Le scèche de na volde (Giochi di strada d'un tempo dei bambini e ragazzi baresi)
I giochi di una volta delle fanciulle e dei ragazzi baresi inseriti in questa categoria chiamata in dialetto “Cape gattòne”, fa parte di una ricerca personale ossia, ho partecipato assiduamente ai giochi all’aperto a partire dagli anni sessanta fino alla metà degli anni settanta. Per quanto concerne la ricerca documentata ho riscontrato un numero notevole dei giochi di un tempo e, possono essere divisi in due classi: infanzia e adolescenza. Inconsciamente, se così si può dire, i giochi dell’infanzia tendevano a sviluppare il corpo e a formare l’attenzione e l’intuito dell’indovinare. I movimenti di quasi tutti i giochi impegnavano principalmente le gambe, perché queste essendo troppo corte nelle prime fasi della vita, hanno bisogno di maggiore attività per il loro sviluppo in armonia con le altre parti del corpo. Essi si svolgevano girando in cerchi con passo ritmico e accompagnati da canti su versi dialettali e da movimenti rapidi e brevi come corse e piegamenti sulle gambe. Gli involontari esercizi di locomozione in catena e in circolo eseguiti da bimbi inferiori ai sei anni evitavano le cadute. Il passo di marcia ordinaria ritmico educava l’orecchio alla cadenza musicale. Il canto allietava lo spirito, i piegamenti sulle gambe ringiovanivano i muscoli flessivi, stabilendo un equilibrio con gli estensori impiegati nelle continue marce come le corse veloci e brevi davano elasticità agli arti inferiori. I movimenti in catena infondevano il sentimento dell’ordine e della disciplina.
Il chiacchierio a volte rumoroso, le risate, gli sberleffi, i motteggi, le grida che accompagnavano i giochi formavano un’atmosfera sana che rallegrava la fanciullezza.
I giochi dell’adolescenza miravano a ringiovanire le braccia, organi di offesa e difesa, strumenti con cui l’uomo realizza concezioni della sua intelligenza. In questi giochi predominavano gli esercizi degli arti superiori, vi si notavano movimenti ginnastici di origine greca in forma rudimentale e adattati all’ambiente e all’età, come per esempio il lancio del disco, il getto della palla di ferro, la corsa veloce, la lotta romana, il salto. Altri erano espedienti che abituavano il ragazzo a sopportare, senza fiatare, il dolore fisico, i motteggi, lo scherno. Altri giochi, ed erano i più numerosi, aspiravano al guadagno, dimostrando l’innata tendenza mercantile del nostro popolo. In un racconto del professore d’educazione fisica, Onofrio Terrevoli che fu atleta e istruttore di ginnastica delle prime associazioni sportive di Bari: «Pro Patria», «Nuova Italia» e «Angiulli», scrisse in un articolo pubblicato ne «La Gazzetta del Mezzogiorno» del 9 dicembre 1935: «Oltre quarant’anni fa (1895), quando Bari contava circa settantamila abitanti, noi ragazzi giocavamo sulle vie, perché allora vi era poco traffico, oppure nei giardini pubblici (Garibaldi) e (Margherita). Non mancavano, però alla periferia del paese spiazzi erbosi, ampi sterrati dove affluivano numerose comitive di ragazzi a giocare nel pomeriggio. Io ne ricordo parecchie: “U uèrte botàneche (L’ortobotanico: vasta piazza in Via Cavour - oggi occupata dagli edifici: Banca Italia e Politeama Petruzzelli - (N.d.A.). “Drèt’o Duìglie” (Dietro l’ex mercato di ferro sulla spiaggia, in Via Cavour). “Le cappuccìne” (I cappuccini: prato ove sorge il Palazzo di Giustizia - oggi occupato dal palazzo della facoltà di giurisprudenza in Piazza Cesare Battisti - (N.d.A.). “Le trè pponde” (I tre ponti: prato attiguo alla sottovia, Bitritto - oggi sottovia Quintino Sella - (N.d.A.). “U Bebbòne” (Il Bubbone: di fronte l’Ospedale Militare - oggi tra Via San Francesco D’Assisi e Piazza Massari - (N.d.A.). “Maresabbèdde” (Vecchio campo d’aviazione tra Via Modugno e Via Napoli). “Sam Brangìsche a l’Arène” (San Francesco all’Arena). “U macìdde” (Vecchio Macello - oggi occupato dall’Istituto Tecnico Industriale G. Marconi - (N.d.A.)».
I giochi che si svolgevano erano praticati da tutti i giovanetti e di qualsiasi gradazione sociale, il che costituiva una vera cultura fisica totalitaria.
Nel presente articolo elenco i giochi infantili ed adolescenti; un’interessante introduzione che porterà nelle pagine successive alla spiegazione e svolgimento dei singoli giochi. Giochi praticati da soli maschietti erano:
A dlingh’e dlanghe / A la crète / A la quàgghie / A la torre de millegàtte /A la uèrre che le pète / A le besckùdde / A le cìnghe pète / A le quàtte candùne /A le pallìne / A le scequatùre (O sckaffe; A mmàscue e ffèmmene; M-bbìitte; A ffalle cadè - a piògge -) /A le stàcciue / A le trè chelònne de fìirre / A mmane in n'àlde /A mmuffe /Arte e mestìire / A savòie / A sbatte n-dèrre / A scalèdde /A scarecavarrìle /A sguìnge / A stacce / A strifòne / Bregànde e garbenìire / Cavàdde e cavallìire / Fràdeme è ssciùt’a la uèrre / Iùne monde la Lune / Le mane rosse / Mìinze segàle / Nabbeliòne / O bbuche / O besckùdde / O fazzuètte / O fercìidde / O ggìre d’Itàglie / O maste / O mazzarìidde / O pendarùle / O pestìcchie / O sckaffe / O sckattarùle / O servetòre / O u-acìidde volànde / O u-ècchie d’argìinde / O u-òre e u-argìinde / O verrùzze / Palòmme / Sarà trià / Scàngia uàsce / Schiànda melùne / Uàrdie e ladre / U fernàre / U lènze / U mèste adìirte / U scèche de lemùne / U scèche de le seldàte / U scèche du cacciatòre / U serpendòne / U sìcchie.
Giochi praticati da sole femminucce e da qualche maschietto erano:
A la maièste /A la mamme e la fìgghie /A la vescègghie /A le bèlle statuìne /A le nòzzre /A sconn’a sconne / Attùcca fìirre (Tocca tocca color) / Battarèll’e ffusce / Bella che dormi / Cucchiaro e cucchiarèlle / Dieci fratelli / Dimme, damme e comànde / Don din don dero / Gattacèche o Moscacèche / Incatenati / L’ambasciatore / La cambàne / La cambàn’amerecàne / La gaddìne e u lupe / Le ghiemmerìidde (I gomitoli) / Le rose e le garòfene / Lupo che fai / Mamme damme u ppane / O cìrchie / O dottòre / O Maria Giulia / O ndevenìidde / Oovè / O pedresìne / O sordomùte / O u-arlògge / O u-anìidde / Palla avvelenata / Palla pallina / Palla prigioniera / Passavia / Reggìne règginèlle / Salto con la corda / U checenìne / Varvarèlle / Zumb’e zumbètte.
I giochi con i soldi erano:
A la palànghe
N-zotte o Nzolde
O pale / O tarandìne
Spaccachiànghe
U palme
Bibliografia ed Emerografia: Antonio Nitti di Vito, «Giuochi Infantili», Casa Editrice Apulia, Martina Franca (TA), 1912; Onofrio Terrevoli, «I giuochi antichi baresi», ne «La Gazzetta del Mezzogiorno», Bari 9-12-1935; Saverio La Sorsa, «Come giuocano i fanciulli d’Italia», Editore Rispoli, Napoli, 1937; Cooperativa Progetto Città, «Gioco, giocattolo, strutture ludiche in Puglia», Regione Puglia, Bari 1987; Regione Puglia-C.R.S.E.C. «Dai giochi della memoria ai giorni nostri», Daniele Giancane, Levante Editore, Bari, s.d.; Gigi De Santis, «Calannàrie Barèse, Dumìle e trè», Edizioni del Tirso, Bari, 2002.
Gigi De Santis
Centro Studi “Don Dialetto” - Bari
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