Le sopanòme (I soprannomi)

Il soprannome, l’agnome o il nomignolo, nel mondo popolare barese ha tuttora un ruolo caratteristico, ed è maggiormente diffuso tra gli abitanti della città vecchia e nei rioni più pololari di Bari, per designare sia la persona sia il nucleo familiare di appartenenza: un valore oltretutto giuridico, oltre che sociale, vista la presenza dei numerosissimi omonimi.
L'uso del soprannome ossia, nome aggiuntivo a quello proprio storico o una persona comune, specie, come si è detto, per distinguerlo dagli omonimi o, con valore espressivo, scherzoso o anche spregiativo, per alludere a caratteristiche fisiche o morali, a difetti, ad abitudini, a vicende di vita, ad imprese, ai mestieri, ad animali, al vestiario, a paesi e contrade, a vivande e commestibili, a chiesa e religione, a personaggi illustri, a modi di dire (locuzione tipica), a nomi di frutta, ecc., fu divulgato sin dai tempi Romani, si dice dal IV secolo a.C. e ancora oggi, in tutta Italia si segue il costume romano di utilizzare l'agnome, fosse pure di natura satirica, più ancora del nome e del cognome. Lo storico, demologo e dialettologo Alfredo Giovine, nel suo libro «Bari la Zita mè», Edizioni F.lli Laterza, Bari, 1981, scrisse che «[…] i Romani avevano tre nomi: il «praenomen», che è il nostro «nome»; il «nomen»(della “gens” cui l'individuo apparteneva), che il nostro «cognome»; il «cognomen», che è il nostro «soprannome». L'esempio più bello l'abbiamo in Cicerone ovvero, Marco Tullio Cicerone: Marco è il nome, Tullio è il cognome e Cicerone è il soprannome». Un altro noto storico barese, Vito Antonio Melchiorre, in una sua interessante pubblicazione, «Baresità» (I soprannomi e il tempo libero), che fa parte della collana «Quaderno monografico del Comune di Bari», Vol. II, Adda Editore, Bari, 1992 ha scritto che «[…] l'usanza del soprannome a Bari risale a tempi molto antichi». E c'invita a consultare documenti degli archivi baresi che risalgono fino a oltre un millennio addietro, come l'archivio della «Basilica di San Nicola» che comincia dall'anno 939 e quello della «Cattedrale» che ha inizio dall'anno 952, per scoprire quantità incredibile di soprannomi.
Nella mia ricerca, fatta anni addietro, consultando libri, opuscoli, periodici, ma soprattutto intervistando persone anziane della Bari antica, come marinai, massaie, artigiani, commercianti, lavoratori delle aziende municipalizzate (autisti dell’'A.M.T.A.B., operatori ecologici), tassisti, metalmeccanici, ambulanti, pescivendoli, macellai, fruttivendoli, falegnami, barbieri, parenti e conoscenti, con tutte le diffidenze e difficoltà che si possono immaginare; al momento ho raccolto più di mille soprannomi di cui un numero sufficiente accompagnati da strane e curiose osservazioni, altri con giuste considerazioni e la maggior parte li ho catalogati senza documentazione, vuoi, come ho soprascritto, per diffidenza, vuoi perché l’intervistato o l’intervistata era all’oscuro della provenienza del nomignolo in questione.
Il lettore potrà rendersi conto che molti dei significati originali sono stati da tempo travisati dalle fonti e che, molto spesso, è stata effettuata una sorta di ‘supertraduzione’: è questo, ad es., il caso di “cazze cazze”, che corrisponde all’espressione italiana (e panmeridionale) (venirsene) tomo tomo cacchio cacchio, ‘venirsene da ingenuo, da imbecille’.
Nell’elenco, inoltre, compaiono modi di dire panmeridionali, che, da semplici attributi di una categoria (cfr. “cape de pèzze”, ‘monaca’) sono entrati a far parte anche di una lista di soprannomi. Si è lasciato il pronome per la lista di “Chidde...”
Acciàffe
Acìidde spegghiàte
Acquafrèscke
Angìdde
Appìcce e stute: (Accendi e spegni). Più di settant'anni fa un pescivendolo, quando avvenivano contrattazioni sgradite con i clienti, s'inalberava al punto da rovesciare il banco di vendita con il pescato, bilancia e pesi. Questo sfogo lo calmava. Come se nulla fosse accaduto, rimetteva tutto a posto riprendendo la contrattazione con lo stesso avventore, verso il quale non serbava alcun rancore. Poiché tutti conoscevano il suo difetto, non lo notavano. Altri invece lo provocavano godendosi lo spettacolo. Da qui il soprannome “Appìcce e stute”. Vale a dire: s'infiamma subito e si calma con la stessa rapidità.
Asàtte
Babbà
Babbàzze
Babbìssce: (Mento lungo). Nomignolo dato al titolare di un'osteria ubicata anni fa in Corte Spirito Santo nella città vecchia. Si chiamava, Giuseppe Acquafredda, il quale aveva il mento prolungato.
Baccalà
Bacchètte
Bacònghe
Bacùcche
Baiòcche
Ballarìnne
Bambi
Bambolòtte
Baràbbe: (Barabba). Soprannome dato a un pregiudicato.
Barràcche: (Baracca). Dalla famiglia Amoruso che era proprietaria di baracche abita nella città vecchia.
Battafasùle
Bavòse
Beccòne
Begegòtte
Bèlle pròvele
Benàzze
Bènvènùte
Bènzìne: (Benzina). Soprannome dato a un pregiudicato.
Berebùffete
Bèrmùde
Bestècche
Bestiòne: (Bestione). agnome affibbiato a Nicola Damiani, sindaco di Bari dal 14.7.1956 al 28.3.1957
Bezzàrre
Bibètte
Bidighìne
Bilibìnghe
Biopì
Bobò
Bombolòne
Bombòne
Bongobònghe
Brasciòle: (Braciola). Nomignolo dato a persona rotondetta e pacioccona, di solito riferito ai barbieri.
Brebùffete: (Onomatopeico). Agnome dato a un responsabile delle illuminazioni delle feste di grande richiamo come San Nicola e l’Addolorata. Abitava in Bari vecchia.
Bregànde
Breghì
Brezzànghete
Brillandìne
Brodètte
Brodìne
Bubù
Buchestrìtte
Bum Bum
Continua...
Bibliografia ed emerografia: Vito Antonio Di Cagno, «Figure Episodi Colore locale», Editrice Cressati, Bari, Senza data di stampa; Alfredo Giovine, «Il soprannome nell’uso popolare», ne «La Voce della Regione», Bari 25-10-1978; Alfredo Giovine, «Bari la zita mè», Edizioni F.lli Laterza, Bari, 1981; Vito Antonio Melchiorre, «Baresità» (I soprannomi e il tempo libero), «Quaderno monografico del Comune di Bari», Vol. II, Adda Editore, Bari, 1992; Gino Savino/Pino Fumai, «“Noi siamo le colonne”», Adda Editore, Bari, 2000; Gigi De Santis, «I soprannomi dialettali baresi» in «Il Dialetto» (Dignità di comunicazioni, dignità sociale) Edizione AIERRE, Bari, 2000.
Foto: «Maletìimbe» (cattivo tempo). Libro «Pulpe Rizze», Alfredo Giovine, Edizioni Fratelli Laterza, Bari, 1981.
Gigi De Santis
Centro Studi “Don Dialetto”
(Ricerca e Divulgazione della Cultura Popolare Barese)
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Dialetto e Folclore
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sono materie di studio e d’insegnamento.
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Impegno, coerenza, approfondimento, uniformità.
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