Il dialetto barese è Bari: la sua storia, la sua anima, la ragione stessa dell'essere suo.  ( Armando  Perotti )               * * *               Non si creda che i dialetti siano destinati a sparire, se mai si moltiplicheranno, pur tenendosi stretti alla lingua  " scritta  "  di Dante.  (Francesco Babudri)               * * *               Il dialetto è l’anima del popolo, la parte meno obliabile, non l’orpello o l’ignoranza come alcuni credono.  (Pasquale Sorrenti)               * * *               Non si può avere piena intelligenza della Divina Commedia senza tenere l’occhio rivolto al dialetto.  (Abbate Giuliani)               * * *              Il dialetto è un potente mezzo di comunicazione e ha diritto di cittadinanza nella scuola, e non solo a livello sperimentale. (Francesco Mininni)               * * *               Io credo che il poeta dialettale può e deve restare fedele al suo dialetto, se non lo fa, rischia di offrire ai suoi lettori, componimenti redatti o un dialetto annacquato o in un italiano adulterato.  (Oronzo Parlangeli)               * * *              Nella città di Bari, sono ancora in molti che identificano il dialetto con la povertà o come marchio di appartenenza agli strati più umili, gretti e ignoranti della società, al contrario di quanto avviene in altre città dove l’uso del dialetto è vezzo, sciccheria e ostentazione. (Alfredo Giovine)               * * *            I dialetti sono specchi più fedeli, più spontanei, forse anche primigenii dell'interiore linguaggio che precede ogni fatto linguistico. (Pio XII)
  Articoli      
 
Immagini

Immagini di repertorio
Don Dialetto(3143)


Eventi
<
Settembre
>
L M M G V S D
-- -- 01 02 03 04 05
06 07 08 09 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30 -- -- --




Visitatori
Visitatori Correnti : 6
Membri : 0

Per visualizzare la lista degli utenti collegati alla community, devi essere un utente registrato.
Iscriviti

Iscritti
 Utenti: 165
Ultimo iscritto : etabeta56
Lista iscritti
 
 Messaggi privati: 36
 
 Commenti: 12
 
 Immagini: 1717
 Immagini viste: 145751
 
 Articoli: 83
 Pagine: 796
 Pagine lette: 468748
 
 Siti web: 6
 
 Notizie on line: 10
 
 Preferiti: 36
 Siti visitati: 9901
 
 Post sui forum: 11
 
 Libro degli ospiti: 22
 
 Eventi: 879

Sponsor

Contattateci  per  inserire  la  vostra  Pubblicità



 
 

 


 
Dialetto Doc
Inserito il 14 luglio 2010 alle 18:20:00 da Gigi.

Il Dialetto di Bari attraverso gli studi di Alfredo Giovine

In questa sezione, abbiamo ritenuto opportuno di arricchire il canale «Dialetto» con studi specifici, sulla linguistica barese, dello storico, demologo e dialettologo, Alfredo Giovine, - clicca canale <Personaggi>, categoria <Le puète> o <Home page> <Centenario della nascita di Alfredo Giovine “Dettagli”> - il quale, per più di quarant’anni ha pubblicato articoli inerenti alle origini di alcune parole più caratteristiche, con termini ricchi di sfumature, curiosando tra le infinite risorse dell’idioma barese, valorizzando e diffondendo meglio la parlata, sviluppando alcune espressioni che sembrano strane e invece hanno origine dell’italiano puro. Scoprendo curiosità e segreti egli ha evidenziato incisività e colore di alcuni lemmi, proverbi, modi di dire, non più in uso nel parlare quotidiano. Un contributo notevole che, abbiamo attinto dall’inesauribile fonte della «Biblioteca dell’Archivio delle Tradizioni Popolari Baresi» ideata e fondata nel 1960 da Don Alfredo, oggi diretta dal figlio Felice, anch’egli appassionato studioso di Baresità.

La prima pagina che presentiamo elenca tante curiose «immagini» con una parola, seguito da un episodio ironico che rispecchia un’usanza che non c’è più.

Abbefacchiàte”, “de cuèrne” dimmi che faccia hai e...

La «faccia» è un termine che ricorre frequentemente nella conversazione e in altri aspetti della vita quotidiana. Non appena un tale si leva da letto facilmente si porta davanti allo specchio per dare un’occhiata al suo viso. Da quell’esame può trarre valutazioni le più disparate. Se allo specchio la «faccia» risulta “abbefacchiàte” vuol dire che i reni o qualche altro organo non funzionano a dovere. Per altre cause si può avere “la fàccia sfenecuàte” (infossata), cosa che può dare qualche preoccupazione. Ma la «faccia» può risultare “abbettàte” per qualche “tarandèdde de sckaffe” ricevuta la sera precedente in uno scontro vivace con persona manesca. Se un tale è vecchio può avere la “facce arrappàte” (aggrinzita) o quella “senecàte” (vecchio) e se è giovane non piacente avrà certamente “la facce de trè de mazze” (faccia di tre di bastone). Se il tipo è bilioso viene definito “na fàccia vèrde” anche se il viso pallido ed emaciato “tène u chelòre du pèbbete” (ha il colore come quello del peto) e, detto in modo caricaturale, “chelòre du cane acquànne fusce” (colore del cane quando fugge). Lo sfrontato, poi, “tène la faccètte. Se fìcche a ttutte le vanne. Se scarte (se la svigna) o genematòrghe e se vète u film a sgrossce (a sbafo). Ce u pezzechèscene u scèttene daffòre e iìdde che cchèdda facce de cuèrne (faccia di corno, faccia tosta) protèste de trasì a sscìuue o come se dìsce: a frangavìlle (senza pagare)”. C’è pure chi ha la “facce du mbbìse” (faccia patibolare) o la “facce de Caifàsse” (faccia torva), parente stretto di “facce de schemenecàte” (viso olivastro e sgradevole). La “facce de sìggne” è viso scimmiesco e la “fàccia pezzeuàte” (butterata) “la tène u mussce(“u mussce”: persona dal viso butterato dal vaiolo), mentre “na fàccia lavàte” è gesto ipocrita. Chi, invece, ha vergogna di aver commesso un’azione riprovevole “non dène facce de fass’a vedè”. Questi colpevoli rifiutano di fare “le facce prove” (confronto all'americana)  con persone che “stonne facce m-bbronde” (dirimpetto). Chi l’ha fatta proprio grossa ed è consapevole del torto fatto si dispera tanto e dice: “fàccia mè iìnd’o prìse” (mi vergogno e mi pento di quanto ho fatto, faccia mia nel vaso da bagno). Qualche altro senza decoro e dignità “se fasce cacà la facce”. Ma fra tante brutture si salva qualcuno di bello? I bambini si difendono così: “ Iì sò bbèlle / E ttu sì bbrutte. / La fàccia mè / Piàsce a ttutte. / Piàsce a mmamme / Ca m’ha ffatte, / E nnonn-a ttè / Facce de gatte”. L’opposto di “facce de gatte” è “facce de palandène” (faccia di benessere, di felicità, di pace, ecc.). “Facce de palandène, / Tarèsa berafàtte, / Pe ffatte nu retràtte / Nge vole u zìte tu. / Che cchidde carne bbiànghe / E le capìdde ggnore, / Sì ngatenàte u core / Du nnammeràte tu. / Velèsse fà na sèrte / De stèdde a la diàne / Pe mmètte na chellàne / Appès’o cuèdde tu. / Velèsse fà na scale / Da n-dèrre o m-baravìse / Pe sscì sus’o paìse / Dov’acchiamìinde tu” (...). (F.S. Abbrescia - clicca canale <Liriche>, categoria <U zìte e la zìte> -).
Curioso appare quando in modo scherzoso ed ironico il popolano voleva dire denaro a chi non ne disponeva per niente e voleva far intendere di possederne tanto. E allora l’accorto e cauto barese diceva: “Ce nno me fasce a vedè la facce de Vettòrie Manuèle (V. E. effigiato sulle banconote), la rrobbe non de la dogghe”. Non cercare di ripresentarti sempre con la solita solfa perché puoi avere “nu toppe de facce”, un drastico no. Così impari “come se stà sop’a la facce de la tèrre”. “Tu tìine la fàccia toste e ffasce quàtte facce”. Per cui “non ze sape acquànne dìsce u ggiùste. Pe cchèsse t’assemìgghie a “zuzù” (pr.: «z» dolce) ca pò, che cchèdda facce de pelmòne ca tène non z’abbrevògne de fà la facce du bregatìire acquànne u sàbbene tutte ca iè nu cacarùse”. E il fratello che piange sempre miseria? quando è facile capire che il non poco che guadagna “le mètte facce che ffacce” e non ha cura nemmeno di portare le sue scarpe rotte dal calzolaio e farsi mettere un paio di “sopafàcce a le scarpe”. Poi nel pagare tenta di cavarsela “che na lavàte de facce” dimostrando di avere indubbiamente “na bbèlla facce de ca...”.

Ma la “facce” può essere un elemento di un comando militare. Come è dimostrato dal noto episodio nel quale furono protagonisti dei dazieri, a quei tempi laureati in lettere all’università del dialetto ove la cattedra era tenuta da un analfabeta “ca non zapève dìsce manghe viv’o rrè e nnon zapève fà manghe «o» cu becchìire”. Una volta i funerali si fermavano alla Chiesa di San Francesco (Via F. Crispi), dove un oratore e rappresentanze di organi cittadini rendevano l’ultimo omaggio o onori militari al defunto. Al momento di rientrare, il comandante della squadra dei dazieri ordinò ai suoi inferiori ciò che altri reparti fecero: «dietro-front», «fianco-destr», ecc. Nel dare l’ordine al reparto il comandante si rivolse in un modo inconsueto. Disse: “Attenziòne, battaggliòne! De facce a ssam Brangìsche e de cul'a mmè, sciàbbue fore, fòòòre”. Al che, i dazieri in ordine sparso fecero movimenti che richiesero altro ordine. “Attenziòne, battaggliòne! De cul’a SSam Brangìsche e de facce a mmè, sciàbbue iìnde, ìììnde!”. Il reparto eseguì l’ordine e il comandante per avviarlo verso il ritorno in caserma ordinò: “Ce nge n’am’a scì, sciamanìnne. Ce no nge n’am’a scì, no nge ne sìme scènne. Avànde sciamanìnne. Unò puè, unò puè, passooo: (bbum!), passooo: (bbum!). Cadenzaaa: (bum, bum, bum). Unò puè, unò puè”. Il popolino in segno di scherno attribuiva ai graduati di truppe paramilitari di un tempo come dazieri, vigili campestri, vigili urbani e similari la capacità di dare ordini militari allo stesso modo dei bambini quando giocavano a fare i soldati. Quindi «unò, duè; unò, duè» sulla bocca del bambino diveniva «unò, puè», mentre dopo l’ordine «passooo» si sentiva il rumore di un piede battuto forte al pavimento che somigliava a un «bum». Quando il reparto era sulla via del ritorno numerosi monelli seguivano quest’armata di Brancaleone apostrofandola con “facce de gedè de la Vaddìse” (facce dei giudei della chiesa della Vallisa), “facce de sott’a le cressiùne” (facce di sotto ai corsioli: rione di Bari Vecchia), “facce de cudde ca stà sott’a ssanda Mechèle” (facce di quello che sta sotto a San Michele: il demonio), “facce ciambesciàte” (facce graffiate) e altri «garofani del genere». E caliamo il sipario su questo piccolo saggio con “tène la facce de la screfòne” (grossa scrofa) o “tène la facce de la pettàne de Fogge” (ha il viso di una prostituta di Foggia che un tempo si «distinse» in modo clamoroso nell’esercitare la sua «professione», divenendone un prototipo).

Alfredo Giovine
Biblioteca dell’Archivio delle Tradizioni Popolari Baresi 

Foto: «Chiesa di San Francesco all’inizio del ’900». Libro: “Bari bell’époque”, Alfredo Giovine, Schena Editore, Fasano (BR), 1989.

Il Dialetto è impegno, coerenza,

approfondimento, uniformità.

 È materia di studio e d’insegnamento.

Gigi De Santis
Centro Studi “Don Dialetto”
(Ricerca e Divulgazione della Cultura Popolare Barese)
 


 
  "La uaggnèdde asscennùte" >>

 
Menu

 

 
 

 


Log in
Login
Password
Memorizza i tuoi dati:


Cerca nel Web
Google


Top - Siti web
Centro Studi Baresi (IT)
Riccardo Guglielmi - Cardiologo (IT)
Wip Edizioni (IT)
Angela Guglielmi (IT)
Mondo Antico (IT)
Modugno.it (IT)

I preferiti
PugliaTeatro-L'Eccezione (2344)
Forza San Paolo - Bari (1733)
Associazione Onlus Mondo antico e Tempi Moderni (996)
Telestreet Bari (726)
Modugno.it Il Portale della Comunità Modugnese (627)
Web Aperto (413)
Blog Mondo antico e ...... (313)
Nuova Bari - Società di Calcio Femminile (300)
Sapore tipico (254)
Iassu - di Filippo Favia (250)
Angela Guglielmi - Web master (250)
Premio Letterario Osservatorio (176)
Teatro Abeliano - Bari (174)
TirsoMedia -Bari- (170)
GioArt di Giovanni Cellamare (155)
Promuoviamo il Turismo in Puglia (139)
Wip Edizioni (131)

Statistiche
Siamo on line dal 1° Novembre 2006 e ci hanno visitato in:

Il tuo indirizzo IP è: 38.107.191.81

 

Tema grafico a cura di
 Nessuno
 © Don Dialetto di Gigi De Santis - © Rielaborazione Grafica e Webmaster Angela Guglielmi - © AspNuke Gli "Articoli, gli E lementi grafici e quant'altro" presenti su Dondialetto.it  sono da considerarsi d'esclusiva proprietà di http://www.dondialetto.it L'Associazione "Don Dialetto" di Bari adirà alle vie legali contro chi, intenzionalmente, abusa dei contenuti pubblicati sul nostro portale senza alcuna comunicazione, convenzione e autorizzazione della redazione 
Contattami
Realizzato con ASP-Nuke 2.0.7 Grafica prodotta da "Artimedia" - www.studioquattro.com
Questa pagina è stata eseguita in 0,265625secondi.
Versione stampabile Versione stampabile