Il dialetto barese è Bari: la sua storia, la sua anima, la ragione stessa dell'essere suo.  ( Armando  Perotti )               * * *               Non si creda che i dialetti siano destinati a sparire, se mai si moltiplicheranno, pur tenendosi stretti alla lingua  " scritta  "  di Dante.  (Francesco Babudri)               * * *               Il dialetto è l’anima del popolo, la parte meno obliabile, non l’orpello o l’ignoranza come alcuni credono.  (Pasquale Sorrenti)               * * *               Non si può avere piena intelligenza della Divina Commedia senza tenere l’occhio rivolto al dialetto.  (Abbate Giuliani)               * * *              Il dialetto è un potente mezzo di comunicazione e ha diritto di cittadinanza nella scuola, e non solo a livello sperimentale. (Francesco Mininni)               * * *               Io credo che il poeta dialettale può e deve restare fedele al suo dialetto, se non lo fa, rischia di offrire ai suoi lettori, componimenti redatti o un dialetto annacquato o in un italiano adulterato.  (Oronzo Parlangeli)               * * *              Nella città di Bari, sono ancora in molti che identificano il dialetto con la povertà o come marchio di appartenenza agli strati più umili, gretti e ignoranti della società, al contrario di quanto avviene in altre città dove l’uso del dialetto è vezzo, sciccheria e ostentazione. (Alfredo Giovine)               * * *            I dialetti sono specchi più fedeli, più spontanei, forse anche primigenii dell'interiore linguaggio che precede ogni fatto linguistico. (Pio XII)
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Sanda Necòle de Vare (cenni storici, ricorrenze)
Inserito il 06 dicembre 2013 alle 16:13:00 da Gigi.

La stàdue de Sanda Necòle (La statua di San Nicola)

Il secondo appuntamento ufficiale della «Sagra di San Nicola» è l’otto maggio, festa patronale dedicata “a le ziazì” (ai pellegrini) i quali da secoli accompagnano, sin dalle ore 7:00, la bellissima statua di San Niccolò in processione, dalla Basilica al «Molo San Nicola» intonando una delle quartine dell’antico canto popolare: «Sanda Necòle va pe mmare, / Va vestùt’a marenàre, / E cca vole la mendaggnòle, / Sanda Necòle  iè ttutte d’òre. / Allègre, pellegrìne, / Sanda Necòle av’a partì. / Allègre, marenàre, / Sanda Necòle va pe mmare...» (San Nicola va per mare, / Va vestito a marinaio, / E che vuole la montagnola, / San Nicola è tutto di oro. / Allegri, pellegrini, / San Nicola deve partire. / Allegri, marinai, / San Nicola va per mare...).

Sono chiamati “ziazì” (si pronuncia con “z” aspra), pellegrini dei paesi montanari dell’Abruzzo che, da secoli ogni anno, per devozione a San Nicola, nel mese di maggio, vengono dal loro paese a piedi o su traini (oggi molti raggiungono Bari in pullman o con il treno) a onorare il Santo.
Ziazì” è termine propriamente abruzzese pronunciato dai più giovani per chiamare, oltre i loro anziani, anche sconosciuti in senso di rispetto. Con il passare degli anni, il vocabolo si è generalizzato pure per i pellegrini che vengono dalle seguenti regioni: Molise, Campania, Lazio sud, Basilicata e Calabria. Sono pellegrini vestiti alla montanara e il barese ha usato e usa tuttora il vocabolo “ziazì”, quando vedono arrivare a gruppi nei giorni che precedono l’otto maggio o il sei dicembre fraternizzando e offrendo loro una sedia, un bicchiere d’acqua, insomma generosa ospitalità: “La criànze”.
 

Arrivati al pontile del molo San Nicola nei pressi di “N-dèrr’a la lanze” (In terra la lancia,una volta, suggestivo e caratteristico punto vendita di pesce e frutti di mare), verso le ore 10:00, dopo  la solenne Concelebrazione Eucaristica presieduta dall’arcivescovo di Bari-Bitonto e Delegato Pontificio della Basilica, oggi sua eccellenza mons. Francesco Cacucci, (coadiuvato dal rettore della Basilica, oggi padre Lorenzo Lorusso e alla significativa presenza  di un metropolita della chiesa ortodossa), alle ore 11:00 dal «Molo Sant’Antonio abate» parte uno spettacolo pirotecnico che saluta l’ingresso a mare della sacra immagine imbarcata su un motopeschereccio che viene sorteggiato in Basilica nel giorno 28 aprile.

Memorabili sono le date 1991 e 1999 dell’otto maggio.

Nel 1991, per la prima volta, la statua di San Nicola ha varcato la soglia del «Palazzo di Città». Nel Municipio l’immagine del Santo Vescovo è stata ricevuta da numerosi amministratori. La sagra del 1999, per la singolare processione a mare è rimasta storica. Insieme, per la prima volta, sono sfilate le sacre immagini di San Nicola e la Madonna d’Odegitria, (colei che mostra la via). Dopo la messa, nei pressi del Circolo Barion, i Patroni di Bari prima dell’imbarco, vengono salutati da una gran folla gioiosa e festeggiati con una scenografia spettacolare di fuochi d’artificio.

Purtroppo, a proposito dei «fuochi», la mattina dell’otto maggio 2003 alle ore 11:25, uno degli otto mortai della batteria pirotecnica installata sul braccio del molo Sant’Antonio abate, improvvisamente si era inclinato e scoppiava in direzione delle barche piene di devoti che stavano onorando San Nicola a mare. Fortunatamente c’è stato solo molto fumo, panico, tensione, caos, grida, paura e danni a barche affondate. I feriti, una settantina, ma solo quattro sono stati ricoverati e dimessi nei giorni seguenti. In molti pensarono a un miracolo di San Nicola, soprattutto i pellegrini che da terra sono stati testimoni del tragico incidente dei loro parenti e concittadini.

 Ogni anno puntuale, la statua, “Sanda Necòle a mmare” (San Nicola a mare), sosta nelle acque antistante delle zone: «Molo San Nicola», «La Rotonda» (anticamente, prima della costruzione del lungomare Nazario Sauro, la zona era denominata la spiaggia “du felòscene) e «Portofino» (“a la ponde” al braccio del molo Sant’Antonio)  ricevendo la visita di molti fedeli imbarcati su motopescherecci e barche. Alle ore 20:00 la benedetta immagine del Taumaturgo rientra circondata da numerose imbarcazioni che salutano il Santo con preghiere, inni e lancio di diane. Nuovamente in processione, la statua, come tradizione, ritorna nel Tempio “La màghene” in Piazza del Ferrarese (fino al 1999 era posta in Piazza Mercantile), rimane per tutta la notte e il giorno dopo, «Festa dei baresi». Da più di un ventennio nell’indicata giornata, diverse volte, sia la Pattuglia Acrobatica Italiana “Frecce Tricolori” sia la Nave Scuola “Amerigo Vespucci” hanno onorato con le loro spettacolari presenze ed esibizioni, il saluto dell’Italia al Santo più conosciuto in Oriente e in Occidente.

Da secoli in migliaia, fedeli, pellegrini e curiosi ammirano con più attenzione e curiosità la splendida immagine del Taumaturgo. Oggi sono ancora più affascinati nell’osservare il vestito, con nuovi abiti ricamati a mano su tessuto in pura seta, realizzati nel 2005 dalla ditta «Serpone S.r.l.» di Napoli. I precedenti paramenti usati si erano logorati per l’usura del tempo ed essendo di varie epoche, non curavano l’armonia sotto il profilo decorativo. Pure nel 1925 la statua subì un nuovo abbigliamento, ma per colpa di un incendio. I paramenti furono distrutti dal fuoco, a causa di una scintilla partita da un cero che incendiò una ghirlanda di fiori artificiali posta ai piedi della sacra immagine, le fiamme si svilupparono investendo i paramenti e le vesti. Per fortuna il fuoco non si propagò oltre la scultura lignea, grazie al pronto intervento dei vigili urbani. Gli elementi che oggi compongono l’abito della benedetta immagine, almeno quelli che si vedono senza contare il talare prelatizio, cotta, stola, scarpe, sono cinque: «Il camice con lo strascico color porpora», «la dalmatica decorata con un ornato geometrico a quadrati» (questo paramento, negli anni, ha subito delle variazioni cromatiche passando dal blu e giallo fino all’ultima dalmatica della festa ispirata a quella indossata dal Santo nell’icona custodita nella cripta della Basilica). «La borsa a forma quadrata color giallo oro con croce al centro», «la casula color giallo oro» e «il pallio color avorio con dodici croci nere» a indicare la dignità episcopale. 

La statua, che è portata in processione nei giorni: 28 o l’ultima domenica di aprile, l’8 maggio, durante la sagra, dopo il 10 maggio e il 6 dicembre, fu modellata nel 1794 dallo scultore Giovanni Corsi, allievo del famoso Giacomo Colombo, caposcuola napoletano. Giovanni Corsi fu autore anche di un’altra pregevole opera, un «Santissimo Calvario», composto da un gruppo di dieci figure per i Caracciolo di Brienza databile 1779.
Si conobbe l’autore della statua nel 1970 quando il Priore dei Domenicani, padre Leonardo Leonardi, con il presidente del Comitato feste patronali, comm. Campo, si accorsero già dall’aprile 1969 che la scultura di legno aveva bisogno di un urgente restauro all’occhio sinistro. Il mastice che reggeva l’orbita di cristallo si era distaccato, ma era stato anche notato che occorreva disinfettare e chiudere alcuni fori provocati dai tarli. Occorse, da un ulteriore approfondito esame, che tutta la statua doveva essere sottoposta a un restauro completo e scrupoloso.

Così, il 14 luglio del 1970 l’immagine fu portata nello studio del maestro barese Umberto Colonna (1913-1993). Il noto decoratore-pittore rimosse la vecchia base di legno tarlata, e la sostituì con un’altra decorata di bronzo fuso. Fece seguire un trattamento di tutta la statua con sostanze ad alto potere antiparassitario dopo la chiusura dei vari fori. Nell’eliminare le sovrastrutture di panni ovattati, che ricoprivano il torso della statua, si scoprì la scritta originale dipinta sul petto del Santo: «Giovanni Corsi fec. an. 1794, abita al vicolo dell’Arcivescovado n. 2». Alle spalle fu scoperta una cavità protetta da una tavoletta di legno con la seguente scritta: «S. Manna A.D. 1850». Rimosso il piccolo pezzo di legno, testimoni un padre domenicano e un frate, fu trovato un cono di piombo sigillato con il nome inciso del deputato Vito Nicola Troccoli, vi aveva collocato una bottiglietta di vetro soffiato con l’immagine dipinta del Santo e riempita a metà di una limpidissima Santa Manna. Tutti i reperti furono fotografati e rincollati come prima. La statua fu infine protetta con una tunica di zinco policromata, ricoperta poi dai paramenti tradizionali. Il restauro, terminato dopo tre mesi, fu riconsegnato ai padri domenicani; il devoto professionista, Umberto Colonna, non pretese nessun compenso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fino a oggi la splendida statua si è ben difesa dai frequenti spostamenti e dalle intemperie.
Molti i fedeli che hanno confidato, dopo essersi soffermati a guardare con intensità il volto del Santo, la sensazione che parlasse. Da più di due secoli la sacra immagine, per i baresi e per i “ziazì” non è una semplice statua da processione, ma il Santo in persona che suscita sicurezza, fiducia, forza, serenità e speranza. Un legame che da secoli non si è mai affievolito.
M-Mènz’a ttutte le uà, / Non de pozze scherdà. / Sanda Necòla mì / Tu sì u penzìire mì” (In mezzo a tutti i guai, / Non posso scordarti. / Mio Santissimo Nicola / Tu sei il mio pensiero solare).

Bibliografia ed emerografia: «La Gazzetta del Mezzogiorno», Bari, 17 ottobre 1970; Mimma Pasculli Ferrara, «Due patroni per la città di Bari: Il San Sabino di Andrea Finelli e il San Nicola di Giovanni Corsi», Estratto da Storia dell’Arte, N. 71, 1991; «Bollettino di San Nicola», Bari, Ott. 1992- Mag.-Giu. 2005; Liborio Lojacono, «La Gazzetta del Mezzogiorno», Bari,  9 mag.1991/1999; «La Gazzetta del Mezzogiorno», Bari 9-05-2003; Gigi De Santis «S. Nicola, tra canti popolari e fede» in «Puglia d’oggi», Bari, 8-05-2001; Gigi De Santis «E venne il giorno degli “Ziazì”» in «Nuovo Quotidiano di Puglia», Bari, 8-05-2002; Gigi De Santis «La statua “Iìnd’a la màghene”» in «Bari Sera», Bari, 8/9-05-2003; Gigi De Santis «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Bari, 1976-2010.

Foto: «Otto maggio 1927». Libro, «C'era una volta Bari», Alfredo Giovine, Edizioni Fratelli Laterza, Bari, 1982;  «Bollettino di San Nicola», Bari , 1992, 1997, 1999, 2002, 2003, 2004; fototeca, «Pellegrini di Chieti, 1999»,  «Fuochi d'artificio,1999», «Tempio in Piazza Mercantile, 1993», Gigi De Santis, Bari (Archivio Centro Studi “Don Dialetto”). 

Gigi De Santis
Centro Studi “Don Dialetto” - Bari


 
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