Il dialetto barese è Bari: la sua storia, la sua anima, la ragione stessa dell'essere suo.  ( Armando  Perotti )               * * *               Non si creda che i dialetti siano destinati a sparire, se mai si moltiplicheranno, pur tenendosi stretti alla lingua  " scritta  "  di Dante.  (Francesco Babudri)               * * *               Il dialetto è l’anima del popolo, la parte meno obliabile, non l’orpello o l’ignoranza come alcuni credono.  (Pasquale Sorrenti)               * * *               Non si può avere piena intelligenza della Divina Commedia senza tenere l’occhio rivolto al dialetto.  (Abbate Giuliani)               * * *              Il dialetto è un potente mezzo di comunicazione e ha diritto di cittadinanza nella scuola, e non solo a livello sperimentale. (Francesco Mininni)               * * *               Io credo che il poeta dialettale può e deve restare fedele al suo dialetto, se non lo fa, rischia di offrire ai suoi lettori, componimenti redatti o un dialetto annacquato o in un italiano adulterato.  (Oronzo Parlangeli)               * * *              Nella città di Bari, sono ancora in molti che identificano il dialetto con la povertà o come marchio di appartenenza agli strati più umili, gretti e ignoranti della società, al contrario di quanto avviene in altre città dove l’uso del dialetto è vezzo, sciccheria e ostentazione. (Alfredo Giovine)               * * *            I dialetti sono specchi più fedeli, più spontanei, forse anche primigenii dell'interiore linguaggio che precede ogni fatto linguistico. (Pio XII)
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Le cose noste (monumenti, edifici, chiese)
Inserito il 10 maggio 2010 alle 08:00:00 da desantis.

Monumento a Umberto I

L’undici giugno 1905 in uno dei due giardini dell’Ateneo s’inaugurò il monumento a Re Umberto I., a ricordo del mortale attentato contro il sovrano ucciso da tre colpi di pistola la sera del 29 luglio 1900 a Monza da un anarchico individualista di nome Gaetano Bresci, toscano della provincia di Prato. Anche la città di Bari, dunque, volle onorare il secondo Re d’Italia con un’opera architettonica alta circa cinque metri dove, tuttora, si nota il Re in grande uniforme da generale con la spada sguainata. Il cavallo è pieno di vivezza e di slancio, pur essendo trattenuto dal cavaliere regale. La modellatura è fine e vigorosa nello stesso tempo, ed è di una minuziosa esattezza anatomica. Il piedistallo di pietra di Puglia, alto otto metri è decorato con fregi di marmo di Carrara. Nella parte posteriore il bassorilievo rappresenta una quercia dal cui tronco è divelto con violenza, da una scure, un ramo. La raffigurazione simbolica pone l’accento del truce assassinio. Sulla fronte, fra i lauri, è effigiato lo stemma di Bari. A destra c’è la legenda: «Al Re Umberto I – i cittadini, il Comune e la Provincia – 1905». Infine, a sinistra si legge «Al Re d’Italia che primo chiese alle sorgenti del Sele l’acqua per dissetare le Puglie».
Il monumento è circondato da una coreografica aiuola recintata da una pesante cancellata in ferro lavorato. L’autore della statua fu il maestro Filippo Cifariello, molfettese, il quale fu protagonista di un singolare episodio. Lo scultore si trattenne la coda del cavallo di bronzo per protesta contro il Comitato che non rispettò di pagare la somma dovutogli. Non pochi tentativi furono convincenti per persuadere il Cifariello a restituire l’elemento bronzeo, per non far fare brutta figura il giorno dell’inaugurazione alla presenza dei reali Vittorio Emanuele III ed Elena Petrovich di Montenegro.
Intervennero le autorità municipali e provinciali convincendo il Comitato a saldare il conto versando le venticinque mila lire. La coda fu collocata al suo posto e la domenica mattina dell’anzidetta data la cittadinanza si riversò in Piazza Umberto esternando la sua sentita partecipazione all’importante avvenimento considerato quale riconoscimento onorifico della crescente presenza a Bari nella vita della comunità nazionale. Per la cerimonia non si badò a spese. Il sindaco, Paolo Lembo, che governava la città dispose che tutta la piazza fosse cosparsa di polvere di tufo (una spesa assurda di 170 lire), perché nel corso della manifestazione non si alzasse polverio.
Fra l’imponente folla non mancarono i facchini, ossia "le vastàse de la Sòggie" (vastàse”, dal greco: «io porto» “Sòggie” «Società operaia»), capitanati da Pietro Di Benedetto, soprannominato “U nase” (Il naso). La loro presenza era un atto di riconoscenza e di rispetto verso lo scomparso Re di Savoia, perché nel 1880 ottennero le prime case popolari in Piazza Sant’Antonio, inaugurate proprio da Re Umberto I.
La sera, poi, il successo e lo splendore raggiunsero il culmine, quando i Reali si presentarono ad accogliere l’applauso popolare nell’ancora «fresco» Politeama Petruzzelli (inaugurato il 14-02-1903), convenientemente addobbato ed adornato di fiori. Il pubblico, raccontano le cronache, si levò in piedi ed applaudì freneticamente: la musica Verdiana, era di scena l’«Aida», tacque e nella sala si levarono le note della marcia reale. Il sovrano, commosso da tanta devozione, donò al Sindaco venticinque mila lire perché fossero utilizzate per i poveri.
Negli anni Trenta, la cancellata fu tolta durante la campagna «ferro per la patria» promossa dal regime fascista, per incrementare l’industria bellica. Il 19 marzo 2000, dopo anni di degrado e abbandono il monumento ritorna a risplendere grazie a un approfondito maquillage. Il basamento in pietra è ripulito da scritte oscene. Viene installato un nuovo impianto d’illuminazione e si fa ritornare la cancellata ricostruita fedelmente a quell’originale, grazie al contributo finanziario di quattro sodalizi rotariani baresi non nuovi a simili imprese per il restauro di monumenti cittadini.


Bibliografia ed emerografia: Gianni Lucarelli «Il Tempo», Bari 14-06-1978; Alfredo Giovine, «Bari dei Fanali a gas», Edizioni Fratelli Laterza, Bari, 1982; Liborio Lojacono «La Gazzetta del Mezzogiorno», Bari 12-06-1998; Vito Antonio Melchiorre, «Le Strade di Bari» (Vol. 4), Ed. Periodici Locali Newton, Roma 1995; 

Foto: Foto: «Inaugurazione del monumento a Umberto I». Libro, «Bari dei Fanali a Gas»,  Alfredo Giovine, Edizioni F.lli Laterza, Bari 1982; «Statua Umberto I». Libro, «Le Strade di Bari», Vito Antonio Melchiorre, (Vol. 4), Ed. Periodici Locali Newton, Roma 1995. 

Gigi De Santis
Centro Studi “Don Dialetto” Bari

 


 
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