Il dialetto barese è Bari: la sua storia, la sua anima, la ragione stessa dell'essere suo.  ( Armando  Perotti )               * * *               Non si creda che i dialetti siano destinati a sparire, se mai si moltiplicheranno, pur tenendosi stretti alla lingua  " scritta  "  di Dante.  (Francesco Babudri)               * * *               Il dialetto è l’anima del popolo, la parte meno obliabile, non l’orpello o l’ignoranza come alcuni credono.  (Pasquale Sorrenti)               * * *               Non si può avere piena intelligenza della Divina Commedia senza tenere l’occhio rivolto al dialetto.  (Abbate Giuliani)               * * *              Il dialetto è un potente mezzo di comunicazione e ha diritto di cittadinanza nella scuola, e non solo a livello sperimentale. (Francesco Mininni)               * * *               Io credo che il poeta dialettale può e deve restare fedele al suo dialetto, se non lo fa, rischia di offrire ai suoi lettori, componimenti redatti o un dialetto annacquato o in un italiano adulterato.  (Oronzo Parlangeli)               * * *              Nella città di Bari, sono ancora in molti che identificano il dialetto con la povertà o come marchio di appartenenza agli strati più umili, gretti e ignoranti della società, al contrario di quanto avviene in altre città dove l’uso del dialetto è vezzo, sciccheria e ostentazione. (Alfredo Giovine)               * * *            I dialetti sono specchi più fedeli, più spontanei, forse anche primigenii dell'interiore linguaggio che precede ogni fatto linguistico. (Pio XII)
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Il Dialetto,  innanzi tutto, è una cosa seria
(Grammatica, Scrittura, Lettura, Declamazione, Recitazione, Canto).

                                        
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la BARESITÀ D.O.C. contributo al recupero, alla valorizzazione e alla diffusione della Cultura Popolare e della Lingua Barese.

 

01 settembre 2015
SETTEMBRE 2015
29 agosto 2015
Associazione Culturale Accademia Nicolaiana: 1° settembre ore 18:00 Inaugurazione
28 agosto 2015
BARI ILLUSTRATA: La Chièsie de la Pertèdde
26 agosto 2015
Colore ed Efficacia della Lingua Barese, attraverso cenni di grammatica
25 agosto 2015
ALFREDO GIOVINE * ANNIVERSARIO 1995 - 25 AGOSTO - 2015
22 agosto 2015
Lingua Barese: Pestrìgghie Pestregghiàte / Nguàcchie nguacchiàte / 10
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Uno scoop nello scoop… ancora scoop - Pestrìgghie, pestregghiàte chìine de nguàcchie nguacchiàte 5
02 aprile 2015
Ricordo di don Alfredo Giovine, indimenticabile anima di Bari
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COMITATO BARESE PER L'ABOLIZIONE DELLA J (gei)
04 giugno 2014
PRONTO SOCCORSO LINGUISTICO: ACCADEMIA DELLA LINGUA BARESE - A. GIOVINE
09 marzo 2014
Grammatica Barese: La i che cambia i suoni
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Lingua Barese: Problema Grafico - Denuncia dell'Accademia della Lingua Barese "Alfredo Giovine"
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CULTURA e DIALETTO BARESE
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NOVITÀ BIBLIOGRAFICA BARESE ASSOLUTA su INTERNET
  
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Grazie Dott. DeSantis, mi scuso se non...
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Gentile signor Mauro, ricambiamo con gioia...
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salute a tutti voi, sono nuovo del forum...

SETTEMBRE 2015
Inserito il 01 settembre 2015 alle 05:55:00 da Gigi. IT - Baresità


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Associazione Culturale Accademia Nicolaiana: 1° settembre ore 18:00 Inaugurazione
Inserito il 29 agosto 2015 alle 11:35:00 da Gigi. IT - Accademia della Lingua Barese

Martedì 1° settembre

ore 18:00

Inaugurazione della sede

Associazione Culturale

ACCADEMIA NICOLAIANA

Via Principe Amedeo, 257-259 Bari

Bari: Martedì 1° settembre, ore 18:00, Via Principe Amedeo, 257-259, inaugurazione della sede dell’Associazione Culturale ACCADEMIA NICOLAIANA

in compagnia del presidente onorario, prof. Augusto Ponzio, Davide Ceddìa e «Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine”», presidente Felice Giovine, insieme a  Gigi De Santis, Rino Bizzarro, Emanuele Zambetta, Sante Diomede.

A Spasso fra le Baresità

Hanno aderito all’invito la pittrice Anna Sforza, il musicista Giuseppe De Trizio, il poeta dialettale biscegliese Nicola Ambrosini e molti altri studiosi, poeti e appassionati della Baresità.

 

L’ ACCADEMIA NICOLAIANA

 nasce da un gruppo di menti “innamorate della cultura in toto” e vuole porsi come polo di crescita culturale del nostro territorio, luogo in cui potersi incontrare e sentirsi parte di un “tutto”.

LA SCELTA DEL NOME...

SAN NICOLA: PONTE FRA POPOLI E CULTURE

San Nicola fu costruttore di unità durante la sua vita e soprattutto dopo la sua morte quando, grazie all'evento della traslazione delle reliquie a Bari, è diventato segno eloquente di riconciliazione fra Oriente e Occidente.

L'incontro di due grandi tradizioni è favorito dunque dalla figura di Santo che rappresenta un ponte comunicativo tra i popoli.

Questo fa della città di Bari un luogo ideale in cui riscoprire una nuova identità comune.

Un Santo che unisce tutti: Oriente e Occidente, Cristiani, Protestanti, anglicani, Musulmani.

Discorso di Papa Giovanni Paolo II

Redazione Don Dialetto.it  - Bari 


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BARI ILLUSTRATA: La Chièsie de la Pertèdde
Inserito il 28 agosto 2015 alle 10:55:00 da Gigi. IT - STORIA

 

La Chièsie de la Pertèdde

(La Chiesa della Portella)

ex IX Circoscrizione: Murat-San Nicola

Municipio 1

≈ Collezione privata - Vito Antonio Melchiorre - Bari ≈

«L’Antica Bari nell’Arte» dipinto del pittore barese

Michele De Giosa (Bari, 1896-1969

 Il bello e raro dipinto del pittore De Giosa ci fa notare in primo piano, la chiesetta detta della “Portella” dedicata a Santa Maria del Carmine. Una cappella, come ha scritto lo storico barese Vito Antonio Melchiorre (Bari 1922-2010), già esistente nel 1743, grazie a una traccia  scoperta in due atti rogati l’otto e il nove agosto 1765 dal notaio barese Alfonso Debella Ramires.

«… si è appurato che, nell’anno 1743, le autorità doganali della città, allo scopo di poter meglio vigilare contro le malefatte dei contrabbandieri che operavano lungo la costa, avevano fatto erigere  tre posti di guardia siti rispettivamente dietro il convento di S. Pietro, sopra la portella delle barchette di S. Nicola e sopra la porta nuova di piazza del Ferrarese. Intorno al 1765, alcuni devoti rimossero il camino e il tavolato che si trovavano nella casetta della portella per comodità delle guardie che vi pernottavano e la trasformarono in cappella, affidandone la custodia a tale Giuseppe Abbrescia. L’8 agosto 1765 costui fu però invitato a consegnare la chiave alle guardie che avevano bisogno di entrarvi per attendere al loro compito, ma Abbrescia fece lo gnorri e dichiarò di averla persa. Il sig. Giuseppe Zeuli, amministratore della Soprintendenza dei dazi, non volle sentire ragioni e il mattino successivo mandò un fabbro a rompere la serratura, facendolo accompagnare da un notaio che redigesse l’inventario delle suppellettili sacre poste all’interno. Insieme ad alcuni poveri oggetti di culto, vennero rinvenuti un quadro di S.ta Maria del Carmine, una immagine di S.ta Maria della Concezione e una statuetta di S. Giovanni Battista. Fatta fare una nuova chiave, il tutto fu dato in consegna al caporale delle guardie addette alla vigilanza perché, senza trascurare il proprio dovere, avesse cura degli arredi».

In un altro scritto dello studioso romano, architetto prof. Bruno Maria Apollonj Ghetti (Roma 1905-1989), leggiamo: «Era questa una chiesetta, evidentemente a navata unica, che stava in corso Venezia sul saliente delle mura corrispondente alla parte postica della basilica di S. Nicola e perciò nei pressi della «portella» dalla quale le derivava l’altra denominazione. Uno dei suoi lati e il retroprospetto altro non erano che la sopraelevazione della muraglia e stavano quindi proprio a picco sul mare. La chiesetta aveva il prospetto contenuto tra due paraste angolati sulle quali correva la trabeazione piana e sopra il timpano quadrilobato con due appendici mediane a ruota. Sull’asse era un semplice portale squadrato ed immediatamente sopra una finestra centinata. Né il Beatillo, né il Garruba e in genere nessuno degli antichi autori ricordano questa chiesa che sembra però indicata, sia pure senza il richiamo nelle didascalie, nella pianta prospettica di Bari delineata, nel 1770, da Vincenzo Lapegna. Evidentemente il demolirla fu un errore che penso si sarà voluto giustificare col pretesto di liberare così la visuale dal mare della basilica nicolaiana».

Infatti, la demolizione della chiesetta “Madonne de la Pertèdde”, dedicata alla Madonna del Carmelo, fu abbattuta nel rifacimento della cinta muraria nel 1933.

Dal 20 dicembre 2009, il largo sulla Muraglia-Via Venezia, tratto sovrastante l’arco che immette alla Basilica di San Nicola, esattamente dove c’era la chiesetta della «Portella», è stato intitolato allo scrittore, giornalista e drammaturgo barese Vito Maurogiovanni (Bari 1924-2009). 

 Schede storiche: Vito Antonio Melchiorre, libro, «Bari Vecchia: strade, vicoli, corti e piazze», Adda Editore, Bari, 2003; Bruno M. Apollonj Ghetti, libro, «Bari Vecchia: contributo alla sua conoscenza e al suo risanamento», Arti Grafiche Favia, Bari, 1972;  Felice Giovine, «U Corrìire de BBàre» articolo, “Parle come t’ha ffatte màmmete, vocabolo: Pertèdde n° 3”, a. II n° 10, Bari, Novembre 2010. Gigi De Santis «Calendario Storico e Cronaca Barese», Archivio Centro Studi “Don Dialetto”, Bari (1976-2015).

foto:  «Via Venezia. Chiesa della “Portella”, oggi scomparsa», libro, “Nostalgia di Bari”, Alfredo Giovine, Schena Editore, Bari, 1991; fototeca, «Archivio Bari Don Dialetto -  Lingua - Storia - Folclore», Gigi De Santis, Bari (1976-2015).

 foto: «Costruzione del Lungomare nord: in primo piano in alto a sinistra si nota ancora la “Chièsie de la Pertèdde”», libro “Fiera del Levante”, Mario Dilio, Mario Adda Editore, Bari, 1986; fototeca, «Archivio Bari Don Dialetto -  Lingua - Storia - Folclore», Gigi De Santis, Bari (1976-2015).

Gigi De Santis

Bari Don Dialetto - Lingua - Storia - Folclore


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Colore ed Efficacia della Lingua Barese, attraverso cenni di grammatica
Inserito il 26 agosto 2015 alle 09:35:00 da Gigi. IT - Accademia della Lingua Barese

Due parole sulla Lingua Barese

 

Chiunque si sia dedicato con passione al proprio idioma si è poi cimentato a impostare una grafia che fosse in grado di esprimere termini e particolari fonemi, caratteristici di quel territorio.

Egli ha ritenuto, lodevolmente, di dare una propria impronta e ha creato sistemi grafici misti tra l’alfabeto fonetico (IPA, segni diacritici, ecc.), quello italiano e lettere di lingue straniere (j, x, y, w), trascurando l’elemento basilare, cioè una scrittura semplice, da tutti comprensibile e utilizzabile, giustificata grammaticalmente.

Il più delle volte, non hanno considerato che è l’italiano che deriva dai dialetti e non il contrario. Premesso che l’Alfabeto Fonetico Internazionale (IPA) è quello scientifico, tutti gli altri, debbono scrivere come e per la gente comune, con il solo mezzo che conoscono, imparato a scuola, il più semplice: l’italiano.

Per porre fine all’uso indiscriminato e incondizionato delle non poche e sofisticate grafie adottate (per la propensione del barese e non solo, al più sfrenato individualismo) il cui utilizzo ha creato e crea grave nocumento quanto a diffusione e incomprensibili equivoci, suggeriamo,

una scrittura di base, semplice e utilizzabile da tutti

 

adottando l’alfabeto italiano;

approfondendo i fenomeni tipici dialettali:

- legati alla a delle coniugazioni verbali, agghie a scì a cattà le cìggere;

- gli incontri consonantici, andìche (antico); non zènde (non sente), ecc.

- il raddoppio consonantico in principio che nel corpo della parola, vogghe a ccase (vado a casa), cassce (cassa), fassce (fascia), ecc.;

- altri fonemi (per es: tipici, ma diversi tra loro, traiìne (carretto), cappìidde (cappello);

-   usando la ‘e’ atona invece di altri segni grafici (apostrofi, e capovolte: ǝ, spazi vuoti)

-   uniformando e condividendo la scrittura. 

ALFABETO

 L’alfabeto barese si compone di ventuno lettere e, come nell’alfabeto italiano, ciascuna lettera ha un suo nome, secondo il suono che rappresenta.

1. a - 2. b (be) - 3. c (ce) - 4. d (de) - 5. e - 6. f (fe) - 7. g (ge) - 8. h - 9. i - 10. l (le) - 11. m (me) - 12. n (ne) - 13. o - 14. p (pe) -15. q (qu) - 16. r (re) - 17. s (se) -18. t (te) - 19. u - 20. v (ve) – 21. z (ze).

La lettera h solo per le voci verbali del verbo avè (avere); tu ha da scì (tu devi andare).   

Importanza della vocale e

La e ha una funzione importante e di base nella scrittura barese. Tutte le ‘e’ delle parole dialettali, non accentate, hanno suono indistinto, ma la loro funzione è quella di dare suono vocalico, sonorità alle consonanti cui sono legate, come nella lingua francese. (Es.: ruscte/rùscete - marnàre/marenàrepudce/pùdece - volne/vòlene).

La non trascrizione renderebbe la grafia illeggibile: descetàmece (dsctàmc).

Lo stesso dicasi qualora la e semimuta venga sostituita con l’apostrofo (): r’nn’nèdd’ (rondinella) – fr’mm’nànd’ (fiammifero) – d’sc’tàm’c’ (svegliamoci).

Si tenga conto che la e semimuta è pur sempre un suono, ancorché poco distinto, ma è opportuno trascriverla.

Per comprendere meglio e subito quanto detto si provi a pronunciare la parola marinaio che in barese può essere espressa graficamente marnàre e marenàre, e ‘andiamo al mare’: sciame o mare e non sciame o mar (lo sceicco). Sarà sufficiente a quanti sostengono l’inutilità della trascrizione della e ?

Emblematico è l’esempio di “ì so d BBàààr” così scritto, e con un certo impegno, si afferma che si è di Bar (Antivari), città di fronte a noi, mentre se si vuole affermare di essere di Bari, occorre scrivere ì sò de BBare.

Le e del dialetto barese hanno svariati suoni e diversi fra loro, per cui è impossibile distinguerle e rappresentarle nelle diverse sfumature, se non da coloro che la pronunciano.

Nota Bene

 

J (gei)

 Si suggerisce l’eliminazione totale della j (gei), in quanto lettera straniera (la cosiddetta i lunga, è invenzione di qualche “snob”), è solo un segno grafico e non esiste in italiano e in latino; (sono errati e non esistono in alcun vocabolario, jus, juris, justitia, jacopo, jonio, japigia, jolanda, fidejussione, ecc.), in italiano esiste: giungla (e non jungla), iunior (non junior), ionico (non jonico, pron.: gionico); se si scrive juventino lo si deve pronunciare giuventino.

Chi volesse approfondire l’argomento può riferirsi al volume “Il Dialetto di Bari” a cura di Felice Giovine, edito da Giuseppe Laterza nel 2005. Per i confronti e proficui scambi di idee siamo sempre a disposizione per il bene della nostra lingua e della città.

Articolo estratto dal mensile: Speciale “U Corrìire de BBàre” fascicolo 3°/3 – Aprile 2013.

Direttore responsabile e Presidente dell’ «Accademia della Lingua Barese “Alfredo, Giovine» (costituitasi ufficialmente l’otto maggio 2012), Felice Giovine.

 

Redazione Don Dialetto.it  - Bari 


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ALFREDO GIOVINE * ANNIVERSARIO 1995 - 25 AGOSTO - 2015
Inserito il 25 agosto 2015 alle 09:25:00 da Gigi. IT - Accademia della Lingua Barese

Alfredo Giovine

 

Mitico custode della memoria storica  della sua Terra.

Ha lasciato agli studiosi, un’eredità straordinaria.

Ricercatore delle tradizioni popolari, scrittore, poeta: uno che sapeva veramente tutto.

La Redazione: Contrappunti, Bari ottobre 1995.

 

Nel ventennale della scomparsa dell’insigne storico, musicografo, demologo, linguista, poeta popolare barese

Alfredo Giovine

La famiglia De Santis lo ricorda sempre con affetto e immutato rispetto.

La Redazione “Don Dialetto.it”, nel ventesimo anniversario della scomparsa di

Alfredo Giovine  

Ricorda l’illustre Cantore di Bari. Punto di riferimento della Storia, delle Tradizioni e della Lingua Barese.

Gigi De Santis, con affetto e stima immensa porta sempre nei suoi pensieri e nel cuore l’insegnamento, il dinamismo e la bontà del suo caro Maestro galantuomo

Alfredo Giovine

Indimenticabile anima di Bari.

Bari Don Dialetto (Ricerca e Divulgazione della Cultura e Spettacolo Popolare Barese) tiene sempre accesa la fiamma della memoria dell’irripetibile storico, musicografo, demologo, linguista, poeta popolare barese

Don Alfredo Giovine

Uomo di gran valore. Personaggio multiforme e straordinario. Barese verace che ha servito Bari, senza servirsene.

I fondatori dell’associazione culturale Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine ricordano con deferenza lo storico, musicografo, demologo, linguista, poeta popolare,

Don Alfredo

 

ANNIVERSARIO

1995 - 25 AGOSTO - 2015

Conversando, sia pure per telefono, con Alfredo Giovine si assapora la poesia del suo linguaggio scorrevole, la tenera melodia che avvolge la parola e la baresità nel quotidiano nella dimensione realistica.

Attentissimo osservatore della vita quotidiana del popolo barese.

Studioso  e ricercatore della cultura popolare orale, la cui presenza è ineliminabile nella letteratura dialettale pugliese del nostro secolo.

Il suo realismo è intriso di profonda umanità ed è immune da ogni ideologismo astratto.

Il Giovine è uno studioso appassionato ed un cultore qualificato ed innamorato delle nostre tradizioni.

A nostro parere, è il più illuminato osservatore delle tradizioni pugliesi.

La sua cultura non è soltanto poesia e dialetto, ma anche storia sociale.

Egli ha raccolto un vasto patrimonio orale delle tradizioni popolari baresi, che superano la forza distruttrice del tempo, i costumi, i detti, i canti, le vestigia delle età passate, non con lo scopo di ripristrinare l’uso che volge al tramonto, ma di registrarne l’esatto ricordo per la storia dell’uomo e del suo tempo.

Per il Nostro, come del resto è stato per il La Sorsa, il passato non muore, in quanto vive il presente.

Le tradizioni popolari sono il prodotto del passato che viene rinnovato e reso vivo dal presente.

Secondo Giovine, anche l’etnologia non può essere disgiunta dal folklore, in quanto è essa che dà saldo fondamento storico alla tradizione popolare. 

Franco Noviello «Rassegna delle Tradizioni Popolari», Gravina in Puglia, ott./ nov./ dic. 1992. 

 ... Bisogna sottolineare, ancora, che la passione di Alfredo Giovine non è nata nell’animo di uno studioso di professione, di un letterato... d’origine, ma nell’animo di un imprenditore capace e fortunato nelle sue attività «private», di un uomo che dalle sue ricerche non solo non ha mai cercato di cavar denari, ma neanche onori e notorietà, che pur non gli sono mancate,  specie nel mondo degli appassionati.

Alfredo Giovine meriterebbe e meriterà, ed avrà, ben più ampio e documentato ricordo. Ma mi pare che oggi, il messaggio da consegnare in Suo nome alla Città, il messaggio implicito nello struggente ultimo pensiero per la Gazzetta e per chi scrive, da lui affidato al figlio nell’imminenza nella fine, sia proprio questo:

«Impariamo ad esser memori della nostra storia; sappia Bari imparare a salvare, difendere, tutelare la memoria di se stessa. Le nuove generazioni, quelle più giovani, quelle emergenti, quelle della «ripresa» non trascurino questo messaggio: sarebbe uno scempio non solo per il cuore, ma per il cervello stesso di Bari».

Giuseppe Gorjux «La Gazzetta del Mezzogiorno», Bari sabato 26 agosto 1995.

  

DESEDÈRIE DE BBARE DE NA VOLDE

 

Tènghe nu desedèrie

De frittue e de popizze

Allìiv’e ppulpe rizze

Sgaggliòzze n-guandetà.

 

Pò vogghie na tièdde

De rise e de patane

De cozze e melengiàne

Ca piàscen’assà a mmè.

 

Nu desedèrie forte

De farme na mangiàte

De chidd’asseduàte

Ca non ze scorde cchiù.

 

Pèrò de chisse cose

Iì renenziàss’a ttutte

Ce cchèssa BBara bbrutte

Ternasse a primeggià.

 La poesia è stata scelta dal libro «Il Dialetto di Bari» (Guida alla grammatica) a cura di Felice Giovine, pubblicato in occasione del decennale della morte, Edizioni Giuseppe Laterza, Bari, 2005 ed è stata aggiornata con modello di scrittura a cura dell’Associazione «Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine”» costituitasi l’otto maggio 2012.

Foto:  «Alfredo Giovine, febbraio 1985»,  gentilmente donata da Felice Giovine.

Foto:  «Alfredo Giovine declama poesie in lingua barese, Bari Castello Svevo 18-04-1954», gentilmente donata da Felice Giovine.

Per le notizie biografiche di Alfredo Giovine fare clic su canale «Personaggi», categoria «Le puète» -.

Gigi De Santis

Bari Don Dialetto - Lingua - Storia - Folclore


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Lingua Barese: Pestrìgghie Pestregghiàte / Nguàcchie nguacchiàte / 10
Inserito il 22 agosto 2015 alle 06:25:00 da Gigi. IT - Accademia della Lingua Barese

Lingua Barese: Errori dialettali  / 10

Prontuario degli errori più comuni in lingua barese

Per comodità del lettore, si è pensato di presentare il vocabolo, la locuzione o la frase, scritta prima in lingua barese corretto in grassetto, tra virgolette alte  “ ” ,  seguito dalla trascrizione in italiano  in corsivo tra parentesi  ( ). Mentre gli errori vengono evidenziati tra virgolette basse - «» -, preceduti da - e no - o - peggio ancora - in grassetto.

Grazie alla pubblicazione dell’autorevole volume «Il Dialetto di Bari» (Guida alla grammatica) dello storico, demologo e linguista Alfredo Giovine a cura di Felice Giovine e con gli studi permanenti dell’ «Accademia della Lingua Barese Alfredo Giovine”», oggi si può scrivere ordinatamente con regole grammaticali disciplinando in un’unica scrittura, semplice e uniforme.

Buona lettura, buona riflessione

1) “Mò se ne vènene Grazie e Grazièlle” (Adesso se ne vengono Grazia e Graziella), - e no - «Mo se neven' Grazj e Grazjell».

Dubito che vengono le due "Grazie"... con una grafia del genere.

2) “Le ghiemmerìidde”, (Involtino confezionato con budella e altre parti delle visceri dell'agnello), - e no - «l’gnumiridd». 

Del soprascritto vocabolo ho già avuto modo di correggerlo. Lo riprendo perché si continua a scriverlo su carta stampata e, in modo particolare sul quotidiano barese «La Gazzetta del Mezzogiorno» si legge un altro strafalcione come menzionato sopra «l’gnumiridd». Ebbene in un articolo  pubblicato qualche mese fa, intervistato un attore comico barese che ha asserito: «... ognuno vuole appropriarsi di tutto ciò a cominciare dal dialetto... E poi sono arrivati quelli che pensano che lo sanno scrivere... A volersi attenere nella storia, nel 1087 si parlava dialetto?». Non so a chi si riferiva, a Bari ci sono state e ci sono persone serie e competenti che hanno scritto e scrivono la lingua barese con regole grammaticali. Due nomi esemplari di ieri e di oggi: lo storico, demologo e linguista Alfredo Giovine e i componenti dell’ «Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine”». Certo che nel 1087 a Bari si parlava dialetto barese, come si parlava: latino, greco e normanno. E finiamola di bistrattare la nobile... “lèngua noste”, checché continuino a dire e scrivere certuni, è materia di studio e d’insegnamento.

3) “ghiemmerìidde”   - e no - «’nghmridd».

Questo termine gastronomico è stato più volte messo in discussione perché è stato scritto in vari modi in barese. «La Gazzetta del Mezzogiorno», nel mese di maggio, in un articolo riguardante i quattro giorni clou della sagra di San Nicola, nel titolo riportava il vocabolo barese scritto in ostrogoto «’nghmridd». Non è la prima volta che si notano sulle pagine de  «La Gazzetta» (ancora oggi una pubblicità di una grande azienda gastronomica alimentare pubblicizza i suoi prodotti con scritte in barese astruso), quando s'inseriscono vocaboli, locuzioni o frasi del genere, da far sdegnare studiosi della lingua e delle tradizioni popolari baresi. L’assurdo è, notare di frequente simili errori ortografici della lingua barese su un quotidiano che pubblica da più di un secolo a Bari, non è un buon biglietto di visita.

4) “Ma cuss'anne è state nu cemetère Sanda Necole”; “Asselute iìdde ha vviste cudde c'ha ffatte, ddò non z'ha vviste nudde” (Ma quest'anno è stato un cimitero San Nicola); (Solo lui ha visto quello che ha fatto, qui non si è visto niente e no - «Ma cus ann è stat nu cimiter Sanda Nicol»; «Assolut jid ha vist cud che hafatt, do’ non s’è vist nud».

«La Gazzetta», 10 maggio 2015, Bari Città, pag. III. Non si può accettare questo scempio linguistico da un quotato giornale stampato a Bari.

5) “Ce cortè? Non ve site pèrse nudde. La Caravèlle iève bbrutte e pecenònne”; “Ma cuss’anne le cavadde se l’hanne mangiàte”  (Che corteo? Non vi siete persi niente. La Caravella era brutta e piccola); (Ma quest'anno i cavalli se li sono mangiati)  - e no - «C’ corteo? Non v’ sit pers nudd. La Caravella iev brutt e picinonn»; «Ma cus ann l cavadd se l’hann mangiat».  

«La Gazzetta», 10 maggio 2015, Bari Città, pag. III. Offendere la lingua barese che ha una propria grammatica non è corretto, quando poi, si legge, nello stesso quotidiano parole, frasi straniere, scritte correttamente. È inammissibile.

Continua... 

La Lingua Barese

è impegno, coerenza,

approfondimento, uniformità.

 È materia di studio e d’insegnamento.

Gigi De Santis

Bari Don Dialetto - Lingua - Storia - Folclore


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Uno scoop nello scoop… ancora scoop - Pestrìgghie, pestregghiàte chìine de nguàcchie nguacchiàte 5
Inserito il 04 giugno 2015 alle 08:05:00 da Gigi. IT - Comunicato stampa

«Il bue dice cornuto all’asino» (È una triste  consuetudine che persone  poco mature, o volutamente false, vedano e rinfaccino negli altri i limiti di cui sono responsabili essi stessi. Non riuscendo a vedere i propri difetti, li criticano negli altri).

«Allevare la serpe in seno» (Persona che, accolta e trattata con affetto e sollecitudine, si rivela infida e irriconoscente. È quindi un individuo ipocrita e subdolo, che ricambia il calore e l’amicizia con l’ingratitudine e il tradimento).

 

«Mosca cocchiera» (Pur non possedendo le capacità e i requisiti necessari, pretende di porsi alla guida di altri o di assumersi responsabilità che non gli competono). 

La veretà iùscke!

U besciàrde av’a tenè bbona memòrie.

 

Non si possono usare le parole del Santo Padre...

 

essendo acceccato d’ira contro il prossimo. Per essere stato scoperto, per l’ennesima volta, con le mani nella marmellata. Per quello che si vuole apparire, ma non si è. L’abito non fa il monaco.

 

Non si possono usare le parole del Santo Padre...

 
Accusando d’invidia chi lo ha scoperto nel commettere plagi, mistificazioni, millanterie.
 
Non si può usare la lingua barese scrivendo il seguente strafalcione:

NZÒMME “JÈ NU POVER’A JÌDDE”

 
La consonante straniera j=gei  che  viene  pronunciata erroneamente  i lunga, non esiste negli alfabeti barese, italiano e latino. 
Nella grammatica italiana la vocale i, a inizio di parola, con un’altra vocale, è semiconsonante, al contrario della grammatica barese che è semivocale formando un semidittongo, che l’italiano non ha.  Il trattino indica che la parola è una locuzione e non un vocabolo. 
Quindi, la corretta grafia in barese è:

N-ZOMME “IÈ NU POVER’A IÌDDE”

 
Confermando la sentenza: “Ce sckute n-gìile, m-bbacce nge vène.

Scherza coi fanti e lascia stare i santi.

Soprattutto San Nicola in Lingua Barese, e non solo.

 

La Cultura Barese (storia, folclore, lingua)

 è di  pubblico dominio, non può essere riservata solo, a parenti e amici. 

«... non si deve guardare al fiume di libri e di scritture facili dei nostri giorni in cui tutti col copia e incolla subito costruiamo montagne di stupidaggini ...».

(Raffaele Nigro, La Gazzetta del Mezzogiorno, Bari 22-10-2014).

Uno scoop nello scoop… ancora scoop... più Scoop.

Il lupo continua a perdere il pelo ma non il vizio.

 

Pestrìgghie pestregghiàte, chìine de nguàcchie nguacchiàte.

 

«Saltar di palo in frasca» (Il proverbio evidenzia il comportamento, peraltro non insolito, di chi, per superficialità o fretta, passa, parlando o scrivendo, da un argomento a un altro senza alcun nesso logico e facendo, ovviamente, molta confusione).

 

«Raglio d’asino non arriva in cielo» (le parole calunniose e le dicerie degli sciocchi non hanno effetto).

 
Ha scritto la grande poetessa,  Alda Merini: «La cattiveria è degli sciocchi, di quelli che non hanno ancora capito che non vivremo in eterno».
 

«Sacco vuoto non sta in piedi» (l’espressione va riferita a chi si vanta di particolari meriti e di virtù che non ha, ma la sua pochezza finisce presto per essere smascherata).

 

«La sella d’oro non migliora il cavallo» (se uno non ha talento o non è dotato di iniziativa e ingegno non può certamente comprarlo o mascherarlo con facili escamotage. È un po’ come dire che l’abito non fa il monaco).

 

Chiamare gli altri,  invidiosi e gelosi senza un nesso logico è come aver lanciato un boomerang che si ritorce su sé stesso. 

 
Ci iè ccudde? Lassu-a pèrde, s’attacche a ttutte le pelidde e a la feliscene (Chi è quello? Lascialo perdere, si attacca a tutti i peluzzi e alla fuliggine). Si dice dei cavillosi, per i quali ogni pretesto è buono per attaccar briga.

Domenica 8 giugno 2014, per  la XXI Edizione del «Premio Internazionale di Poesia e Narrativa “Città di Bitetto” 2013-2014», la giuria, con il presidente del Premio, il prof. Michele Lucatuorto, grazie alla denuncia di uno dei partecipanti al concorso, ha scoperto, dopo la classificazione dei premiati, nella sezione B «Poesia singola in vernacolo, inedita, a tema libero», la poesia spedita dal furbetto era “edita” e, prontamente, è stata radiata.

Il furbetto non è nuovo a simili azioni, infatti, anche in un’altra manifestazione è stato scoperto partecipando al VII «Concorso di Poesie in Vernacolo Pugliese» Anno 2011-2012 organizzato dalla UIL PENSIONATI di  BARI e di PUGLIA e dall’«A.D.A di Puglia» (Associazione di volontariato per i Diritti dell’Anziano), perché ha inteso partecipare con altra poesia edita, (mentre il regolamento del concorso specificava, con la dichiarazione firmata dal partecipante sottoscrivendo (approvare incondizionatamenteche la poesia è inedita).

Ma chi è il furbetto che si è fatto cogliere con le mani nel miele? Tentando, da buon italiano, di aggirare le regole? Sempre lui, colui che continua a dichiararsi giornalista (invece è pubblicista), scrittore (e non abbiamo ancora visto pubblicare un suo libro scritto di proprio pugno, frutto della sua capacità inventiva), che più volte si firma quale ‘esperto di dialetti e tradizioni’ e dichiara:  «... io non scrivo in dialetto ma mi piace seguire e scrivere eventualmente qualche considerazione, quindi non posso dare alcun apporto in materia» e poi, si permette di correggere chi si diletta con il dialetto barese, demolendone lo scritto con critiche aspre e violente; uno che di ortografia barese non capisce e non ha mai capito niente di grammatica barese.

Ma chi è costui? Non c’è bisogno di citarlo è ARCINOTO negli ambienti della cultura dialettale barese e, soprattutto, più volte nominato nel presente sito «cliccate sui canali Dialetto, categoria Dialetto barese: Errori dialettali, Pestrìgghie pestregghiàte e nella  stessa categoria agli articoli <Critiche Severissime>, <Pestrìgghie pestregghiàte (Critiche Severissime)>  e <Dialetto barese: Nguàcchie Nguacchiàte (Critiche Severissime)»; «Folclore», categoria Decève tagrànne che mammarànne”, articoli <Decève Vastiàne posa piàne>, <Decève la sroche a la nore> e categoria A ccì appartìine (soprannomi)”, articolo <Le sopanòme (4)> ; «Personaggi», categoria “Le puète”, articoli <Giuseppe Romito> e <Giovanni Lotito>).

L’espertologo ( ! ) ha carpito per ben due volte, partecipando a concorsi di poesia, la buona fede dei Presidenti, delle soprascritte organizzazioni, dott. Rocco Matarozzo e prof. Michele Lucatuorto.

Ci siamo domandati: con quale coraggio, con che faccia continua a presentare il suo cosiddetto nuovo libro (che è tutto dire, dichiarato pomposamente barese) che, come nelle sue precedenti pubblicazioni, è un copia-incolla, senza una spiegazione di note linguistiche per agevolare la lettura del dialetto barese, campo nel quale regna l’anarchia grafica assoluta, ciascuno adopera un proprio sistema, il barese viene scritto in tanti dialetti quanti sono gli autori.

Alla presentazione (ha evidenziato che si accede solo per invito. L’espertologo ha avuto timore di rispondere alle domande di studiosi seri, competenti della lingua barese e non solo. La Cultura Barese (storia, folclore, lingua), non può essere riservata solo, a parenti e amici, ma è di pubblico dominioDivulgare la Cultura Locale è una vera e propria missione, se non si vuole continuare ad avere ancora pregiudizi, in modo particolare, sulla lingua barese scritta e orale), ci hanno riferito: non un cenno, neanche le più elementari e condivise regole di grammatica barese, l’espertologo ha illustrato agli astanti (confermando la sua totale incompetenza sull’ortografia e ortoepia barese), i fenomeni di gruppi consonantici all’inizio e nel corpo della parola che per lui non esistono soprattutto a inizio di parola.

Asserisce che è cosa del tutto personale e ignora, invece, che è regola grammaticale non solo barese, ma delle parlate meridionali.

Non sa rispondere all’abuso del j=gei (consonante straniera) che lui pronuncia erroneamente  i lunga (che non esiste negli alfabeti barese, italianolatino). 

Non chiarisce perché in alcune poesie e componimenti in prosa è usato il gei (j) e in altri no?

Perché alcuni autori usano la doppia B scrivendo in dialetto BBare e altri no?

Perché (è questo è gravissimo), alcuni, e soprattutto lui, usano accentare la vocale a, con l’accento acuto (á), mentre in molti usano correttamente l’accento grave (à)? (La (á) con l’accento acuto nella lingua barese come nella lingua italiana non viene scritta e pronunciata chiusa, perché è l’unica vocale di massima apertura).

Perché gli autori hanno adoperato, nelle loro poesie, parole con l’accento grave e nel suo libro, sono state modificate con l’accento acuto e viceversa?

Perché ha modificato parole, accenti, punteggiatura ad alcune poesie? 

Non si è accorto inserendo per intero con il più classico copia-incolla, errori storici e linguistici: «Il poemetto in dialetto barese inedito del sec. XVIII» inserito all’inizio del libro, non documentandosi se esiste la copia originale, perché non si capisce, per esempio, il canonico Francesco Bux, nato a Bari nel 1885, diventa ordinato sacerdote nel 1888, a tre anni dalla nascita. 

Perché in alcune pagine cita la fonte e in alcune no, come a pag. 134, volutamente ha omesso l’autore del capitolo «Poesie dialettali baresi», appropriandosi dello scritto?

E va dicendo e scrivendo in giro che altri sono invidiosi di lui. Di che? Di che cosa? Che si impadronisce degli scritti altrui?

Perché a pag. 38 spiega a chiare lettere: (...) «… Infine non per tutti c’è la traduzione nella lingua italiana, poiché non sempre riportata dagli autori nelle loro originali composizioni.», mentre alle pagg. 87, 88, 163, 164 e 165 inserisce la traduzione di alcuni vocaboli di quattro poesie scritte da Vito Barracano e Agnese Palummo, che non le hanno tradotte?

Perché a pag. 124 nel titolo della poesia è scritto () e nella prima quartina del componimento (du) senz’accento? Qual è la definizione giusta spiegando nella lingua italiana?

Perché in alcuni racconti e poesie non si distingue la vocale (e) tonica da quella atona scrivendo tutte e due senz’accento? Mentre in altre liriche vengono evidenziate?

Perché in alcune poesie la (e) senz’accento a fine vocabolo non è scritta, ma sostituita con un apostrofo?

Come si spiega a pag. 123 il nome Nicola, nelle due lingue: italiano e barese, è scritto con l’accento acuto la vocale (ó), quando è ben documentato che la pronunzia è aperta come si evidenzia correttamente in altre poesie?

E ci fermiamo qui! PE MMÒ! (PE MMÒ, si scrive in barese con l’accento grave sulla (Ò) e no apostrofare (PE MMO’), come ha scritto l’espertologo. 

Continua a dire e scrivere  che siamo invidiosi.

Invidiosi di che? Che continua a fare il furbetto partecipando a concorsi di poesia, non rispettando il regolamento, carpire la buona fede degli organizzatori?

Invidiosi di che? Che ha pubblicato libri che sono copia-incolla?

Invidiosi di chi? Che non risponde alle domande specifiche sull’ortografia barese?

Di sicuro l’espertologo non risponderà, come non ha mai risposto agli inviti di alcuni studiosi dell’Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine”, che più volte lo hanno cortesemente invitato a un confronto pubblico, nel quale possa spiegare perché la sua insistenza nel dire che Bari non ha una grammatica, mentre in una delle sue pubblicazioni ha scritto che la sua collaboratrice, studiosa del dialetto barese, ha contribuito alla redazione di regole grammaticali e ortografiche per la stesura del testo.

Il colmo è che anche nella nuova pubblicazione ha citato nella bibliografia, libri di Alfredo Giovine, il più autorevole autore barese (come è stato definito recentemente dal prof. Pasquale Corsi, docente Ordinario, Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi Aldo Moro - Bari e dal prof. Daniele Giancane, docente del Dipartimento di Scienze Pedagogiche e Didattiche dell’Università di Bari), il quale ha prodotto la Grammatica del Dialetto di Bari (a cura di Felice Giovine).

Come spiega questa grave incongruenza?

Non ha ancora risposto alle nostre sopraindicate affermazioni. È bravo solo nello scrivere che siamo invidiosi e gelosi... di chi? Di che? Che cosa c’entra l’invidia, la gelosia se abbiamo semplicemente posto domande specifiche nel difendere, a spada tratta, la storia, le tradizioni e la lingua barese?  

Non c’è che dire, l’individuo in questione, per l’ennesima volta è stato scoperto con le mani nella marmellata, al pari di un plagio commesso, e non solo.

Speriamo fortemente che negli ambienti culturali e, soprattutto, nel mondo dell’Università degli Studi di Bari, si dia degna considerazione e rispetto alla Baresità autentica (Storia-Lingua-Folclore). 

Comitato Difesa Baresità

Ogni componente, anche individualmente, si impegna, in qualunque luogo, occasione e con ogni mezzo, ad intervenire, contrastando, riprendendo, correggendo affermazioni false e inquinanti, mistificazioni, banalizzazioni, da chiunque provengano, tendenti a distorcere, diffondere inesattezze e travisare la storia, la cultura, la lingua e le tradizioni di Bari e della sua Terra. L’invito ad Aderire è indirizzato a chiunque si riconosca e condivida gli scopi che il Comitato si prefigge, compresa l’uniformità della grafia dialettale.

Campagna di Sensibilizzazione

a cura dei siti web:

www.centrostudibaresi.it (Felice Giovine)

www.dondialetto.it (Gigi De Santis)

La Redazione


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Ricordo di don Alfredo Giovine, indimenticabile anima di Bari
Inserito il 02 aprile 2015 alle 06:05:00 da Gigi. IT - Auguri

Alfredo Giovine

Memorabile, Ineguagliabile Cantore di Bari

1907 - 2 aprile2015

Storico, musicografo, demologo, dialettologo, poeta popolare.

Custode e Divulgatore delle Tradizioni e della Cultura Popolare Barese e Civiltà Musicale Pugliese

BBare la zita mè

 

U-amòre mì sì TTu.

Ì pènze sèmb’a TTè

BBare du core mì 

Tu sì la zita mè      

 

E qquann’arrive magge

Ì sènghe atturn’a mmè

Ca l’arie, mare e rrose

Addorene de Tè.

(...) Chi non conosce l’amore dei Napoletani per la loro Napoli? Ma l’opera di folkloristica barese e questa nuova testimonianza di baresità mi fanno dire all’indirizzo di Alfredo Giovine, che molti Napoletani messi insieme, non superano in intensa e in trasporto l'amore che il Giovine nutre con così inestinguibile fiamma per quella Bari della quale tant’è invaghito, da chiamarla costantemente la “Zita mè”  - la sposa mia.

Francesco Babudri (1963)

Abbrile

 

 Quann’arrive premavère,:

N-gann’a mmare la matine,

Stà n’addore, no de fiùre,

Ma de laghena marine.

 

Assedùdet’a nu chiangòne,

 M’acchiamènghe le gaggiàne,

E stu core nzìim’a llore,

Va e vvène da lendane.

 

Pò u sole che le ragge,

Com’a nu prestigiatòre,

 Le capidde mì d’argìinde,

Me le tènge tutte d’ore.

 

Com’acquànne da maffiùse

Iì facève u trembettìire,

Nanza nanz’a la fanvare

 De le uàppe bressagglìire.

 

Pò, na larma breveggnòse

Scorre m-bbacce chiàne chiàne

E se spèrde tremuànne

Sop’o squèrze de la mane.

 
Alfredo Giovine

Per riconoscenza e ricordarlo negli anni, la Giunta Municipale, il 29 giugno 2000 con delibera n° 779 gli ha dedicato il tratto terminale dell’attuale Strada Adriatica che si sviluppa dopo il complesso balneare ‘Il Trullo’ finendo all’altezza dell’ex ‘Camping San Giorgio’. 

La mattina del 24 marzo 2001 c’è stata l’inaugurazione della nuova denominazione stradale Via Alfredo Giovine (demologo 1907-1995).

Servì Bari, senza servirsene


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COMITATO BARESE PER L'ABOLIZIONE DELLA J (gei)
Inserito il 05 giugno 2014 alle 08:14:00 da Gigi. IT - DIALETTO

Credenze linguistiche

 

Comitato barese per l’abolizione della J (gei)

Per combattere il punteruolo rosso che sta decimando il patrimonio delle palme, occorre una massiccia e sistematica azione di contrasto e annientamento del nefasto coleottero, stesso impegno per combattere uso e abuso della J (gei).

Impegno che il Centro Studi Baresi intende perseguire per debellare tale erroneo utilizzo. Non sono pochi coloro che ignorano che la J con la lingua italiana non ha nulla a che spartire. Ma la cosa grave e che, lo ignorino giornali e telegiornali, alimentando convincimenti errati per l’uso incondizionato.

Per esempio scrivono jaluronico e lo sentiamo pronunciare ialuronico, scrivono jella, jettatore e le sentiamo pronunciare iella e iettatore. Scrivono junior e lo pronunciano iunior. Jesolo per Iesolo, Jole per iole, jaja per iaia, e ancora scrivono jonio, japigia, e leggono ionio, ionico, iapigia e iapigi, e poi non si comprende perché pronuncino Giazz per Jazz, Gim per Jim, Giolli per Jolly, Giumbo per Jumbo, giungla per jungla, ecc. Allora se scrivi Juventus devi leggere Giuventus, al pari di Jovanotti per Giovanotti, se leggi iunior devi scrivere iunior, se scrivi junior devi leggere giunior.

Tale confusione, la si riscontra anche nelle trascrizioni dialettali, generando il convincimento che trattandosi di dialetto, ognuno possa adottare il sistema di scrittura che più preferisce, senza tener conto che ciò ne limiterà la comprensione, relegando lo scritto solo a quanti riusciranno a interpretarlo. Chiunque riconoscendosi tra “gli insorti” voglia aderire al Comitato, è sollecitato a segnalare, non solo, alla redazione dell’«Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine”», ma soprattutto a chi le commette, le scorrette grafie sollecitandone la correzione, per la salvaguardia della lingua italiana e della nostra grafia barese.

«Se si parla e si scrive italiano italianamente, si scriva barese, baresemente»

 Felice Giovine

Presidente dell’Accademia della Lingua Barese“Alfredo Giovine”

Noi,

Centro Studi Don Dialetto

Contributo alla Ricerca, Recupero, Difesa,

Valorizzazione e Diffusione

della Cultura Popolare e della Lingua Barese -

 

Aderiamo al

«Comitato Barese»

del

Centro Studi Baresi

La Redazione “Don Dialetto.it” - Bari

La Lingua Barese

è impegno, coerenza,

approfondimento, uniformità.

 È materia di studio e d’insegnamento.


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PRONTO SOCCORSO LINGUISTICO: ACCADEMIA DELLA LINGUA BARESE - A. GIOVINE
Inserito il 04 giugno 2014 alle 07:54:00 da Gigi. IT - Accademia della Lingua Barese

  

A tutti i baresi e “giargianesi

 

L’ Accademia della lingua barese 

Alfredo Giovine

 

comunica che è operativo il

 

Pronto Soccorso Linguistico

cui rivolgersi per non commettere

errori nella scrittura.

 

Non mortificate Bari

con grafie astruse.

 

Basta una telefonata:

 

iè n-dune !!!

Comunicato Stampa

Accademia della Lingua Barese “Alfredo Giovine”


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