Il dialetto barese è Bari: la sua storia, la sua anima, la ragione stessa dell'essere suo.  ( Armando  Perotti )               * * *               Non si creda che i dialetti siano destinati a sparire, se mai si moltiplicheranno, pur tenendosi stretti alla lingua  " scritta  "  di Dante.  (Francesco Babudri)               * * *               Il dialetto è l’anima del popolo, la parte meno obliabile, non l’orpello o l’ignoranza come alcuni credono.  (Pasquale Sorrenti)               * * *               Non si può avere piena intelligenza della Divina Commedia senza tenere l’occhio rivolto al dialetto.  (Abbate Giuliani)               * * *              Il dialetto è un potente mezzo di comunicazione e ha diritto di cittadinanza nella scuola, e non solo a livello sperimentale. (Francesco Mininni)               * * *               Io credo che il poeta dialettale può e deve restare fedele al suo dialetto, se non lo fa, rischia di offrire ai suoi lettori, componimenti redatti o un dialetto annacquato o in un italiano adulterato.  (Oronzo Parlangeli)               * * *              Nella città di Bari, sono ancora in molti che identificano il dialetto con la povertà o come marchio di appartenenza agli strati più umili, gretti e ignoranti della società, al contrario di quanto avviene in altre città dove l’uso del dialetto è vezzo, sciccheria e ostentazione. (Alfredo Giovine)               * * *            I dialetti sono specchi più fedeli, più spontanei, forse anche primigenii dell'interiore linguaggio che precede ogni fatto linguistico. (Pio XII)
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18 maggio 2012
NUOVO TEATRO ABELIANO: Ritorna la "PIEDIGROTTA BARESE"
16 maggio 2012
"LA VìDUA VìDUE" SINGOLARE RICORRENZA BARESE, SCOMPARSA 1002-2012
09 maggio 2012
Nove masce: Sanda Manne de Sanda Necòle 2012
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01 maggio 2012
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egr.dott.desantis, vedo che ha fatto presto...
therock - 07/01/11 14:40:35
Se seguite attentamente dal minuto 8:25,...
mauror58 - 06/01/11 11:01:18
Grazie Dott. DeSantis, mi scuso se non...
Gigi - 05/01/11 09:32:10
Gentile signor Mauro, ricambiamo con gioia...

NUOVO TEATRO ABELIANO: Ritorna la "PIEDIGROTTA BARESE"
Inserito il 18 maggio 2012 alle 08:19:00 da Gigi. IT - Piedigrotta Barese

Centro Polivalente di Cultura Gruppo Abeliano

 

BARI E LE SUE TRADIZIONI

 

LE TRADIZIONI, LA LINGUA, GLI USI E I COSTUMI DEL POPOLO BARESE

Dopo la parentesi quinquennale 1996/2000 della “Piedigrotta Barese”, patrocinata dal Comune e dalla Provincia di Bari, dopo i numerosi omaggi ai Padri del dialetto, il Centro Polivalente di Cultura Gruppo Abeliano con il suo Nuovo Teatro Abeliano, riprende le attività di ricerca e promozione nell’ambito delle Tradizioni, la lingua, gli usi e costumi del popolo barese, attraverso l’articolato e scientifico Progetto Pluriennale, “Bari e le sue Tradizioni” a cura di Vito Signorile.

Tale progetto prevede spettacoli, pubblicazioni, ricerche e presentazioni di autori antichi e contemporanei, premi destinati a cittadini baresi di tutte le età e ai ragazzi delle scuole medie inferiori e superiori, per ricerche sulle tradizioni e nuove composizioni in dialetto barese.

I dettagli del progetto complessivo sono sul sito dell’Abeliano www.gruppoabelianoblog.com e sul sito di Vito Signorile www.vitosignorile.com

Il centro Polivalente di Cultura Gruppo Abeliano bandisce il premio annuale per la Poesia, la Canzone, il Racconto, (inediti, a tema libero e in dialetto barese), la Fotografia  (riferita a Bari, i suoi Quartieri, le sue tradizioni, i suoi artigiani).

Premio Francesco Saverio Abbrescia per la Poesia

Premio Alfredo Giovine per il Racconto

Premio Matteo Salvatore per la Canzone

Premio Rocco Errico per la Fotografia

Ogni sezione prevede la categoria adulti e la categoria ragazzi

In palio, per ciascuna sezione e categoria vi sono tre medaglie/caravella d’argento che sono assegnati ai  primi tre classificati.

I premi sono assegnati insindacabilmente da una giuria composta da personalità della cultura e dello spettacolo presieduta dagli Assessori alla Cultura o delegati dalle Istituzioni.

La giuria della categoria ragazzi/scuole è composta da personalità della cultura e dello spettacolo, da presidi e docenti ed è presieduta dagli Assessori alla Pubblica Istruzione o delegati dalle Istituzioni.

Poesie e racconti, partecipanti al concorso, sono affidati all’interpretazione di attori ospiti nel corso della festa/spettacolo, la cui data sarà stabilita e comunicata in seguito, durante la quale avviene la premiazione dei vincitori da parte delle autorità presenti.

Le canzoni concorrenti sono affidate all’interpretazione degli autori (o cantanti o musicisti da essi designati) e vengono presentate nella apposita festa/spettacolo in cui sono ospiti, anche cantanti e gruppi, baresi e non, di tradizione popolare.

 

La partecipazione è gratuita. Ogni autore può partecipare con una o max due opere inedite che restano nella disponibilità del Centro Polivalente di Cultura Gruppo Abeliano. L’autore dell’opera inviata alla selezione garantisce che l’opera stessa è esclusivo frutto del proprio ingegno e che tale opera possiede i requisiti di novità e di originalità. L’autore cede al Centro Polivalente di Cultura Gruppo Abeliano, a titolo gratuito ed a tempo indeterminato, il diritto di riprodurre l’opera, con qualsiasi mezzo in eventi e pubblicazioni quali, a titolo esemplificativo e non esaustivo, presentazioni, conferenze, mostre, cataloghi e iniziative a scopo di beneficenza.

Le Poesie e i racconti devono essere presentati in busta chiusa contenente, oltre l’opera stessa in cinque copie firmate con pseudonimo, altra busta sigillata contenente dati anagrafici, indirizzo dell’autore e una copia dell’opera firmata dall’autore.

Stesso procedimento per la canzone per la quale bisogna fornire sia il testo che un cd con la canzone cantata o suonata. Per la fotografia, che può essere a colori o in bianco-nero, è sufficiente presentare una copia con pseudonimo sul retro e, in busta sigillata, una copia firmata sul retro, dati anagrafici e indirizzo dell’autore.

Le opere vanno consegnate a mano o spedite all’indirizzo del Nuovo Teatro Abeliano, Via Padre Kolbe n° 3 – 70126 Bari entro il 15 giugno p.v.

Il centro Polivalente di Cultura Gruppo Abeliano bandisce altresì il premio annuale per gli antichi giochi dell’infanzia, le antiche ricette, un oggetto artigianale legato a un antico mestiere, un ballo tradizionale (riferiti a Bari e alle sue tradizioni).

La partecipazione è gratuita. Ogni autore/ricercatore può partecipare con la descrizione di una o max due opere da presentare insieme ai dati anagrafici e indirizzo e con l’impegno ad eseguire il gioco o il ballo o a presentare la ricetta o l’oggetto artigianale, in caso di vincita o di segnalazione, nel corso della apposita festa/spettacolo che sarà organizzata in estate.

La descrizione delle  opere va consegnata a mano o spedita all’indirizzo del Nuovo Teatro Abeliano, Via Padre Kolbe n° 3 – 70126 Bari entro il 15 giugno p.v.

 Comunicato Stampa

Centro Polivalente di Cultura Gruppo Abeliano

Foto: «Nuovo Teatro Abeliano», fototeca «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari (1976-2012).

Foto: «Serata finale Piedigrotta Barese 1996», fototeca, Gruppo Abeliano.


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"LA VìDUA VìDUE" SINGOLARE RICORRENZA BARESE, SCOMPARSA 1002-2012
Inserito il 16 maggio 2012 alle 12:21:00 da Gigi. IT - Anniversario

Domenica 20 maggio 2012

Ricorrenza storica della festa scomparsa

LA VÌDUA VÌDUE

Una, delle singolari ed espressive feste popolari baresi, ormai scomparse, era la “Vìdua Vìdue” molto seguita con grande entusiasmo dalla cittadinanza, come più volte scrisse lo storico e demologo Alfredo Giovine e, soprattutto, nell’interessante e raro libro «La Vìdua Vìdue – L’assedio saraceno di Bari del 1002 e l’intervento veneziano – Bari, ATPB, 1965» (Nel 1992 c’è stata una ristampa pubblicata dall’editore Franco Milella di Bari, mentre nel dicembre 2009, a cura di Felice Giovine è stata pubblicata la 2ª edizione, Bari, Stilo Editrice).

Per ricordare il particolare avvenimento, per secoli i baresi, nel dì dell’Ascensione festeggiavano la festa chiamandola “Vìdua Vìdue” per far coincidere la ricorrenza con quello dello «Sposalizio del Mare» volgarmente detto “Festa della Sensa”. Una manifestazione spettacolare, che si organizza tuttora nella città di Venezia, per ricordare la vittoriosa impresa di Orseolo II contro i narentini (popolo trasmigrato dalla steppa sulle sponde dàlmate del fiume Narenta) nell’anno 997. Impresa che, ebbe inizio, proprio nel giorno dell’Ascensione. Ecco spiegato il perché i baresi festeggiavano l’avvenimento storico nel predetto giorno festivo (e no il 15 agosto, come alcuni hanno scritto). La manifestazione della “Vìdua Vìdue” significava: «Saluto di Bari a Venezia», nel ricordo e per riconoscenza alla città lagunare. Questa gratitudine verso la città sorella, in seguito, fu rafforzata anche con l’usanza di sparare tre colpi di cannone.

L’espressiva manifestazione ebbe il clou, nei periodi anni VentiTrenta dove i baresi aggiunsero, nell’occasione del 13 maggio 1920, un altro termine popolare: «Festa degli ombrellini» perché le donne oltre a indossare i primi abiti candidi e leggeri, consacrando la festa anche all’inaugurazione dell’estate, arricchirono l’abbigliamento con cappellini e l’immancabile ombrellino che, in quell’anno se ne videro veramente tanti, mentre gli uomini “se ngeggnàvene la pagghiètte” (indossavano la paglietta).

Il popolino a ogni colpo riteneva di vedere il proiettile cioè la palla nella sua traiettoria, soprattutto quando cadendo in mare sollevava una colonna di acqua schiumosa e gridava esultante: “La vì, la vì, ddà ha cadùte la palle du cannone” (Vèdila, vèdila, lì è caduta la palla di cannone). La locuzione in questione che ebbe origini e intenzioni caricaturali, rimase celebre anche in chiave seria ed è da legarsi a tale festa e si riferisce prettamente alla palla di cannone e non come ho rilevato in alcuni libri di ieri e di oggi: «che all’arrivo delle galee veneziane di circa mille anni fa il popolo avesse accolto le navi con parole dialettali che si usano oggigiorno».

Il messaggio e l’augurio, che puntualmente lancio ogni anno è che si ripristina veramente l’affascinante festa popolare incominciando ad apporre all’inizio di Via Venezia ad angolo di Piazza del Ferrarese, la lapide che propose lo storico e scrittore barese Armando Perotti. Può essere sicuramente un bel biglietto di visita a far sì che finalmente si ridà vita a sì lieta festa legata a un episodio significativo della storia cittadina. L’epigrafe che fu dettata dal Perotti è la seguente:

QUESTA VIA

CHE SI DISSE DELLE MURA

IL POPOLO ED IL CONSIGLIO BARESI

VOLLERO INTITOLATA

A VENEZIA

FEDELE SORELLA

CHE PER LE VIE SOLENNI DEL MARE

QUI VOLSE IN OGNI TEMPO

PAROLE ED OPERE

DI LIBERTÀ E DI GRANDEZZA

OGGI 24 MAGGIO 1906

COMMEMORANDO PER GENTIL COSTUME

LA GESTA LIBERATRICE

DEL 18 OTTOBRE 1002

BARI AFFIDA AL NOME GLORIOSO

I RINNOVATI AUSPICI

DELLA SUA FORTUNA

Per una approfondita ricerca sulla singolare festa barese  

Fare clic su canale <Folclore> categoria <Vìdua Vìdue>

 

Vìdua Vìdue

 

Iève bbèlle chèdda fèste   

Iève bbèlle chèdda fèste

Breggessiòn’e ttutt’u rèste,

Breggessiòn’e ttutt’u rèste.

Vìdua Vìdue se chiamàve

A la dì de l’Asscenziòne,

BBare vècchie reveldàve.

 Se sparàve cu cannòne.

Quànda ggènde accherrève

Do Fertìne pe trè vvolde 

Chèdda dì de premavère, 

Sicche sicche ièv’u colpe:

De Barìse stève chìine

«La vì, la vì, la vì»,

La Meràgghie e u Fertìne.

A la palle se decì.

   

Se vennève tutte cose,

Fu nu fatte de tand’ànne,

Melengèdde e la gazzòse.

Che Venèzzie ngi-aitàmme

Salatìidde, spassatìimbe:

A caccià le Saracìne,

Fave, cìgger’e semìinde.

Negasdè e assassìne.

Le famìgghie tutt’aunìte,

Iève bbèlle chèdda fèste

Le uaggnèdde che le zìte,

Breggessiòn’e ttutt’u rèste,

Pò la “BBanne de chiacùne”

La Meràgghie a le Barìse

Devertève le uaggnùne.

Nge parève u paravìse.

Mò le tìimbe sò cangiàte,

Tutt’è state trascuràte,

Ma cchiù fforte am’a lecquà:

«Vìdua Vìdue ha da ternà».

 
Gigi De Santis

La poesia è stata pubblicata nella rivista: «Rassegna delle Tradizioni Popolari di Puglia, Basilicata e Calabria», Gravina in Puglia (BA), Aprile-Giugno 1994; quotidiano «La Repubblica», Bari 18-10-2001; quotidiano «La Gazzetta del Mezzogiorno», Bari 31-05-2003; «Calannàrie Barèse Dumìle e DDèsce», Gigi De Santis, Edizioni Tirsomedia, Bari 2009; Gigi De Santis, Archivio Centro Studi “Don Dialetto” (1976-2012). 

Per altre poesie sulla “Vìdue Vìdue”

Fare clic su canale <Liriche> categoria <U mmìscke>, sezione <Vìdua Vìdue>.

Foto: «Sipario Teatro Petruzzelli»,  Libro, «Raffaele Armenise», Giuseppe Lucatorto, Schena Editore, Fasano (BR), 1987.

Foto: Copertina, libro «La “Vìdua Vìdue”», Alfredo Giovine, Edizione, «Biblioteca dell’Archivio delle Tradizioni Popolari Baresi», Bari  1965.

Foto: «La Meràgghie, Via Delle Mura», Archivio fototeca,  Nico Tomasicchio,  Bari, 2012.

La Redazione “Don Dialetto.it” - Bari


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Nove masce: Sanda Manne de Sanda Necòle 2012
Inserito il 09 maggio 2012 alle 13:50:00 da Gigi. IT - San Nicola di Bari

 

La «Manna» di San Nicola

La «manna» di San Nicola, che nel passato veniva più comunemente chiamata «oleo», è «un’acqua pura» e trasparente che si forma nella tomba del Santo. Questo fenomeno non è facilmente spiegabile. È assolutamente escluso che sia dovuto ad infiltrazioni di acque dall’esterno, sia per la comprovata impermeabilità dell’alveo in cui si trovano le ossa, sia per i risultati delle analisi fatte nel passato.

Indipendentemente dalle soluzioni che si danno alle varie ipotesi, della spiegazione naturale o soprannaturale del fenomeno, la «manna» è un’autentica reliquia, perché è un liquido rimasto a contatto con le ossa del Santo, e come tale possono esserle riservati il culto e la devozione dovuti alle reliquie dei Santi.

La «manna» scaturiva anche nella tomba della Basilica di Myra subito dopo la morte di San Nicola, come viene attestato dai numerosi biografi e panegiristi, tutti concordi nell’esaltare le taumaturgiche virtù.

Le leggende della traslazione coralmente affermano che l’urna del corpo di San Nicola a Myra era piena di «manna». Dopo la traslazione a Bari il fenomeno continuò incessantemente. È anche ampiamente attestato che i pellegrini venissero a Bari, attratti alla tomba del Santo più dal fatto della «manna» che dalla fama dei miracoli di cui godeva San Nicola.

Nel 1954, a causa dei lavori di restauro in cripta, le sacre ossa furono composte in un’apposita urna ed esposte nella «sala del tesoro», dove rimasero per tre anni alla venerazione dei fedeli. A volte le ossa furono viste imperlate di un certo liquido e il panno di lino, su cui erano poste, fu trovato bagnato. Il panno viene ancora conservato.

Dal 1980 la «manna» viene ufficialmente prelevata ogni anno il 9 maggio, festa della traslazione, dal Rettore della Basilica, alla presenza dell’Arcivescovo di Bari (Delegato Pontificio per la Basilica), delle autorità, del cleero e dei fedeli, a conclusione di una solenne celebrazione religiosa. Il Vescovo poi impartisce la benedizione alla commossa assemblea dei fedeli con l’ampolla contenente il prezioso liquido appena prelevato. I devoti da sempre hanno fatto ricorso al Santo per chiedere la salute del corpo e dello spirito, mediante il pio uso della «manna». Quella che si distribuisce ai fedeli è acqua benedetta con una piccolissima quantità di «manna» pura.

Conservata in bottigliette, viene usata come bevanda oppure per aspergere le parti malate del corpo. Le famiglie baresi, per antica tradizione, la conservano come reliquia in bottiglie istoriate da pittori locali con episodi della vita, miracoli o patronati del Santo. Le bottiglie dipinte, dette comunemente «Vetri di San Nicola» sono molto preziose sia sotto l’aspetto devozionale che culturale-artistico.

Il pio uso della «manna», che è una particolare reliquia di San Nicola, è fonte di speranza e di salute per quanti vi ricorrono con fiducioso abbandono in Dio attraverso la devozione al Santo di Myra. Infatti, le reliquie come i Sacramenti, sono di grande aiuto spirituale ai fedeli che si affidano alla protezione dei Santi cui esse appartengono.

Articolo a cura di padre Cesare Arezzo o.p. Bari ottobre 2005.

Oggi, ore 18:30 nella Cripta della Basilica, dopo la Solenne Concelebrazione Eucaristica presieduta da S. Ecc. Mons. Francesco Cacucci, Arcivescovo di Bari-Bitonto e Delegato Pontificio per la Basilica, ci sarà il prelievo della Manna.

 

Benedètta Sanda Manne,

 Tu nge dà sperànze agguànne,

 Tu nge dà serenetà

 Sì lusce de sta cettà.

 

 Oggn’e iànne, nove masce,

 Te fasce acchià sèmme baggnàte.

 Sanda Manne de Sanda Necòle

 Dà, pasce e amòre addò nge vòle.

Le due quartine in versi liberi in dialetto barese sono di Gigi De Santis.

Foto: «Tomba di San Nicola», Libro, “Bari Vecchia”, a cura di Lino Patruno, Bari 2000.

Foto: «Aureola in oro con pietre preziose inserita nella tomba del Santo», depliant, “Bolletino di San Nicola”, Bari 2005.

Foto: «Prelievo della santa Manna, Rettore, padre Damiano Bova», quotidiano, “La Gazzetta del Mezzogiorno”, Bari 10-05- 2011.

Foto: «Bottiglia della Santa Manna dipinta con la scena del rapimento di Adeodato», Libro, “Bari Vecchia”, a cura di Lino Patruno, Bari 2000.

La Redazione “Don Dialetto.it” - Bari


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Il Dialetto di Bari al Corteo Storico San Nicola del regista Nicola Valenzano
Inserito il 07 maggio 2012 alle 10:13:00 da Gigi. IT - DIALETTO

Ennesimo riconoscimento a

Il Dialetto di Bari

inserito nel programma

Corteo Storico San Nicola

Bari 2012

del regista

Nicola Valenzano

 

 

Nel programma delle manifestazioni «925° Anniversario della Traslazione (1087-2012)», esalta l’ennesimo riconoscimento all’ortografia barese de «Il Dialetto di Bari», inserito nel depliant Corteo Storico San Nicola Bari 2012.

Il regista del Corteo Storico Nicola Valenzano ha  inserito nel depliant insieme alle lingue: italiana, inglese e russa anche la lingua barese.

Un elegante depliant che gli attori del corteo, già dalla mattinata hanno distribuito nel centro storico e nei negozi del quartiere Murat.

Ebbene, siamo orgogliosi di diffondere la notizia della scrittura barese che ha rispecchiato totalmente la grammatica e la sintassi confermando l’uniformità della grafia per un corretto e aggiornato uso del nobile e genuino dialetto di Bari.

Nicola Valenzano, direttore artistico del corteo storico, per la trascrizione in barese si è affidato al nostro Gigi De Santis.

Gigi ha accettato la collaborazione scrivendo con competenza, essendo studioso della grammatica del suo maestro Alfredo Giovine che, grazie al figlio Felice, ha pubblicato nel 2005 il manoscritto del padre compilato sin dal 1964 e intitolato «Il Dialetto di Bari» e non tanti, diversi dialetti baresi.

 Ecco il testo in lingua barese.

Necòle nasscì a Pàtere, provìnge de la Lìcie (iòsce Dèmre), abbàssce o merediòne de la Turchì, da genetùre nòbbele e rricche, a cavàdde du ducìindecinguandacìnghe / cenguandasètte (255-257).

Fu vèscheve de Mìre o tìimbe de Chestandìne (306-337), e se facì canòssce p’u mbègne pastoràle e la bondà granne ca tenève. Le meràghele ca ha ffàtte, n-vìte e dope muèrte, u avònne fatte canòssce e amà, da tutte u munne.

E cci non ganòssce la stòrie de le «trè uaggnèdde» ca Necòle salvò da la malastràte, e nge facì la dote pe ffàlle spesà come DDì comànde.

Purànghe la stòrie ca u vète de calmà na tembbèste pe salvà na nave ca stève a sscì affùnne. Necòle nèste se facì avè nu sacche de prevelègge da Chestandìne, u mberatòre: la gràzzie pe le trè ggiùvene feciàle chendannàte a mmorte e na reduzziòne de le tasse pe la cettà so.

Pegghiò parte o chengìglie de Nicè (325).

Na notìzzie quàse secùre dìsce ca sanda Necòle merì u sè (6) decèmbre trecìindetrèndùne (331), a settandasè (76) iànne.

U nome Necòle, vène do grèche bezandìne ‘Nikolaos’, (da ‘nike’, «vettòrie» e da ‘laos’ «pòbbele») e seggnìfeche «Vengetòre ndra u pòbbele».

Ed ecco il testo in lingua italiana.

Nicola nacque a Pàtara nella provincia di Licia (oggi Demre), punta occidentale meridionale dell’attuale Turchia, da genitori nobili e ricchi, verso gli anni 255-257 dopo Cristo.

Fu vescovo di Myra al tempo dell’imperatore Costantino (306-337), dove si distinse per lo zelo pastorale e le doti di eccezionale bontà. I numerosi miracoli attribuiti alla sua intercessione in vita e in morte ne accreditarono la fama di santità.

Tra carità e miracoli compiuti in vita da Nicola, sono diventati famosi i racconti delle «Tre fanciulle» aiutate dal giovane Nicola salvandole dalla prostituzione.

In un altro racconto lo vede protagonista nel placare una tempesta salvando una nave che stava affondando. Nicola riesce ad ottenere numerose concessioni dall’imperatore Costantino: la grazia per tre giovani ufficiali condannati a morte e una riduzione delle tasse per la sua città.

Nel 325 partecipò al concilio di Nicea.

Una notizia più attendibile racconta che Nicola morì il 6 dicembre 331, all’età di 76 anni. 

Il nome Nicola, deriva dal greco bizantino ‘Nikolaos’, composto da ‘nike’, «vittoria» e da ‘laos’ «popolo, moltitudine» e significa «Vincitore tra il popolo»; in seguito latinizzato in ‘Nicolaus’.

Nel negozio di souvenir/informazioni, a fianco alla Basilica di San Nicola, si possono ritirare altri depliant del Corteo Storico.

Redazione Don Dialetto.it” - Bari


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BARI ILLUSTRATA: L'antico maggio barese: le maggiolate
Inserito il 01 maggio 2012 alle 23:35:00 da Gigi. IT - STORIA

Tradizione scomparsa

Le maggiolate

Antico maggio barese

 

L’antico Maggio barese

La caratteristica della nostra città, che non tutti i baresi sanno, è stata il mese di maggio. Ad esso si è aggiunto, dal 1930, anche settembre, durante il quale si svolge la Fiera del Levante. E se oggi il mese delle rose spalanca le porte dell’effettiva primavera al popolo festante per inneggiare a San Nicola, in passato esso era anche teatro di ben altre manifestazioni popolari, svanite col tempo e che è bene far rivivere agli indaffarati e frettolosi contemporanei.

La prima di esse si svolgeva nell’antica Piazza San Pietro, in Bari vecchia, dove si davano convegno estemporanei poeti dialettali per celebrare il più bel mese dell’anno. A questi facevano allegra corona popolani con cappelli impennacchiati, che agitavano rametti d’albero “cu masce” (rami fioriti) e rami di ciliegio. Alcuni issavano a lunghe pertiche, spighe di frumento e fiori di campo, legati in cima con nastri a colori vivaci, altri sventolavano bandiere con immagini varie.

Si cantava e si danzava al suono “du tammarrìidde” (tamburello) e “de le castaggnòle” (dallo spagnolo castañuela: nacchera). Di queste civili e gioiose tradizioni è testimone preziose il coevo Giacinto Gimma, l’abate che, nel 1727, scriveva fra l’altro: «(…) Nella città di Bari le Maggiolate anche ai nostri tempi si veggono. Sogliono alcuni villani poeti, privi di lettere cantar il Maggio, come essi dicono, nei primi e nei seguenti giorni del mese». L’illustre erudito barese nell’ «Idea della Storia dell’Italia Letterata», prosegue narrando che allegre comitive conducevano coppie di buoi parati a festa, adornati di manti multicolori e con spighe di grano e fiori campestri legati alle corna con nastri variamente colorati. Durante le manifestazioni non mancavano canti augurali per un buon raccolto, seguiti con giubilo da tutto il popolo giacché la campagna e il mare sono sempre state le fonti basilari della sua esistenza. Ma ad attendere i deliziosi tepori di maggio non erano soltanto gli uomini infreddoliti. Ad essi si aggiungeva il sorriso dei fiori a dare il benvenuto al rigeneratore di vita e fra i tanti la loro regina, la rosa, che nell’idioma popolare è colta nel momento dell’appassionata dichiarazione d’amore all’amato: “Dìsce la rose a mmagge / Tu sì u zìte mì / Sò state n’ànne achiùse / E a ttè me vògghie aprì” (Dice la rosa a maggio: Tu sei il mio sposo. Sono stata un anno chiusa e a te solo mi voglio aprire).

 

Ma nella realtà chi sospirava sedotta da insidiosi miraggi si scottava con cocenti delusioni. E con amarezza la rozza musa analfabeta degli antichi vicoli cantò dolente:

So state iànn’e mmìse a curà na rose / Nessciùne avut’ardìre d’alzà na mane / Ha menùte nu frastìire da lendine  / S’ha chegghiùte la rose che ttutt’u rame” (Sono stata anni e mesi a curare una rosa. Nessuno ha mai ardito sfiorarla con una mano. È giunto un forestiero da lontano ed ha colto la mia rosa con tutto il ramo).

Il nostro spirito popolare, pur avendo mantenuto i suoi valori espressivi nei limiti della forma modesta, viene oggi da alcuni ritenuto dissolto, il che non è vero perché la sua anima, l’anima barese, non morirà mai.

Alfredo Giovine

Nota bibliografica: Alfredo Giovine, Libro, «C'era una volta Bari», Edizioni Fratelli Laterza, Bari 1982;  “U Corrìire de BBàre”, Magge 2011, Felice Giovine (Direttore responsabile); Gigi De Santis, Archivio Centro Studi “Don Dialetto” (1976-2012). 

Foto: «Piazza San Pietro», Libro, “Bari belle époque”, Alfredo Giovine, Schena Editore, Fasano (BR) 1989; fototeca «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari (1976-2012).

Foto: «“U masce”», Libro, “Puglia-Terra e mare”, Lorenzo Capone, Capone Editore / Edizioni del Grifo, Cavallino (LE) 2006; fototeca «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari (1976-2012).

e  Foto: «Spighe di grano / Le rose», Libro, “I 120 anni della Camera di Commercio di Bari”, Autori Vari, Unione Tipografica, Bari 2010; fototeca «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari (1976-2012).

Foto: “La rose”, estratta dal  «Manifesto: Maggio di Bari - Gino Boccasile 1951»,  Archivio fototeca, Felice Giovine; fototeca «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari (1976-2012).

Comunicato Promozione «Bari Immagine»

Redazione “Don Dialetto.it” - Bari


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LA GRAMMATICA BARESE "IL DIALETTO DI BARI" scritta da ALFREDO GIOVINE
Inserito il 14 aprile 2012 alle 08:41:00 da Gigi. IT - DIALETTO

 

Accademia della Lingua Barese

Alfredo Giovine

Parlare in dialetto e non saperlo scrivere si pronuncia male.

Scrivere bene in dialetto incominciando a studiare le più elementari nozioni di grammatica ha il potere fascinoso di richiamare attorno a sé non solamente membri di un nucleo familiare, ma la vera identità di un popolo.

Si ritorna alle origini, alla difesa e al recupero della lingua madre.

Il dialetto non è improvvisazione.

È materia di studio e d’insegnamento con giuste regole di grammatica e sintassi.

Non è come si continua a sentire e leggere: «non ha regole scritte come la lingua italiana».

Ecco perché il solo parlato o parlare in dialetto con pubblicazioni che trattano la lingua locale non basta perché se così è, qualsiasi profano, per esempio, acquistando un pennello ed alcuni tubetti di colore potrebbe credere di divenire un serio rivale di Raffaello.

Dopo più di sette anni intensi (16 dicembre 2005), grazie alla preziosa pubblicazione «Il Dialetto di Bari» dello storico, demologo e dialettologo Alfredo Giovine, a cura di Felice Giovine, per le Edizioni Giuseppe Laterza di Bari, lo studio per uniformare e semplificare la scrittura dialettale barese sta ottenendo sempre maggiori consensi. Il volume ha arricchito il patrimonio della “Biblioteca della Cultura Popolare” di Bari e della Puglia dando uno specifico contributo allo studio dell’ortografia barese, mettendo in risalto fonemi e fenomeni propri della parlata di Bari.

Una guida pratica per lo scrittore, per il poeta e per il cultore che scrivono e si dilettano di vernacolo.

Lo studio per una grafia unificata fu completato da don Alfredo sin dal 1964, anticipando di molti anni, la soluzione di alcuni interrogativi su come scrivere in dialetto: adoperando l’alfabeto italiano, eliminando segni diacritici e rispettando le più elementari nozioni di grammatica.

Al figlio Felice, che decise di dare alle stampe il cospicuo dattiloscritto, sollecitato da amici e cultori nonostante alcuni tentennamenti, nel rispetto della volontà paterna, va il nostro grazie, e finalmente abbiamo un testo autorevole, una guida documentata per scrivere e leggere facilmente il nostro dialetto. Prova ne sono, in questi sette anni, non poche pubblicazioni che hanno impostato la grafia riferendosi a quella suggerita da Alfredo Giovine. Sono stati anche promossi corsi di dialetto, incontri scolastici (elementari e medie inferiori), interventi radiotelevisive, manifestazioni culturali con recitazione e letture in dialetto, ma nel rispetto delle regole della grammatica elaborata da don Alfredo.

L’intento del volume «Il Dialetto di Bari», come riporta Felice Giovine nella presentazione, “Due parole del figlio”: «(…) ‘è’ dare uniformità e semplicità alla scrittura barese, suggerendo metodi per renderla più accessibile e comprensibile, fissando alcuni punti importanti non solo morfologici, tra cui:

1) aver aggiornato il suono della ‘ie’ in ‘ìi’ (“gardìidde”, “cìile” invece di “gardiedde”, “ciele”);

2) aver chiarito l’inutile uso della ‘j’, inesistente nell’alfabeto italiano;

3) aver suggerito l’utilizzo di alcuni espedienti grafici, per meglio esprimere la grafia e facilitare la lettura, ecc.».

Il libro è diviso in capitoli: Norme per leggere la parte dialettale, Morfologia, Sintassi, Uso particolare di alcuni nomi. Nel primo capitolo è messa in evidenza l’importanza che ha la vocale ‘etonica ed ‘esemimuta. La ‘i’ e la ‘uprostetiche; fenomeni con la ‘u’; la preposizione ‘a’ e le parole che iniziano con vocale; accentazione tonica; i dittonghi; i fenomeni della ‘n’ e dei gruppi consonantici, i quali hanno suoni propri della parlata barese.

Nel capitolo della morfologia, va posto l’accento del grande lavoro dedicato al «Verbo», e che nessuno studioso aveva mai sviluppato così approfonditamente e con esempi chiarendo diversi dubbi, spiegando le difficoltà che pongono i verbi, quali indicano un’azione, uno stato, una maniera di essere, attraverso le forme attive, passive e riflessive; le coniugazioni, i modi e i tempi con le loro singolari formazioni; i verbi irregolari; ecc.

Vi è anche una sezione dedicata alla «Metrica»: ritmo dei versi, le rime, le figure metriche nella quale è spiegata che la poesia dialettale si serve generalmente del settenario, dell’ottonario e dell’endecasillabo, non disdegnando il sonetto e altre forme a rime baciate, alternate, ecc. Un argomento di sicuro interesse per giovani e non più giovani poeti, ai quali non sfuggiranno alcune regole, fino ad ora ignorati dai più.          

Il volume chiude con indici: “Nomi e luoghi”, “Verbi e voci verbali”, “Glossario barese”, una ricca biografia e bibliografia di Alfredo Giovine e tre liriche in dialetto dedicate alla città di Bari e ai baresi.

Vanno altresì citate le presentazioni del sindaco Michele Emiliano e dell’allora assessore comunale alle culture e religioni Nicola Laforgia, i quali con entusiasmo intervennero per onorare, la figura di don Alfredo Giovine ed esaltare il libro in questione che, a detta del sindaco Emiliano «(…) saprà colmare un vuoto letterario, rendendo fruibile il nostro dialetto che sempre più si impone nel panorama culturale nazionale. La città di Bari, che al suo amatissimo Alfredo Giovine ha dedicato un tratto del lungomare, deve e può ancora molto al suo ricordo e alla sua opera». Mentre Laforgia ha esaltato la nobile figura di Giovine convinto che: «(...) L’opera di Alfredo Giovine si è posta il gravoso ma appassionato compito di mettere ordine in quel ricco e composito patrimonio che è il dialetto barese. Infatti uno strumento espressivo come la lingua scritta ha bisogno di certezze, pur essendo il vernacolo per sua stessa natura flessibile e cangiante. Ciò rende ancor più importante l’opera di sistemazione compiuta, di cui questo testo è frutto felice e fecondo. (…) Alfredo Giovine, con l’esplicito ammonimento a serbarla degnamente, ci lascia un’imponente eredità. Di ciò la nostra comunità gli sarà sempre grata».

Dunque, un volume che non può e non deve mancare nelle case di baresi e no, cultori, studiosi e appassionati di ‘baresità’, perché entra di diritto in quel ricco ‘scrigno’ della Cultura Popolare Barese, e come ha scritto don Alfredo, nel 1964, ancora oggi è una ponderata raccomandazione: «se si parla e si scrive italiano, italianamente, si parli e si scriva barese, baresemente».

 

 

Accademia della Lingua Barese

Alfredo Giovine

Studiosi per Il Dialetto di Bari

 e non tanti, diversi dialetti baresi.  

Gigi De Santis
Centro Studi “Don Dialetto”
(Ricerca e Divulgazione della Cultura Popolare Barese)
 


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Ricordo di don Alfredo Giovine, indimenticabile anima di Bari
Inserito il 01 aprile 2012 alle 19:34:00 da Gigi. IT - Auguri

Alfredo Giovine

Memorabile, Ineguagliabile Cantore di Bari

1907 - 2 aprile2012

Storico, musicografo, demologo, dialettologo, poeta popolare.

Custode e Divulgatore delle Tradizioni e della Cultura Popolare Barese e Civiltà Musicale Pugliese

BBare la zìta mè

 

U-amòre mì sì TTu.

Ì pènze sèmb’a TTè

BBare du core mì 

Tu sì la zìta mè      

 

E qquànn’arrìve magge

Ì sènghe attùrn’a mmè

Ca l’àrie, mare e rrose

Addòrene de Tè.

(...) Chi non conosce l’amore dei Napoletani per la loro Napoli? Ma l’opera di folkloristica barese e questa nuova testimonianza di baresità mi fanno dire all’indirizzo di Alfredo Giovine, che molti Napoletani messi insieme, non superano in intensa e in trasporto l'amore che il Giovine nutre con così inestinguibile fiamma per quella Bari della quale tant’è invaghito, da chiamarla costantemente la “Zìta mè”  - la sposa mia.

Francesco Babudri (1963)

Viatrìsce

(Penzànn’a «Beatrice» de Dand’Aleghìire)

 

La fata mè iè onèste e aggrazziàte,

Accòme parle e qquànne te salùte.

Pare ca da n-gìile av’asscennùte,

Pe ddìsce ddà ssuse ce ccose stà.

 

Addòre sana sane d’ària nètte.

De case iè ffèmmena chendeggnòse.

Iè ssop’o munne la cchiù bbèlla cose,

Ca nu meràgue grèsse arrìv’a ffà.

 

Sènza malìzzie, iè ffate d’amòre,

Nate da na palòmme e da nu ffiòre.

Quànne la vìte e la sìinde parlà,

O paravìse te pare de stà.

 

M’ha dditte Giòtte: «Paròle d’onòre,

De Sande Luche iè u capelavòre».

 
Alfredo Giovine

  

Per riconoscenza e ricordarlo negli anni, la Giunta Municipale, il 29 giugno 2000 con delibera n° 779 gli ha dedicato il tratto terminale dell’attuale Strada Adriatica che si sviluppa dopo il complesso balneare ‘Il Trullo’ finendo all’altezza dell’ex ‘Camping San Giorgio’. 

La mattina del 24 marzo 2001 c’è stata l’inaugurazione della nuova denominazione stradale Via Alfredo Giovine (demologo 1907-1995).

Servì Bari, senza servirsene


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ACCADEMIA della LINGUA BARESE "ALFREDO GIOVINE"
Inserito il 26 gennaio 2012 alle 13:02:00 da Gigi. IT - DIALETTO

Accademia della Lingua Barese

«Alfredo Giovine»

Presso la redazione de “U Corrìire de BBàre”, si è costituita l’Accademia della Lingua Barese «Alfredo Giovine». Ne sono promotori Felice Giovine, Rino Bizzarro, Gigi De Santis, Gianni Serena.

Essa si propone:

1) promuovere azioni efficaci rivolte alla difesa e diffusione della lingua barese nella sua genuinità e ortodossia, nei dettami e nelle regole indicate da Alfredo Giovine nella sua grammatica «Il Dialetto di Bari», edito nel 2005 da Giuseppe Laterza.

2) promuovere corsi e letture di lingua barese per studiosi e appassionati, interessati all’acquisizione, conservazione, salvaguardia e valorizzazione della parlata barese.

3) contrastare manomissioni e inquinamenti nella lingua, nella grafia e nelle regole grammaticali.

4) realizzare un vocabolario completo e condiviso di termini tipici baresi, con etimologie e relative locuzioni e modi di dire.

Comunicato stampa

Redazione: U Corrìire de BBàre 


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Dialetto di Bari: "Nguàcchie Nguacchiàte..." È bene che si sappia!
Inserito il 13 ottobre 2011 alle 06:01:00 da Gigi. IT - DIALETTO

Egregi,

Direttori di quotidiani e periodici di Bari e Provincia.

Promotori dei siti web della città e provincia di Bari.

Storici, poeti, scrittori, demologi, dialettologi, drammaturghi, cultori, appassionati, curiosi della Baresità.

Signore e signori, affezionati e nuovi iscritti, navigatori occasionali del presente portale.

Con stupore e tristezza diffondiamo un gravissimo episodio riguardante la cultura popolare barese.

È bene che si sappia!

Siamo decisamente contro qualsiasi pubblicazione che scopiazza notizie storiche, folcloristiche e grammaticali baresi.

Siamo rimasti attoniti che un libro dichiarato “barese”, il che è tutto dire,  è stato presentato nell’aula magna dell’Università degli Studi di Bari, alla presenza dell’ignaro magnifico rettore Corrado Petrocelli.

Si sappia in giro!

Il cosiddetto libro contiene scritti (omettendo le fonti: leggi plagio) di Saverio La Sorsa, Alfredo Giovine, Nicola Mascellaro, Gigi De Santis, ecc. ecc.

Ricco di errori madornali ignorando le più elementari e semplici regole, per come scrivere correttamente il dialetto di Bari.

Manipolazioni di poesie di poeti classici e contemporanei sono state alterate, metrica e grafia dialettale. Le liriche di più autori  addirittura, integralmente stravolte. 

Scopiazzati proverbi, modi di dire e indovinelli, di quest’ultimi affermando che sono inediti, (invece sono stati pubblicati, sin dal 1963, in «Sessantotto Indovinelli Baresi» di Alfredo Giovine, ristampato nel 1981, per le Edizioni F.lli Laterza di Bari e nel 1986, dal Centro Studi Baresi di Felice Giovine).

Notizie e date storiche inesatte, come la ricorrenza de “La Vìdua Vìdue” e la costituzione del «Borgo Murattiano», e non solo.

Il nostro sito è molto attento e critico nei confronti di simili pubblicazioni che sviliscono l’autentica baresità, e vigila costantemente per tutelare e diffondere la vera identità della cultura popolare e no barese. S’intervenga con decisione e competenza nel difendere e denunciare, con ogni mezzo, tali pubblicazioni che disorientano i lettori, ignorando volutamente:

1) Il corretto uso della scrittura dialettale (e sue precise regole di grammatica).

2) Il rispetto delle opere di poeti antichi e contemporanei, senza stravolgerne la grafia adoperata.

3) Date e notizie storiche documentate con studi approfonditi, dando la giusta dignità al nostro patrimonio culturale.

Auspichiamo che, nel mondo dell’Università degli Studi e in ambienti culturali della città di Bari, si dia degna considerazione e rispetto alla Baresità pura (Storia-Dialetto-Folclore).

I dettagli e gli approfondimenti sono illustrati nei canali:

1) «Dialetto», categoria “Dialetto barese: Errori dialettali Pestrìgghie pestregghiàte”, articoli <Critiche Severissime>, <Pestrìgghie pestregghiàte (Critiche Severissime)>  

e

<Dialetto barese: Nguàcchie Nguacchiàte (Critiche Severissime)>
 
2) «Folclore», categoria “Decève tagrànne che mammarànne”, articoli <Decève Vastiàne posa piàne>, <Decève la sroche a la nore>

e

categoria “A ccì appartìine (soprannomi)”, articolo <Le sopanòme (4)>
 

3) «Personaggi», categoria “Le puète”, articoli <Giuseppe Romito> e <Giovanni Lotito>).

Il Dialetto è impegno, coerenza,

approfondimento, uniformità.

 È materia di studio e d’insegnamento.

 

 La Redazione “Don Dialetto.it” - Bari


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CULTURA e DIALETTO BARESE
Inserito il 26 giugno 2011 alle 07:54:00 da Gigi. IT - DIALETTO

Comitato Difesa Baresità

Ogni componente, anche individualmente, si impegna, in qualunque luogo, occasione e con ogni mezzo, ad intervenire, contrastando, riprendendo, correggendo affermazioni false e inquinanti, mistificazioni, banalizzazioni, da chiunque provengano, tendenti a distorcere, diffondere inesattezze e travisare la storia, la cultura, la lingua e le tradizioni di Bari e della sua Terra. L’invito ad Aderire è indirizzato a chiunque si riconosca e condivida gli scopi che il Comitato si prefigge, compresa l’uniformità della grafia dialettale.

Campagna di Sensibilizzazione a cura dei siti web:

www.centrostudibaresi.it (Felice Giovine)

www.dondialetto.it (Gigi De Santis)

Conoscere il dialetto è possedere lo strumento per capire il mondo da cui siamo venuti e in cui siamo ancora immersi, non per limitare il nostro orizzonte, ma, al contrario, per collocare i fatti della nostra storia particolare nel quadro più ampio della storia e della cultura nazionale ed europea che è fatta di tanti contributi particolari che lentamente si sono aggregati e stanno ancora aggregandosi.

(Tullio De Mauro / Mario Lodi: “Lingua e dialetti”)

...Importante la scrittura in dialetto per le scuole che risponde alla necessità di utilizzare il dialetto per insegnare l’italiano, come sottolinea il barnabìta veronese Antonio Cesari (1810-1879).

(Carla Marcato, libro: “Dialetto, dialetti e italiano” Edizione il Mulino, Bologna, 2007)

“Ci non ganòssce a BBare le cose de stu paìse, cchiù de le frastìire, sò pròbbie le barìse”

(Chi non conosce a Bari le cose di questo paese, più dei forestieri, sono propri i baresi)

(Alfredo e Felice Giovine, libro: “Il Dialetto di Bari” Edizioni Giuseppe Laterza, Bari, 2005)

Foto: «Bari, Piazza del Ferrarese: Porta di Mare», fototeca, «Archivio Centro Studi “Don Dialetto”», Gigi De Santis, Bari (1976-2010)

La Redazione “Don Dialetto.it” - Bari

Il Dialetto è impegno, coerenza,

approfondimento, uniformità.

 È materia di studio e d’insegnamento.

(Gigi De Santis, libro: “Core de BBare” (antologia della Poesia Dialettale Barese) WIP Edizioni, Bari, 2009 - 2ª edizione)


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