetano

- BARI -

 PROCESSIONE SACRI MISTERI DELLA VALLISA

Le Chiangiamìuue

Venerdì Santo - 18 Aprile 2014

Itinerario della Processione

Dalle ore 9:00 alle 13:30

CHIESA SAN GAETANO - STRADA SAN GAETANO – VIA IACOPO CALÒ CARDUCCI - CORTE COLAGUALANO -  VIA FILIPPO CORRIDONI - PIAZZA CHIURLIA - VIA ROBERTO IL GUISCARDO - STRADA VALLISA - PIAZZA DEL FERRARESE - PIAZZA MERCANTILE - STRADA PALAZZO DI CITTÀ - STRADA SAN MARCO - VIA DELLE CROCIATE - PIAZZETTA 62 MARINAI - STRADA MARTINEZ - STRADA SANTA MARIA DEL BUON CONSIGLIO - STRADA SANTA SCOLASTICA - PIAZZA SAN PIETRO - STRADA SANTA TERESA DELLE DONNE – LARGO OSPEDALE CIVILE - VIA PIER L’EREMITA – STRADA SANTA CHIARA – VIA RUGGERO IL NORMANNO – PIAZZA FEDERICO DI SVEVIA II - CATTEDRALE.

Dalle ore 15:30 al termine della processione

CATTEDRALE - PIAZZA FEDERICO II DI SVEVIA - VIA SAN FRANCESCO D’ASSISI - PIAZZA GARIBALDI - VIA MANZONI - VIA PRINCIPE AMEDEO - VIA ETTORE FIERAMOSCA - VIA GIOVANNI PASCOLI - VIA ABATE GIMMA - VIA SAGARRIGA VISCONTI VOLPI - LARGO NITTI VALENTINI - CORSO VITTORIO EMANUELE II (sosta e momento di preghiera nella zona antistante il Teatro Piccinni) - STRADA SAN BENEDETTO - STRADA SAN BARTOLOMEO - PIAZZA CHIURLIA - VIA FILIPPO CORRIDONI - COERTE COLAGUALANO - VIA IACOPO CALÒ CARDUCCI - STRADA SAN GAETANO - CHIESA SAN GAETANO. 

Il Venerdì Santo anche a Bari è una giornata particolare. Già dalla metà del XVIII secolo, era famosa la processione dei Misteri denominata «Vallisa». Il corteo era organizzato dalla più antica confraternita della «Purificazione dei Frati Francescani Riformati». Una processione analoga era organizzata, nello stesso giorno, dai frati minori osservanti di «San Pietro delle Fosse», chiesa ubicata nei pressi del porto, oggi scomparsa. Con la soppressione degli Ordini religiosi nel Regno di Napoli del 1809, le statue dei Misteri di San Pietro delle fosse, per richiesta di un gruppo d’artigiani, furono trasferite nella chiesa di San Gregorio, parrocchia annessa alla Basilica di San Nicola. Così si dette continuità ad organizzare la processione in antagonismo con quelli della congrega della Vallisa. Purtroppo i frequenti disordini che si succedevano ogni anno per l’animosa rivalità fra le due confraternite, fecero intervenire l’arcivescovo mons. Michele Basilio Clary, che nel 1825 vietò di far sfilare contemporaneamente le due processioni e li fece alternare.

 

Negli anni pari la processione della Vallisa soprannominata in seguito dagli antagonisti: “chiangiamìuue” (piagnoni) - e no come erroneamente si scrive e si pronuncia tuttora: (chiangiaminue) peggio ancora (chiangiamignue) - perché all’uscita delle statue dalla chiesa quel giorno pioveva (quando è successo che non pioveva, il popolino asseriva che la processione dei Misteri nasceva sotto un cattivo auspicio).

Popolarissima è la processione della Vallisa (Dal 1988 le statue non escono più dalla sopraddetta chiesa perché è stata ristrutturata e adibita a centro di cultura e ad auditorium diocesano). Nel 1988, 1990, 1992, il corteo partì dalla Chiesa dei Gesuiti. Nel 1994 e 2006, dalla Chiesa di Santa Chiara e negli anni 1996, 1998, 2000, 2002, 2004, 2008, 2010, il corteo è partito dalla Chiesa di Santa Teresa dei Maschi. Nel 2012 e anche quest'anno “le chiangiamìuue” escono dalla Chiesa di San Gaetano Come soprascritto, era famosa la processione della Vallisa perché, oltre ai nove Misteri, uno in meno dell’altra, il corteo assumeva una solennità coreografica particolarmente spettacolare con fedeli vestiti in nero di tutto punto, che portava grosse torce gareggiando con chi le portava più pesanti. Nei tempi andati, i poveri ponevano sotto le grosse candele accese, delle carte molto resistenti per raccogliere la cera e poter così guadagnare qualcosa vendendola...

... I Misteri della Vallisa, “le chiangiamìuue”, che venivano e sono portati in processione iniziano con: “Criste a ll’orte” (Gesù nell’orto), “Sande Pìite” (San Pietro), “Criste a la chelonne” (Gesù alla colonna), “Criste a la cannèdde” (Gesù alla cannella, Ecce Homo), “Criste che la croscia n-guèdde” (Gesù con la croce addosso), “San GGiuànne” (San Giovanni), “U Calvàrie che la Matalène a le pìite” (Il Calvario con la Maddalena ai piedi), “Gesù muèrte” (Gesù morto), “La Ndeloràte” (L’Addolorata). - I Misteri di San Gregorio invece hanno la «Maddalena» e il «Calvario» separati -.

Per una approfondita ricerca sulle Ricorrenze Notevoli Baresi

Clicca su canale «Folclore», categoria La Semàna Sande articolo <Venerdì Santo (I Misteri)>.

Foto: «Locandina: Programma-itinerario Processione dei Misteri 6-04-2012», fototeca, Nico Tomasicchio, Bari,  marzo 2012. 

Foto: «“Le chiangiamìuue” Bari, centro storico», fototeca, «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari (1976-2014).

Foto: «“Le chiangiamìuue: u calvàrie”»,  fototeca, Nico Tomasicchio, Bari,  2010, fototeca, «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari (1976-2014).

Foto: «“Le chiangiamìuue: la Ndeloràte”»,  fototeca, Nico Tomasicchio, Bari,  2010, fototeca, «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari (1976-2014).

Foto: «“Le chiangiamìuue: Gesù muèrte”»,  fototeca, Nico Tomasicchio, Bari,  2010, fototeca, «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari (1976-2014).

Foto: «“Le trembùne de le chiangiamìuue”»,  Libro: «Una finestra sulla storia», Nicola Mascellaro, Edisud, Bari 1991, fototeca, «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari (1976-2014).

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Redazione Don Dialetto.it  - Bari 


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La Semana Sande: Do Lunedì o Scevedì Sande (2014)
Inserito il 14 aprile 2014 alle 06:04:00 da Gigi. IT - Ricorrenze Notevoli

La Semana Sande

Do Lunedì o Scevedì de le sebbulgre e de Criste muèrte

Con l’ultimo periodo della Quaresima, dopo la Domenica delle Palme, nella Bari d’altri tempi, il ritmo dei riti evocativi della Passione si faceva sempre più intenso fino a raggiungere il suo vertice il Venerdì Santo. La maggior parte delle popolane non trascurava usanze tradizionali ai quali si aggiungevano “u trapàsse” (il digiuno) e le privazioni di carattere penitenziale...

I primi tre giorni, le donne si recavano in chiesa a far “l’ore de Criste” (l’ora di Cristo, l’ora di adorazione pregando per un’ora in ginocchio). Era consuetudine, in tempi lontanissimi fino alla metà del secolo scorso, durante la Settimana Santa, ascoltare ogni sera in chiesa il «Miserere» in musica. Altro rito religioso, rispettato dalle popolane di un tempo, era di lavarsi per sette volte prima di prendere l’ostia consacrata perché così credevano di purificarsi dai peccati capitali...

...Si arrivava “o Scevedì Sande” (al Giovedì Santo), una delle giornate più sacre dell’anno e viene solennizzata dalla Chiesa cattolica con molte cerimonie. Dal mattino uomini e donne accorrevano in chiesa a confessarsi. L’arcivescovo in Cattedrale celebrava la messa del «Crisma» (La benedizione degli oli crismali) e, sino alla metà degli anni ’70, era ancora rispettata l’antica usanza che dopo la deposizione dell’«Ostia» consacrata nell’urna era simbolicamente prestata la «chiave» del tabernacolo al Sindaco che la restituiva il giorno dopo. Le fedeli, il mattino del Giovedì Santo ornavano il «Sepolcro» della loro parrocchia offrendo candele e piatti contenenti cespi di frumento in erba, di lenticchie e di lupini tenuti chiusi in una cassa nascosta sotto il letto o in un punto buio dell’abitazione, per  quaranta giorni, perché nell’oscurità “scegghiàvene” (germogliavano).

Quest’ultimi sono il simbolo di Cristo e della nuova vita pura e vincente che spunta dal buio della macerazione e della morte di Gesù. Con questi cespi le devote gareggiavano ad abbellirli con fiori freschi e nastri dai colori più delicati. Oggi sono aggiunte figurine rappresentanti la «Passione di Cristo». Sempre nel Giovedì Santo nelle prime ore della sera si celebrava e si celebra il rito in «Coena Domini» che ricorda l’ultima cena di Gesù prima della sua passione e morte, seguito con la lavanda dei piedi a dodici poveri della città a sottolineare l’umiltà e la carità. Durante la serata, nella città e, soprattutto nella Bari antica, si notava un via vai di gente che visitavano i cosiddetti «sepolcri». Pellegrinaggio, rispettando antiche regole nel visitare le chiese in numero dispari e maggiore di sette, nove, undici..., e mai in numero pari. Questa è la vera usanza! Dalla fine degli anni Settanta per via delle distanze e del tempo, senza parlare del moderno consumismo, si limita a visitarne una o massimo tre. La gente rimaneva impressionata alla vista dei sacri sepolcri. L’odore d’incenso bruciato in gran quantità, il profumo dei fiori, il silenzio, un profondo silenzio, dava un senso d’austera solennità. Per strada anni addietro, se s’incontravano amici e conoscenti, non si salutavano, per non mostrare di distrarsi dalla venerazione di Dio. Le chiese rimanevano aperte sino a tarda notte e il pellegrinaggio dei fedeli diventava sempre più numeroso rendendo omaggio al Sacramento, all’altare della deposizione. Un’altra usanza scomparsa, rispettata sino al 1962, era che il Giovedì Santo, dopo le ore 21:00, dalla chiesa dove l’indomani usciva la processione dei «Misteri», si muoveva il corteo funebre di Cristo seguito da una fiumana di fedeli percorrendo le vie della città vecchia per poi raggiungere il Duomo dove la sacra bara sostava per un’intera notte... 

Tand’e ttande volde

Tand’e ttande volde, m’u sò vviste!

E da la Crosce, che le cendrune angore,

 Tand’e ttande volde u sò sapùte,

 Nzaccate a cchidde pìite e cchidde mane,

E mmill’e mmille volde, citte citte, 

Gesù, da chèdda Crosce m’u sò vviste,

U sò pregate e Iìdde m’ha sendute! 

 C’assemègghie a ttutte le crestiàne!

   

 Tand’e ttande volde, repenzànne,

E ccom’a Iìdde, n-grosce pe sta vite

 A le besciardarì de chèssa vite,

Strachièn’assà de pène e de delure,

 Me sènghe, ca sò iùne de le tande,

Nge caresciàme n-guèdde, patescènne:

 Ca fèrve de brevogne, p’u schembìte!

 Le pène, l’amarèzze e le delure!

   

 E ttande, tande volde, ngenecchiàte,

E nnanz’a nnù, tand'e ttande volde,

Probbie sott’o pète de la crosce,

Ndra cchidde ca no zzabbene pregà,

Quand’e qquande volde u sò sendute,

 S’asconne l’arriatùre e la brevogne,

De chiànge citte c ccitte sènza vosce?

De tand’e ttanda falza umanetà!

   

 E nnanz’a ll’ècchie, tand’e ttande volde,

 Che ttand’e ttande volde, nannz'a CCriste

 Acchiamendà la fàccia sò scarnìte,

 Se fasce m-bbronde u sègne de la crosce,

 Tand’e ttande volde u sò penzate

E ppò s’aggire!... E ppò che na resate,

E ddèsce mila volde u sò capite!

Che GGiùde, allegramènde se dà vosce!

Pe chendenuà, a d’accite!... Pe tradì,

Come facì a Gesù, fìgghie de DDì

Marcello Catinella        

 

Fare clic su canale «Folclore», categoria “La Semàna Sande” articolo <“Do Lunedì o Scevedì Sande>.   

Per un’approfondita ricerca sulle Ricorrenze Religiose Baresi

La poesia di Marcello Catinella è stata estratta dallo spettacolo teatrale «La Semàna Sande» (dal Venerdì di Passione a Lunedì dell’Angelo), a cura di Gigi De Santis, Bari, 5-04-2003.  La grafia è stata trascritta e aggiornata con regole grammaticali dell’ «Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine”»..

e  Foto: «Cespi di frumento in erba, nelle chiese di Santa Chiara e della Finestra», fototeca, «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari (1976-2014). 

Foto: «Ecce Homo», Archivio fototeca, Gianfranco Ruggieri, “Arredi Sacri”, Piazza Luigi di Savoia, 20, Bari, 2010, fototeca, «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari (1976-2014). 

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La Demèneche de le Palme (2014)
Inserito il 13 aprile 2014 alle 11:34:00 da Gigi. IT - Ricorrenze Notevoli

BBona Palme, pasce a ttutte

Con la Domenica delle Palme si dà inizio ufficialmente ai riti della Settimana Santa per commemorare il trionfale ingresso di Gesù Cristo in Gerusalemme accolto festosamente con palme e rami d’ulivo dal popolo giudeo accorso numeroso. A Bari, nei tempi andati, la Domenica delle Palme era molto seguita sia negli aspetti sacri, sia in quelli folcloristici. La festività era organizzata fin da qualche settimana prima da chi si procurava abusivamente rami di palme, soprattutto i ragazzi, quelli più birboni, davano l’assalto agli alberi dei giardini pubblici per procurarsi la materia prima.

I venditori, con l’aiuto dei numerosi parenti, lavoravano a pieno ritmo nell’intrecciatura dando forme: triangolari, circolari, romboidali, ecc…Alla fine della lavorazione erano poste e chiuse “iìnd’a nu settàne” (in un basso che dà sulla via) o “abbàssce o scandenàte” (giù nello scantinato) per farle ingiallire. In seguito le palme si confezionarono con fronde d’ulivo.

Dalla sera precedente gli ambulanti si accaparravano, con bancarelle di fortuna, gli spazi più vicini e ben visibili alle chiese per esporre le loro palme di diverse forme e colori: triangolari, circolari, romboidali, gialle, argentee, dorate, abbellite da carta o nastri colorati e da altri ornamenti ben confezionate da foglio trasparente, il «cellofan».

Di primo mattino, le chiese erano già gremite di fedeli i quali assistevano alle funzioni religiose dopo aver acquistato una palma o dei rami d’ulivo nell’attesa di essere benedette.

Dopo la benedizione, i baresi si scambiavano rami d’ulivo e palme benedette con parenti e conoscenti per rinverdire vincoli d’amicizia, a rinsaldare quelli affievoliti...

La palma benedetta sostituisce in casa quella dell’anno precedente, appesa dietro la porta d’ingresso contro l’invidia o messa al capezzale del letto “a ccape lìitte” e vicino ai quadri o figure di santi contro la iettatura. Si portava persino sulle terrazze “sop'o uàscre”, per fugare dalle case le disgrazie. In tempi remoti si abbinò, insieme alla palma, qualche frutta conservata gelosamente perché si credeva che avessero potere medicinale e si mangiavano in caso di gravi malattie.

Un altro gioioso momento era di vedere due ragazzini scambiarsi una crocetta di palma, e intrecciandosi i mignoli della mano destra recitavano la seguente frase: «Pace, pace di Gesù, non lo faccio più», un bacio sulle guance e la pace era «firmata».

Per una approfondita ricerca sulle Ricorrenze Notevoli Baresi

Fare clic su canale «Folclore», categoria “La Semàna Sande” articolo <La Demèneche de le Palme>.

La Demèneche de le Palme

Ce Demèneche iè cchèsse de le Palme!

 La fèste de la pasce e de l’amore;

 Oggn’e ccore anasprìte stà cchiù ccalme;

Sparèssce oggne vendètte e oggne rangore. 

 

Quanda rame d’auuì! e cce ssò bbèdde!

L’ave vasate u sole stamatìne, 

Stonn’aggestate iìnd’a le canestrèdde,

Addorene de cambe e de ciardìne.

 

Pertàdeve nu rame benedìtte,

Mettìduue a ccape lìitte o a la porte;

Date la palme a cci stà sèmb’afflìtte;

Stu done, ngi-av’a ièsse de gran ghenvòrte.

 Agnese Palummo La poesia di Agnese Palummo è stata estratta dallo spettacolo teatrale «La Semàna Sande» (dal Venerdì di Passione a Lunedì dell’Angelo), a cura di Gigi De Santis. - Fare clic su canale «Personaggi», categoria  “Le puète” articolo <Agnese Palummo>. La grafia è stata trascritta e aggiornata con regole grammaticali dell’ «Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine”».

Foto: “L’ulivo di Cristo”,  Francesco Cipriani. fototeca, «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari (1976-2014).

e Foto: «Palme benedette», fototeca, Nico Tomasicchio, Bari,  2012. fototeca, «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari (1976-2014).

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Venerdì di Passione 11 aprile 2014
Inserito il 09 aprile 2014 alle 22:44:00 da Gigi. IT - Ricorrenze Notevoli

Venerdì di Passione

Arciconfraternita “Maria SS.ma della Pietà e di S. Antonio” Convento – Parrocchia “S. Antonio” - BARI -

Venerdì 11 aprile ore 10:00

PROCESSIONE DELLA SS.ma ADDOLORATA 

 

Accompagnano i Concerti Bandistici

“A. PLANELLI” diretto dal m° Nicola Cotugno

e

 “T. TRAETTA” diretto dal m° Simone Mezzapesa

ITINERARIO

Anche quest’anno la processione uscirà dalle ore 10:00.

Dopo 44 anni (1969-2013) si è ritornati all’antica  tradizione.

 Ore 10:00. CHIESA SANT’ANTONIO, inizio processione. Piazzetta Sant’Antonio - (Quartiere Madonnella): Piazza Luigi di Savoia - Via Carulli - Piazza Madonnella - Corso Sonnino - Via Cardassi - (Borgo Muratiano): Via Beatillo - Via Melo - (Centro Storico): Strada San Benedetto - Chiesa San Michele - Strada Gironda - Via Degli Orefici - Piazza Mercantile - Strada Palazzo di Città - Chiesa Sant’Anna - Corte del Catapano Piazza San Nicola - Basilica San Nicola - Piazza 62 Marinai - Via Delle Crociate - Strada del Carmine - Strada San Marco - Chiesa San Marco dei Veneziani - Strada del Carmine - Chiesa del Carmine - Piazzetta Bisanzio Rainaldo - Piazza dell’Odegitria - CATTEDRALE (sosta fino alle ore 15:00) - Piazza Federico II di Svevia - Chiesa SS. Medici - Via Attolini - Strada Bianchi Dottula - Strada Boccapianola - Arco Giandomenico Petroni - Chiesa S. Giuseppe - Strada Sagges - Via Filippo Corridoni - Piazza Chiurlia - Strada Palazzo Intendenza - Strada S. Domenico - Chiesa Maria SS.ma del Rosario in S. Domenico - Chiesa Maria SS. degli Angeli - Via Boemondo - Piazza Federico II di Svevia - (Borgo Muratiano): Via San Francesco D’Assisi - Piazza Garibaldi - (Quartiere Libertà): Chiesa Maria SS.ma del Rosario in San Francesco - Via Fancesco Crispi - Via Colonnello De Cristoforis - Chiesa San Carlo Borromeo - Corso Mazzini - Via Pietro Ravanas - Via Francesco Crispi - Via Manzoni (Borgo Muratiano): Via Putigani - Chiesa San Rocco - Via Sagarriga Visconti - Corso Vittorio Emanuele II - Corso Cavour - Via Carulli - Piazza Luigi di Savoia - Piazzetta Sant’Antonio - CHIESA DI SANT’ANTONIO DEI FRATI MINORI - (rientro ore 20:30 circa).

 

Maria, nostra Madre Addolorata cammina sempre con noi.

E noi camminiamo con Lei per le strade della nostra città in rigoroso silenzio e rispetto.

Nessuno deve mancare a questo religioso APPUNTAMENTO

AVVISO SACRO - Comunicato Stampa a cura dei Frati L’Arciconfraternita Bari, aprile 2014.

A Bari, in passato, l’ultimo periodo di Quaresima era rigorosamente sentito e rispettato. Durante la settimana che precedeva quella Santa, era consuetudine che tutte le case erano sottoposte a pulizia generale e all’imbiancatura. Il Venerdì di Passione, antecedente la Domenica delle Palme, si digiunava tutto il giorno e con la processione della Madonna Addolorata chiamata dal popolino “La Madonne de la Pietà”, (negli anni precedenti e qualche anno dopo il 1877, la processione veniva denominata “La Madonne de le taralle”, - delle ciambelle -), ricorda il mesto pellegrinaggio della Beata Vergine in cerca di suo figlio Gesù Cristo. Era il prologo ai riti della Settimana Santa. 

 Le donne anziane del centro storico recitavano, insieme alle figlie, al passaggio dell’Addolorata e per tutto il periodo della Settimana di Passione, in dialetto, alcune preghiere che ho estratto dai libri dello storico e demologo Alfredo Giovine: «Canti Popolari Religiosi Baresi» edito dallo stesso autore, Bari 1963. Sono canti religiosi «autentici», come scrisse Giovine nella prefazione: «... veramente popolari, creati realmente nei vicoli e nelle case povere, con un linguaggio tutto particolare e con immagini del tutto impensate all’uomo di cultura».

 

La preghiera ha per titolo “Preghìire a la Madonne du Resàrie”, canto inedito, fonte: poeta Giuseppe De Benedictis alias Giudebbe che aprrese la poesia dalle labbra della mamma nel 1900. La grafia in dialetto è stata aggiornata con la grammatica dell’Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine”. 

«Viata mè, la Vergina Marì,

devota mè, te vogghe sèmm’amà,

u tìine a mmènde cusse amore mì

sèmme u resàrie t’agghie a recetà. 

 

Appène ca me iàlzeche la matine

subbete pìgghieche la «crona» m-mane

e voche decènne pe strate e pe vvì

le «poste» du «resàrie» a mmane a mmane.

 

E mmà ca iàgghie pavure strata strate

e mmà ca de malamòrte agghie a merì

e mmanghe iìnd’o mbìirne agghie a scì

percè ì sò devote de Marì,

 la vita sanda sande vogghie fà.

 

E ttu Madonne ca sì Mamme de DDì

tu pe le bbuène muèrte ha da pregà.

Ah! ce legrèzza bbèlle recève Marì,

care sorèlle ì vu diche a ttutte

quande razziùne ave fatte DDì?

ma u «resàrie» iè cchiù maggiòre a ttutte.

N-gìile stà la Trenetà,

ddà stà u Padre, u Figghie, u Spirde Sande 

La Trenetà ca sèmme sì lodate,

 viate a cci la prèche sande e ssande.

 

Vita bbrève e muère cèrte

du merì iè ll’ore ngèrte,

n’anema sole ca si ha

chi si perde, chi sarà?

Finisci preste, finisci preste

L'aternetà ca nom benisci mà»

(Mia beata Vergine Maria,  mia devota; ti voglio sempre amare, tienilo a mente questo amore mio, sempre il rosario ti reciterò. Non appena mi alzo il mattino, prendo subito la «corona» in mano e vado dicendo per istrada e per via le poste del rosario mano mano.  Per la strada non ho mai paura. Di malamorte mai morirò.  All’inferno non andrò mai perché io son devota di Maria e voglio vivere in odor di santità. E tu Madonna, che sei madre di Dio, per i poveri morti devi pregare. Ah! che allegrezza bella riceve Maria, care sorelle, lo dico a tutte voi: Quante orazioni ha fatto Dio? Ma il rosario ha maggior valore. In cielo c'è la Trinità. Là c'è il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo. La Trinità, e sempre sia lodata, beato chi prega tutti i santi. Vita breve e muori con certezza. Del morire è l'ora incerta. Un'anima sola possediamo. chi si perde, chi sarà? tutto finisce presto, l’eternità non finisce mai)

Fare clic sui canali «Folclore», categoria “La Semana Sande” articolo <“La Ndeloràte (Il Venerdì di Passione)> e «Liriche», categoria “U mmiscke” articolo <“La Ndeloràte”> .

Per un’approfondita ricerca sulle Ricorrenze Religiose Baresi

 

Foto: ««“La Madonne Ndeloràte iìnd'a la chièsie de Sand'Andònie”», fototeca, «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari (1976-2014).  

2ª, 3ª, 4ª, 5ª, 6ª, Fototeca Nico Tomasicchio, Bari,  aprile 2011. «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari (1976-2014).

 

Lingua, Religione, Folclore Barese

sono materie di studio e d’insegnamento.

Impegno, coerenza, approfondimento, uniformità.

Redazione Don Dialetto.it  - Bari 


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PREMIO PIEDIGROTTA BARESE 2014
Inserito il 04 aprile 2014 alle 08:04:00 da Gigi. IT - Piedigrotta Barese

Venerdì 23 maggio 2014

ore 21:00

 

Soirèe di Premiazione e Spettacolo

 

La partecipazione ai concorsi 

 

per la Poesia, la Canzone, il Racconto (inediti, a tema libero e in dialetto barese

per la Fotografia (riferita a Bari, ai suoi Quartieri, le sue tradizioni, i suoi artigiani)

 

entro il 30 aprile 2014

 

Premio Francesco Saverio Abbrescia per la Poesia

Premio Alfredo Giovine per il Racconto

Premio Matteo Salvatore per la Canzone

Premio Rocco Errico per la Fotografia

Ogni Premio prevede la categoria adulti, aperta a tutti i cittadini baresi e la categoria ragazzi, aperta agli alunni delle scuole medie di Bari.

In palio, per ciascuna sezione e categoria vi sono medaglie e attestati per i  primi tre classificati e per eventuali segnalati.

I premi sono assegnati insindacabilmente da una giuria composta da personalità della cultura e dello spettacolo e da rappresentanti delle Istituzioni.

Le Poesie e i racconti  vincitori sono affidati all’interpretazione di attori, ospiti nel corso della festa/spettacolo, durante la quale avviene la premiazione dei vincitori da parte delle personalità presenti. Le canzoni concorrenti sono affidate all’interpretazione degli autori (o di cantanti e/o musicisti da essi designati). Quelle vincenti o segnalate vengono presentate nella apposita festa/spettacolo in cui sono ospiti anche cantanti e gruppi professionisti di tradizione popolare.

La partecipazione è gratuita. Ogni autore può partecipare con una o massimo due opere inedite (max 24 versi  per la poesia, max 2 cartelle corpo 12 per il racconto ) che restano nella disponibilità del Centro Polivalente di Cultura Gruppo Abeliano. L’autore, inviando l’opera alla selezione, garantisce che l’opera stessa è esclusivo frutto del proprio ingegno e che tale opera possiede i requisiti di novità e di originalità. L’autore cede al Centro Polivalente di Cultura Gruppo Abeliano, a titolo gratuito ed a tempo indeterminato, il diritto di riprodurre l’opera, con qualsiasi mezzo in eventi e pubblicazioni quali, a titolo esemplificativo e non esaustivo, presentazioni, conferenze, programmi radio-televisivi, mostre, cataloghi e iniziative a scopo di beneficenza.

Le Opere devono essere presentate in busta chiusa  senza mittente, con indicazione del premio cui si intende partecipare, (Poesia, Racconto, Canzone, Fotografia) indirizzata a Centro Polivalente di Cultura Gruppo Abeliano.

La citata busta dovrà contenere:   (per la Poesia e il racconto):

- 1) Sette copie dell’opera firmate con pseudonimo;

- 2) Una busta chiusa con dati anagrafici, indirizzo, recapito telefonico e una copia dell’opera firmata dall’autore (per gli alunni delle scuole anche il nome della scuola e la classe di appartenenza).

(per la Canzone):

- 1) Sette copie del testo firmate con pseudonimo e un cd con la canzone cantata o suonata dall’autore o da un artista di sua scelta;

- 2) Una busta chiusa con dati anagrafici, indirizzo, recapito telefonico e una copia del testo della canzone firmata dall’autore (per gli alunni delle scuole anche il nome della scuola e la classe di appartenenza).

(per la Fotografia):

- 1) Una copia della fotografia, a colori o in bianco/nero e di formato minimo 20 x 25 cm, firmata con pseudonimo;

- 2) Una busta chiusa con dati anagrafici, indirizzo, recapito telefonico e una copia della fotografia firmata dall’autore (per gli alunni delle scuole anche il nome della scuola e la classe di appartenenza).

Eventuali opere collettive di alunni dovranno seguire lo stesso iter suindicato.

Le opere vanno consegnate a mano o spedite all’indirizzo del

Nuovo Teatro Abeliano

Via Padre Kolbe n° 3 - 70126 Bari

entro il 30 aprile 2014

La premiazione avrà luogo presso il Nuovo Teatro Abeliano 

il giorno 23 maggio alle ore 21:OO

 Comunicato Stampa

Centro Polivalente di Cultura Gruppo Abeliano

1ª Foto: «Manifesto - Spettacolo», Direzione Nuovo Teatro Abeliano. 

 3ª Foto: «Nuovo Teatro Abeliano», fototeca «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari (1976-2014).

Comitato Promozione «Bari Lingua e Cultura»

Redazione Don Dialetto.it  - Bari 


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Ricordo di don Alfredo Giovine, indimenticabile anima di Bari
Inserito il 02 aprile 2014 alle 06:04:00 da Gigi. IT - Auguri

Alfredo Giovine

Memorabile, Ineguagliabile Cantore di Bari

1907 - 2 aprile2014

Storico, musicografo, demologo, dialettologo, poeta popolare.

Custode e Divulgatore delle Tradizioni e della Cultura Popolare Barese e Civiltà Musicale Pugliese

BBare la zita mè

 

U-amòre mì sì TTu.

Ì pènze sèmb’a TTè

BBare du core mì 

Tu sì la zita mè      

 

E qquann’arrìve magge

Ì sènghe attùrn’a mmè

Ca l’arie, mare e rrose

Addòrene de Tè.

(...) Chi non conosce l’amore dei Napoletani per la loro Napoli? Ma l’opera di folkloristica barese e questa nuova testimonianza di baresità mi fanno dire all’indirizzo di Alfredo Giovine, che molti Napoletani messi insieme, non superano in intensa e in trasporto l'amore che il Giovine nutre con così inestinguibile fiamma per quella Bari della quale tant’è invaghito, da chiamarla costantemente la “Zita mè”  - la sposa mia.

Francesco Babudri (1963)

Abbrile

 

 Quann’arrive premavère,:

N-gann’a mmare la matine,

Stà n’addore, no de fiùre,

Ma de laghena marine.

 

Assedùdet’a nu chiangòne,

 M’acchiamènghe le gaggiàne,

E stu core nzìim’a llore,

Va e vvène da lendane.

 

Pò u sole che le ragge,

Com’a nu prestigiatòre,

 Le capidde mì d’argìinde,

Me le tènge tutte d’ore.

 

Com’acquànne da maffiùse

Iì facève u trembettìire,

Nanza nanz’a la fanvare

 De le uàppe bressagglìire.

 

Pò, na larma breveggnòse

Scorre m-bbacce chiàne chiàne

E se spèrde tremuànne

Sop’o squèrze de la mane.

 
Alfredo Giovine

Per riconoscenza e ricordarlo negli anni, la Giunta Municipale, il 29 giugno 2000 con delibera n° 779 gli ha dedicato il tratto terminale dell’attuale Strada Adriatica che si sviluppa dopo il complesso balneare ‘Il Trullo’ finendo all’altezza dell’ex ‘Camping San Giorgio’. 

La mattina del 24 marzo 2001 c’è stata l’inaugurazione della nuova denominazione stradale Via Alfredo Giovine (demologo 1907-1995).

Servì Bari, senza servirsene


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